A chi spetta rimuovere i rifiuti illecitamente abbandonati su un fondo agricolo privato? Su chi grava l’onere economico ove, all’esito dello sversamento, si accerti l’esigenza di bonificare il terreno?
L’Ufficio Legislativo della CIA, Agricoltori Italiani di Puglia, diretto dal giurista foggiano Massimo Fragassi, è partito da questi interrogativi per redigere le “Linee Guida sui procedimenti amministrativi di rimozione e bonifica” che cristallizzano appunto le procedure amministrative previste dalla legge, ossia, rispettivamente, quella di rimozione e smaltimento dei rifiuti e il procedimento di messa in sicurezza/bonifica del terreno contaminato.
La CIA, grazie all’attivismo e alla caparbietà del presidente regionale Gennaro Sicolo e del direttore pugliese Danilo Lolatte, ha perseguito la necessaria sinergia tra Comuni, Regione e organizzazioni sindacali per la risoluzione amministrativa del problema.
L’art. 192, comma 3 del d. lgs. n. 152/2006, cosiddetto Atto unico dell’Ambiente, è molto chiaro a riguardo e individua nei Comuni, gli enti, che in caso di mancanza di colpevolezza del proprietario del fondo, devono pagare lo smaltimento. Ma a tutt’oggi permane nei Comuni pugliesi l’inerzia nell’attuare la legge.
Tutto è cominciato per la CIA da un caso scuola, in agro di Cerignola. Un agricoltore cerignolano si è ritrovato nel suo terreno nel giugno del 2022 all’alba, quando non vi aveva ancora mietuto il grano, una ingente quantità di ecoballe, provenienti dalla Campania. Dopo vari rimpalli tra Polizia Locale e Corpo Forestale su chi doveva verbalizzare l’accaduto e trasmettere la notizia di reato a Procura e Comune, l’agricoltore ha visto aprire un procedimento penale, che si è concluso con il dissequestro dei rifiuti da parte del gip e l’archiviazione del fascicolo nell’aprile del 2023. A sversare i rifiuti sono stati degli ignoti.
Pur con le ecoballe dissequestrate, solo nel luglio del 2023 il Comune di Cerignola ha aperto il procedimento amministrativo creando una voragine causata dall’imperizia amministrativa. In settembre arriva l’ordinanza secondo la quale è l’agricoltore che deve smaltire le ecoballe. Ad un costo di 30mila euro circa. Il titolare, per vizi manifesti dell’atto, con l’ausilio della organizzazione sindacale, dopo un ricorso e una serie di memorie difensive prova la sua incolpevolezza. Cosa che impone il Comune a revocare la sua ordinanza, in data 25 settembre 2023.
Ma l’Ente non è consequenziale e rimane inerte: al momento i rifiuti, infatti, sono ancora su quel terreno, normalmente coltivato tutto intorno. Perché i Comuni tardano ad applicare una legge vigente dal 2006? Su questo grosso tema nei giorni scorsi si è espresso con un post il sindaco di Candela Nicola Gatta.
“Sull’abbandono illecito dei rifiuti, su aree demaniali e su terreni privati, sono intervenuti, ultimamente, il procuratore di Bari e il procuratore di Foggia che temono una nuova ‘terra dei fuochi’ nel Foggiano – ha scritto l’ex presidente della Provincia -. Se da una parte, finalmente, i proprietari dei terreni su cui vengono sversati illecitamente i rifiuti hanno ottenuto giustizia perché, in molti casi non dovranno sobbarcarsi l’onere della bonifica, dall’altra parte tale obbligo è stato passato ai Comuni, come accaduto al Comune di Candela che il Tribunale di Foggia ha individuato come Ente responsabile alla confisca e allo smaltimento di rifiuti illecitamente sversati su un terreno privato. Una situazione che mina le già esigue casse comunali e che ricadrà, comunque, sulle tasche dei cittadini. Per questo, nelle scorse settimane, ho chiesto al Prefetto di Foggia un incontro urgente per cercare una soluzione condivisa a questo atavico problema. In attesa della convocazione di tale incontro, mi auguro che ci sia un’azione concreta, e non le solite promesse, da parte degli Enti sovracomunali”.
Ebbene le Linee guida CIA, frutto del lavoro minuzioso del giurista Massimo Fragassi, sono un’utilissima mappa per gli Enti su chi deve fare cosa.
