La procura di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex assessora regionale ai Trasporti Anita Maurodinoia, esponente di punta del Partito Democratico pugliese, e per il marito Alessandro Cataldo “Sandrino”, nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta compravendita di voti alle elezioni comunali di Grumo Appula nel 2020 e di Triggiano nel 2021. Con loro, altre 16 persone rischiano il processo: l’udienza preliminare è stata fissata per il 3 luglio davanti al gup Susanna De Felice.
A riportarlo è La Gazzetta del Mezzogiorno, che ricostruisce il quadro emerso dalle indagini coordinate dai pm Claudio Pinto e Savina Toscani. Secondo l’accusa, sarebbe stata costituita una vera e propria associazione per delinquere operante in occasione delle regionali 2020, capace di agire contemporaneamente sulle consultazioni comunali e regionali, con schede elettorali controllate e pacchetti di voti pagati 50 euro o scambiati con promesse di lavoro.
La “schedatura degli elettori” e il metodo scientifico
La figura centrale del presunto sistema di scambio sarebbe Cataldo, ritenuto dagli inquirenti il regista di una macchina ben oliata: secondo quanto emerso dagli atti, avrebbe mantenuto rapporti con “elettori compiacenti” e gestito le dinamiche operative di campagna, schedando sistematicamente gli elettori per assicurarsi il loro voto.
La consultazione amministrativa di Grumo del 2020, che si è svolta in contemporanea con le regionali, avrebbe così favorito anche la corsa della Maurodinoia, candidata del Pd poi eletta con un alto numero di preferenze e successivamente nominata assessora regionale. La procura sostiene che la presenza della Maurodinoia, sebbene non direttamente coinvolta nelle trattative, fosse parte integrante del sistema, avendo delegato il marito ad agire in sua vece.
L’inchiesta, gli arresti e il terremoto politico
Le indagini hanno preso le mosse dalle dichiarazioni di Armando De Francesco, ex collaboratore di Cataldo, e si sono estese anche alle comunali di Triggiano del 2021. Qui, sempre secondo l’accusa, sarebbero stati favoriti Antonio Donatelli, allora sindaco (oggi difeso dagli avvocati Geppe Modesti e Andrea Moreno), e altri candidati, tra cui Nicola Lella e Giuseppe Fiore, con la stessa logica: comprare consensi, manipolare risultati.
Il 4 aprile 2024, in piena campagna per le amministrative di Bari, scattarono gli arresti domiciliari per Cataldo, Donatelli e altre sei persone. A seguire, le perquisizioni portarono il Pd a chiedere le dimissioni dell’assessora regionale e l’uscita di Maurodinoia dal gruppo consiliare.
L’ex assessora, difesa dagli avvocati Mario Malcangi e Vittorio Manes, si è sempre dichiarata estranea alla presunta rete illecita, affermando di non aver partecipato in alcun modo alle attività contestate.
La rinascita di Cataldo e il ritorno in campo
Dopo lo scioglimento del movimento Sud al Centro, fondato da Cataldo, i suoi fedelissimi hanno dato vita a VeroCentro, che si prepara a scendere in campo alle prossime elezioni regionali. Intanto, in una mossa che ha attirato l’attenzione politica e mediatica, Cataldo ha annunciato la sua candidatura al Consiglio comunale di Triggiano nella lista a sostegno di Onofrio D’Alesio, candidato sindaco per il centrodestra.
“Il mio impegno politico proseguirà – ha dichiarato –. La campagna denigratoria avviata nei miei confronti ha sortito l’effetto contrario: mi ha spinto a tornare in campo con ancora maggiore determinazione”.
Nel frattempo, la giustizia fa il suo corso. E l’udienza preliminare del 3 luglio rischia di diventare il prologo giudiziario della campagna elettorale per le Regionali d’autunno, con sullo sfondo uno dei casi politico-giudiziari più delicati degli ultimi anni in Puglia.












