È di poche settimane fa un maxi blitz della Guardia di Finanza di Brescia con arresti e indagati per una serie di commesse milionarie nel mondo dei rifiuti. Secondo le cronache nazionali, al centro del “sistema” ci sarebbero i fratelli Sergio e Vincenzo Bava, titolari dell’azienda bergamasca Valcart, attiva nel commercio dei rifiuti già finita al centro di un’inchiesta dell’Antimafia bresciana. Tra gli arrestati il dirigente di Enel Distribuzione Antonio Marcone.
Per avvantaggiarsi sulle concorrenti la stessa azienda si sarebbe inoltre garantita i favori anche di Paolo Giannetta, esperto informatico, residente a Vasto ma originario di Orta Nova. L’hacker si sarebbe abusivamente introdotto nei sistemi di Terna (l’altro colosso nazionale danneggiato oltre ad Enel) per visualizzare le offerte trasmesse da altre società partecipanti alle gare di appalto in modo da favorire Valcart nell’aggiudicazione delle commesse.

In queste ore il tribunale della libertà di Brescia ha sostituito il carcere con gli arresti domiciliari per tutti e tre gli indagati (fratelli Bava e Giannetta). Vincenzo Pompeo Bava e il tecnico informatico Giannetta sono difesi dall’avvocato Michele Sodrio del Foro di Foggia. La misura cautelare è stata mantenuta solo per l’associazione per delinquere tra i tre, mentre per gli accessi abusivi al sistema informatico Terna e le turbative d’asta, la misura è stata annullata. “Non sono d’accordo sull’associazione – ha commentato Sodrio -, che a mio parere non esiste, ma siamo abbastanza soddisfatti e siamo certi di poter provare la completa innocenza nel futuro dibattimento”.
I fatti
Le fiamme gialle bresciane avrebbero individuato un’organizzazione ben strutturata e collaudata tra gli indagati i quali, in maniera consapevole, avrebbero fatto parte di un duraturo sodalizio criminale dedito alla commissione d’innumerevoli delitti, ben oltre un semplice accordo criminoso per commettere uno o più reati.
Nel dettaglio, le investigazioni avrebbero disvelato un meccanismo criminoso che avrebbe permesso l’aggiudicazione, per oltre 12 milioni di euro, da parte di una società bergamasca, di varie gare d’appalto bandite da un’importante società partecipata dallo Stato, “Enel”. A fronte di “prestazioni illecite”, il dipendente infedele della partecipata avrebbe ricevuto, nel corso di diversi incontri avuti con il corruttore, nelle immediate vicinanze di un casello autostradale, oltre 70mila euro in contanti, il tutto documentato con riprese video effettuate dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Brescia.
Le indagini di polizia giudiziaria avrebbero anche consentito di documentare numerosi accessi abusivi ai sistemi informatici, in danno di un’altra società partecipata dallo Stato, la “Terna” che avrebbero consentito la visualizzazione delle offerte trasmesse dalle imprese partecipanti ad alcune gare d’appalto, nel tentativo che la società coinvolta ne fosse l’aggiudicataria.
I finanzieri hanno, inoltre, accertato compensazioni di crediti falsi per un importo complessivo pari a 3.861.462,40 euro e l’omessa dichiarazione, da parte di due società, riconducibili agli indagati, di circa 400mila euro di Iva dovuta.









