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Home - Manfredonia, presunti “patti” non rispettati nonostante il sostegno elettorale. La frase: “Il Comune non ti farà niente”

Manfredonia, presunti “patti” non rispettati nonostante il sostegno elettorale. La frase: “Il Comune non ti farà niente”

Michele Romito in una intercettazione: "Rotice mi ha dato la mano, mi ha detto 'se tu riesci con l'interdittiva, tu da me.. il Comune non ti farà niente'"

Di Francesco Pesante
10 Marzo 2024
in Inchieste
Il ristorante "Guarda che Luna"

Il ristorante "Guarda che Luna"

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AManfredonia lo scioglimento per mafia del 2019 non avrebbe sortito gli effetti sperati. Le carte dell’inchiesta “Giù le mani”, 190 pagine di ordinanza cautelare, fa riferimento a presunti accordi assunti durante la campagna elettorale del 2021 tra Michele Romito, arrestato nelle scorse ore, e Gianni Rotice, candidato sindaco vincitore delle Comunali, ma recentemente decaduto dopo una disastrosa esperienza amministrativa.

Nelle carte si legge che Romito avrebbe più volte rappresentato all’ex assessore ai Lavori Pubblici, Angelo Salvemini, quest’ultimo finito ai domiciliari, il “mancato rispetto degli accordi precedentemente assunti in campagna elettorale sulla permanenza della struttura Guarda che Luna”. La vicenda ruota proprio intorno al ristorante sul lungomare di Manfredonia, rimosso dopo una lunga battaglia legale. Secondo l’impianto accusatorio, Salvemini si sarebbe speso, invano, per evitare lo smontaggio del locale.

Nell’ordinanza della gip Eronia spunta una conversazione durante la quale Romito anticipò a Salvemini cosa avrebbe detto al nipote di Rotice: “Che ti devo dire che io devo avere ancora rispetto di tuo zio e di tutti quelli che stanno intorno intorno, ve lo potete dimenticare e togliete la parola dalla bocca che tuo zio (Rotice) ha.. ha sentito la Magistratura ha sentito questo, tuo zio ha sentito il cuore suo per mettersi contro a me e basta, per difendersi lui, per difendersi lui. Glielo dico bello chiaro chiaro chiaro perché tu a tuo zio non lo conosci, tuo zio mi ha dato la mano vicino a tuo zio (Michele Rotice detto Lino, fratello dell’ex sindaco), mi ha dato la mano, mi ha detto ‘se tu riesci con l’interdittiva, tu da me.. il Comune non ti farà niente’. Il segretario generale Galantino mi ha dato ragione, Di Tullo (dirigente comunale, ndr) mi ha dato ragione, la Sovrintendenza mi ha dato ragione, tutti quanti mi hanno dato ragione”. A parere di Romito “erano tutti delinquenti, corrotti – si legge sempre nell’ordinanza -, ce l’avevano con lui, che si facevano gestire dal prefetto”.

Altri elementi gli fornì agli inquirenti Michelangelo Basta, padre dell’ex vicesindaco Giuseppe. Ecco cosa diceva di Rotice: “Romito sostiene che non ha le palle, sostiene che è manovrato dal prefetto, sostiene che, per evitare che il prefetto faccia l’interdittiva antimafia alle sue aziende, si mette e fa tutto quello che dice il prefetto. Dice (Romito, ndr) che sta subendo una persecuzione vera e propria, che lui sta tutto a posto, invece si stanno accanendo solo contro il cognome, verso la sua famiglia, che stanno uccidendo i figli“. Michele Romito è infatti il fratello maggiore di una famiglia molto nota, i suoi fratelli Franco e Mario Luciano Romito vennero uccisi nell’ambito della guerra con i montanari Li Bergolis. Franco ammazzato con il suo autista nel 2009 a Siponto, Mario Luciano tra le quattro vittime della strage di San Marco in Lamis del 2017.

Il rancore di Romito verso i presunti patti in campagna elettorale non rispettati emerge anche da un’altra intercettazione: “Non venisse più niente… manco più i fratelli (di Rotice, ndr)… non voglio più nessuno davanti agli occhi… nessuno più voglio vedere davanti ai miei occhi”. Sia Romito che Salvemini pensavano anche che Rotice fosse davvero poco strutturato e preparato per rivestire l’incarico da sindaco: “La fortuna della vita sua è che il padre gli ha lasciato i soldi”, la frase eloquente dell’ex assessore, il più suffragato alle Comunali 2021.

“Nel corso dello conversazioni tra Romito e Salvemini – è scritto sempre nell’ordinanza – il primo gli palesava, inoltre, le sue rimostranze nei confronti dei fratelli Rotice (Giovanni e Michele) affinché l’assessore se ne facesse portatore, poiché il sindaco si era mostrato poco collaborativo nonostante il sostegno elettorale profuso dal Romito nei suoi confronti“. A giugno Manfredonia tornerà al voto per eleggere i nuovi amministratori. Avrà imparato la lezione dopo l’ennesimo scandalo giudiziario? Staremo a vedere.

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Tags: Manfredonia
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