Come si legge, il proprietario del terreno non può essere chiamato a provvedere alla rimozione e allo smaltimento dei rifiuti esclusivamente in base alla mera titolarità del bene, la cosiddetta responsabilità “di posizione”). Egli infatti è responsabile degli interventi all’uopo necessari unicamente ove l’autore materiale dello sversamento non sia individuato e, al contempo, l’amministrazione comprovi il nesso causale tra la sua condotta, dolosa o colposa, e il fatto illecito, cioè l’abbandono dei rifiuti.
Ai fini della valutazione della condotta del proprietario, la giurisprudenza amministrativa è granitica e unanime nel configurare gli estremi della colpa unicamente ove esso non adempia all’ordinaria diligenza nella cura del suo fondo, ossia quando si accerti e si comprovi lo stato di abbandono o di incuria del terreno, idoneo – per sua natura – a facilitare e/o favorire l’abbandono dei rifiuti. L’agricoltore non è obbligato a recintare il suo terreno né a videosorvegliarlo.
Ne ha solo la facoltà, non l’obbligo. In tal senso, per costante orientamento giurisprudenziale,sono giuridicamente irrilevanti ai fini dell’imputazione della colpa sia la mancanza di recinzione del fondo sia l’assenza di un impianto di videosorveglianza.
Come si arriva ad instaurare e svolgere un procedimento amministrativo? La procedura può essere attivata su segnalazione dei cittadini e deve essere fatta al Sindaco e/o alla Polizia municipale del Comune ove i rifiuti sono stati rinvenuti.
Cosa accade quando ti scaricano 20 tonnellate di rifiuti speciali in campo e c’è la minaccia di danno ambientale? Il soggetto di polizia deve trasmettere il verbale alla Procura e all’autorità amministrativa per l’istruttoria. In questi anni, come spiega Fragassi a l’Immediato, c’è stato un primo problema principale: il verbale di sopralluogo veniva e viene fatto dalla Forestale, che non sempre trovava il soggetto cui indirizzare quel verbale.
Nel primo verbale quasi mai viene contemplato il rischio di danno ambientale, che è un passaggio successivo e va accertato dalla Provincia chiamando in causa Asl e Arpa.
“Cerignola per noi è stato il Comune scuola, perché ci ha permesso di capire le problematiche amministrative esistenti”, rileva il responsabile dell’Ufficio legale CIA.
L’agro di Cerignola è il territorio con più rifiuti abbandonati, sia perché il Comune è quello con l’agro più grande di Capitanata, sia perché c’è una malavita organizzata che riesce ad avere vita facile nello sversamento dei rifiuti. Non a caso gli agri più colpiti dal fenomeno dello sversamento di monnezza speciale sono quelli di Orta Nova, Ascoli Satriano e Candela e hanno una vicinanza con la Campania. Le organizzazioni sindacali sanno con certezza che i rifiuti arrivano dalla Campania.
Perché Cerignola è un caso scuola? Perché è un agro con terreni che hanno tuttora rifiuti sversati. All’ennesimo sversamento alcuni associati della Cia nel settembre del 2022 hanno chiesto se devono pagare loro o l’Ente. Ed è iniziato così un dialogo istituzionale e amministrativo col Comune.
In questi anni si è verificato che i Comuni raramente aprono il procedimento amministrativo sebbene il testo unico ambientale dica che l’onore della prova spetta al Comune. È il Comune che deve dimostrare se esiste la colpa dell’agricoltore, non quest’ultimo che deve difendersi e discolparsi. Finché non si dimostra l’eventuale dolo, la legge dice che laddove il Comune non dimostri che il proprietario abbia colpa è l’Ente che deve pagare lo smaltimento.
Considerato che per le indagini penali e il dissequestro dei rifiuti servono almeno 6 mesi, se i Comuni non aprono il loro iter i rifiuti possono restare anni in campo.
Cosa si può fare? I Comuni lamentano sempre l’assenza di risorse economiche, ma nel Testo Unico dell’Ambiente si dice espressamente che se il Comune è inadempiente la Regione deve intervenire in maniera sussidiaria. Il governatore Michele Emiliano insieme all’assessora Maria Grazia Maraschio ha chiesto aiuto al Governo per avere nuovi finanziamenti, anche in virtù del prossimo G7 che si terrà in Puglia.
“Serve una sinergia tra Enti, agricoltori e organizzazioni sindacali, per riuscire a trovare un canale di collegamento che consenta il percorso sussidiario, quando i Comuni non possono pagare. Un percorso che abbia tempi compatibili e coerenti con l’agricoltura e con la salute delle persone”.













