È stato rinviato al 3 giugno il processo “Giù le mani”, che si sarebbe dovuto aprire oggi, 6 maggio, dinanzi al Tribunale di Foggia. L’assenza dei legali, impegnati nell’astensione proclamata a livello nazionale dall’Unione Camere Penali contro il decreto sicurezza del Governo, ha determinato lo slittamento dell’udienza d’esordio. Uno sciopero motivato dalla denuncia di “sproporzionati aumenti di pena, nuove fattispecie di reato inutili e ostacoli alle misure alternative alla detenzione”, che – secondo i penalisti – aggraverà il sovraffollamento carcerario e criminalizzerà il dissenso.
Nove imputati e accuse pesanti
Il procedimento riguarda nove imputati, tra cui l’ex sindaco di Manfredonia Giovanni Rotice, il fratello Michele, l’ex assessore Angelo Salvemini, l’ex segretaria comunale Giuliana Galantino, Michele Fatone e suo figlio Raffaele, ex dipendenti dell’Ase, e due membri della famiglia Romito, Michele e sua sorella Grazia.
L’impianto accusatorio – articolato in 14 capi d’imputazione – è complesso e comprende concussione, tentata concussione, peculato, voto di scambio, corruzione, falso, stalking, lesioni personali, violenza privata e tentata violenza privata. A sostenere l’accusa sono i pm Roberto Galli e Giuseppe Mongelli della Procura di Foggia.
Quasi 300 testimoni e un’aula sotto pressione
Nei faldoni già depositati in cancelleria figurano quasi 300 testimoni tra accusa e difese. La sola procura ha chiesto l’ammissione di 43 testi, tra cui 14 dipendenti Ase, 5 impiegati e dirigenti comunali, 9 parti offese, 10 tra finanzieri e poliziotti che condussero le indagini e 4 consulenti fonici. Dovranno riferire su querele, intercettazioni, attività di polizia giudiziaria e dichiarazioni rese durante le indagini.
Le difese dell’ex sindaco Rotice e del fratello Michele, accusati di voto di scambio in concorso con Michele Romito, hanno indicato sei testimoni per provare che Gianni Rotice non fece alcuna promessa elettorale, ma fu anzi tra i promotori dello smantellamento del ristorante abusivo “Guarda che Luna” di Romito, poi effettivamente demolito.
Romito, Salvemini e le accuse di concussione
La difesa di Michele Romito, coinvolto in un’ipotesi di tentata concussione insieme a Salvemini, ha presentato una lista testi monstre di 123 nomi, tra cui l’ex prefetto Maurizio Valiante, l’ex sindaco Angelo Riccardi, l’ex presidente dell’Autorità portuale Ugo Patroni Griffi, oltre a decine di amministratori, dirigenti e investigatori.
I difensori di Salvemini hanno indicato 63 testimoni, tra cui 15 dirigenti municipali, 8 vigili urbani e 4 ex assessori. L’ex assessore ai lavori pubblici è accusato, oltre che di tentata concussione, anche di falso e corruzione, in concorso con altri imputati.
Ase al centro delle accuse
Ecco poi Michele Fatone detto “Racastill”, ex dipendente dell’azienda dei rifiuti Ase, su cui gravano ben 10 capi d’imputazione, tra cui tre concussioni, tre peculati, lesioni, stalking e violenza privata ai danni di colleghi e di un dirigente dell’azienda. I suoi legali hanno depositato una lista di 34 testimoni. A questi si aggiungono i 20 testi della difesa di Grazia Romito, i 7 indicati per la Galantino, e i testi proposti per Luigi Rotolo.
Il caso del difensore-testimone
Curiosa la posizione dell’avvocato Pietro Schiavone, legale di Michele e Grazia Romito, che figura anche come testimone a discarico del primo, per riferire su un incontro tra l’imputato e un altro avvocato.
Con questo complesso quadro accusatorio e l’enorme mole di testimoni, il processo si preannuncia lungo e articolato. La prossima udienza, fissata per il 3 giugno, dovrà affrontare le prime questioni preliminari, compresa l’ammissione delle liste testi da parte del collegio giudicante.










