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Home - “Bulli non si nasce, ma si diventa”, i Genitori per Foggia (pochini) si riuniscono. “La rete insegna l’inutilità dei sacrifici e della gavetta”

“Bulli non si nasce, ma si diventa”, i Genitori per Foggia (pochini) si riuniscono. “La rete insegna l’inutilità dei sacrifici e della gavetta”

Di Antonella Soccio
3 Dicembre 2019
in Cultura&Società, Immediato TV
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Messi insieme i giovani adolescenti sono “una energia negativa liquida”, la cui aggressività va canalizzata, ad esempio in laboratori teatrali. Dall’onnipotenza della rete ai genitori infallibili, che non si fidano delle reti amicali. Tanti gli spunti che qualche decina di genitori ha assorbito al dialogo/incontro “Il Gruppo dei pari”, organizzato dal Comitato Genitori per Foggia e tenuto dalla sociologa Luisa Rendinella, che ha avuto luogo nel pomeriggio di ieri presso la Sala Farina.

“Accanto alle agenzie educative della scuola e della famiglia, esiste oggi un terzo educatore: la rete”, ha spiegato Rendinella, che ha invitato ad allenare il senso critico dei più giovani.

“Un tempo era difficile connettersi quando si era in strada, in giro con gli amici, perché il pc era pesante. Con gli smartphone, invece, il non-luogo rappresentato da Internet è sempre con noi, con conseguenze importanti per i nostri figli. Il virtuale invade le nostre vite, ed è il fenomeno più rilevante del millennio”

A parere della sociologa, lungi dalla demonizzazione della tecnologia, la rete insegna l’inutilità dei sacrifici e della gavetta. Ed il riferimento è rivolto in particolar modo agli youtuber, nuove icone dagli infiniti follower che, a costo zero e con un po’ di fortuna, riescono ad ottenere successo e denaro.

Le dinamiche social hanno invaso il quotidiano e sono diventate stili di vita, ma nessuno può più farne a meno. “Bulli non si nasce ma si diventa. Nella gang i ragazzi scaricano rabbia, frustrazione, paura. La gang dà la sensazione della forza. Il gruppo dei pari (i coetanei) è, come ogni gruppo, un corpo unico e rappresenta il primo terreno di sperimentazione in cui tutto è concesso”, ha affermato Rendinella. “Gli adolescenti ne hanno bisogno e vivono sulla propria pelle il terrore dell’esclusione: un fatto che li porta a compiere azioni che talvolta non condividono”.

La sociologa ha discusso di malessere adolescenziale e di gruppi patologici. Ha illustrato le dinamiche del bullismo e i differenti gradi di devianza, la criminalità minorile e le classi ad obbligo formativo. Ha poi analizzato il branco, che si rafforza in base al numero dei misfatti commessi e i riti di iniziazione indispensabili all’accesso in compagnie chiuse. Terminando con l’invito alle famiglie a non svolgere il ruolo di spazzaneve, perché è quanto mai importante rendere autonomi i propri figli, recuperando il senso di comunità sociale.

Tra gli interventi, prezioso è stato quello dell’assessore alla pubblica istruzione, Claudia Lioia, che ha condiviso particolari della sua esperienza genitoriale e ricordato il progetto dal nome “Metodologia Pedagogia dei Genitori”, condotto in rete con diverse scuole, tra cui il Liceo Carolina Poerio, di cui era presente la dirigente Enza Caldarella. Un progetto portato avanti con l’università e il provveditorato, promosso dall’associazione Alfa beta, a cui l’assessorato alla Pubblica istruzione offre il partenariato.

Sul carico di responsabilità consegnato alla rete, rilevante è stato l’intervento di Mariolina Goduto, dirigente della Pascoli Santa Chiara. “La rete non è colpevole da sola”, ha detto. “Siamo noi che l’abbiamo utilizzata per esibirci. Siamo stati noi i primi a diffondere un messaggio che hanno ereditato le giovani generazioni. Ci siamo sganciati da una certa spiritualità, dai valori dell’etica e dell’estetica. Io credo che la rete l’abbiamo prodotta a nostra immagine e somiglianza, e ora ne paghiamo e le conseguenze. Noi adulti siamo stati branco per primi: abbiamo ricercato un modo di vestirci: la firma. La mia generazione è stata la prima a vestirsi non per coprirsi ma per esibire il marchio. Abbiamo comunicato implicitamente ai nostri figli il valore dell’oggetto. Quindi o facciamo un passo indietro, recuperando valori della spiritualità, o non ne usciamo. È arrivato il momento di assumerci piena responsabilità. Io credo che possiamo cambiare, ricominciando ad occuparci degli altri”.

Quello dello scorso 2 dicembre, è stato il primo di quattro incontri organizzati dal Comitato genitori per Foggia, che si terranno una volta al mese. A seguire, quindi, gli interventi dell’ex direttore del Sert e attuale direttore dell’istituto Life counselor, Giuseppe Mammana, e di Maristella Mazza psicoterapeuta. Gli incontri, organizzati dal Comitato genitori per Foggia, sono potenzialmente divulgabili in ogni luogo della città, fanno sapere i genitori.

Tags: baby gangbulliBullismoComitato genitoriFoggiaGenitoriLuisa Rendinella
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