Quando si parla di Puglia, il pensiero corre subito alle sue spiagge cristalline e agli uliveti secolari. Tuttavia, c’è un volto meno noto di questa regione che merita attenzione: quello del rischio sismico, una minaccia che si concentra in alcune aree specifiche, come i Monti Dauni, crocevia di geologia attiva e fragilità territoriale.
La provincia di Foggia, e in particolare i Monti Dauni, rappresentano una delle zone a maggior rischio sismico della regione. Comuni come San Marco la Catola, Bovino e Accadia sono considerati particolarmente vulnerabili, a causa della vicinanza alla faglia appenninica e alla complessa conformazione geologica del territorio. A differenza di altre aree pugliesi, dove la sismicità è bassa, i Monti Dauni emergono come un punto nevralgico per la prevenzione e il monitoraggio.
La Regione Puglia, consapevole delle sfide poste da questa fragilità, si è dotata del primo Osservatorio Georischi in Italia, gestito dall’Asset (Agenzia regionale Strategica per lo Sviluppo Ecosostenibile del Territorio). L’iniziativa rappresenta un passo fondamentale per rafforzare la pianificazione degli interventi e promuovere una prevenzione efficace, essenziale per proteggere le comunità locali.
Come riportato dalla Gazzetta del Mezzogiorno, Pierfrancesco Dellino, vulcanologo e docente di Geochimica presso l’Università di Bari, sottolinea l’importanza di un approccio integrato. “Viviamo in una società complessa, con infrastrutture fragili e rischi naturali amplificati dai cambiamenti climatici. I Monti Dauni, come il Gargano, sono aree dove il rischio sismico può manifestarsi con intensità devastanti, nonostante la bassa frequenza degli eventi”.
Tra le innovazioni più significative, il progetto RETURN, finanziato con 120 milioni di euro attraverso il PNRR, mira a creare reti di monitoraggio avanzate per rischi sismici e idrogeologici. Coordinato in parte dall’Università di Bari, RETURN punta a sviluppare strumenti e soluzioni per migliorare la resilienza del territorio. Tuttavia, il professor Dellino evidenzia una criticità strutturale: “In Italia mancano coordinamento e visione strategica. Abbiamo molte strutture che lavorano in parallelo, ma serve un sistema integrato che metta insieme dati e competenze”.
L’importanza del coinvolgimento locale è cruciale, soprattutto per i piccoli comuni dei Monti Dauni, spesso privi di risorse e competenze tecniche adeguate. “Il primo presidio di protezione civile è il sindaco, ma nei piccoli centri manca spesso la formazione necessaria. È fondamentale investire nella preparazione dei decisori politici e nella sensibilizzazione delle comunità locali”, sottolinea Dellino.
Guardando al futuro, il progetto RETURN potrebbe diventare un modello per superare la frammentazione delle competenze e rendere la Puglia più resiliente. Se supportato da fondi adeguati e una strategia condivisa, potrà rappresentare un esempio virtuoso per l’intero Paese, contribuendo a tutelare territori fragili come i Monti Dauni e garantire una gestione sostenibile dei rischi naturali.











