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Home - Addio “Ibra”, presenza gentile che non ha trovato una rete. “Sua morte ci faccia riflettere sul livello di politiche sociali della città”

Addio “Ibra”, presenza gentile che non ha trovato una rete. “Sua morte ci faccia riflettere sul livello di politiche sociali della città”

Di Antonella Soccio
22 Novembre 2021
in Cronaca
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In tanti lo ricordano per la sua andatura ciondolante, per il suo eloquio misterioso, in un delirio gentile. È morto Ibra, noto clochard di Foggia. Il pensiero dell’associazione “Fratelli della Stazione” è carico di commozione. Eccolo

Se n’è andato anche Ibra, come era conosciuto da molti nella città di Foggia. Se n’è andato dopo un lungo cammino di dolore e solitudine, carico di disagio, di fragilità a cui nessuno o quasi è riuscito a dare una risposta. Ad aiutarlo realmente. Negli ultimi tempi dormiva in un angolo della stazione o nei pressi dello scalo ferroviario. Sempre più solo, più svuotato, più sofferente. Perché la vita di strada ad Ibra lo aveva segnato profondamente. E tanto. Ed alcuni eccessi lo hanno lentamente portato a non essere più lui, a smarrire quel sorriso che in tutti questi anni era comunque riuscito a donare a noi volontari, ma anche a quanti hanno incrociato il suo cammino.

Ha sofferto Ibra. Ha sofferto molto. E non siamo stati in grado di trovare una risposta di accoglienza adatta al suo caso. La “rete” dell’accoglienza ha fallito anche in questo caso. Anche perché sicuramente aveva bisogno di cure adeguate, di un ricovero di lunga degenza adatto al suo caso. E’ stato anche visitato in strada, in stazione, dal dottor Antonio Scopelliti, per provare a lenire le sue sofferenze. Ma la difficoltà di garantire un’assistenza sanitaria adeguata alle persone senza dimora, si è fatta sentire anche stavolta, risucchiando la vita di Ibra, che di anni ne aveva solo 43. Veniva dal Marocco. Viveva qui a Foggia da tanti anni. Alcuni di noi lo conoscevano da più di 15 anni. Qualcosa nel suo viaggio migratorio non è andata come lui sperava. Di qui, la necessità di attaccarsi a qualcosa, di provare a disorientare il disagio con qualcosa che non fa bene alla salute.

Ora è in cammino Ibra e forse avrà ritrovato anche il sorriso che, nelle serate in cui stava bene, restituiva a chi si avvicinava a lui per offrirgli un po’ di latte, di biscotti, di chiacchierate vere.
È una nuova vittima, l’ennesima che viene dal mondo dei senza dimora, che dovrebbe farci riflettere sul livello di politiche sociali, socio-sanitari e di accoglienza che abbiamo attuato in questa città.
Un altro nome ed un’altra storia che si unisce al lungo elenco di donne e uomini morti in questi anni. Sempre con la sottile speranza che poi cambi qualcosa, che si smuova qualcosa. Ma di fatto – purtroppo – resta tutto così tristemente uguale.
Buon cammino Ibra e salutaci Marian, Giovanna, Mario, Eduard e tutti gli altri che non siamo stati capaci di aiutare.

Tags: FoggiaFratelli della StazioneIbra
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