A dieci anni dall’esplosione che costò la vita al giovane calciatore Domenico Martimucci, emergono nuovi sviluppi nelle indagini. I carabinieri del Comando Provinciale di Bari, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, hanno eseguito due misure cautelari nei confronti di altrettanti indagati, accusati di omicidio volontario, tentato omicidio plurimo e detenzione di materiale esplosivo, con l’aggravante del metodo mafioso.
L’attentato e le indagini
Era il 5 marzo 2015 quando un ordigno esplosivo venne fatto detonare all’interno del circolo ricreativo Green di Altamura, provocando la morte di Domenico Martimucci, all’epoca 26enne, estraneo agli ambienti criminali e vittima innocente di mafia. L’attacco si inseriva nel contesto di una guerra tra clan locali, e già nei mesi scorsi la giustizia aveva individuato e condannato in via definitiva i mandanti e gli esecutori materiali dell’attentato.
Ora, grazie alle nuove dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, il cerchio si stringe su due ulteriori figure ritenute coinvolte nella strage. Secondo la ricostruzione della DDA di Bari, uno degli arrestati avrebbe avuto il ruolo di coordinatore dell’attacco, mentre l’altro avrebbe fornito l’esplosivo utilizzato per confezionare la bomba.
Due arresti a ridosso del decennale
Le prove raccolte dagli investigatori sono state ritenute sufficienti dal gip del Tribunale di Bari, che ha disposto l’esecuzione delle misure cautelari a pochi giorni dal decennale della strage. Uno degli indagati è stato condotto in carcere, mentre l’altro si trova agli arresti domiciliari.
Il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari, e nei prossimi giorni gli arrestati saranno sottoposti all’interrogatorio di garanzia. La loro eventuale colpevolezza dovrà essere accertata in sede processuale, nel pieno contraddittorio tra le parti.










