Summit mafiosi e piani omicidiari nella lunga sentenza “Omnia Nostra”, mille pagine sulla storia recente della mafia garganica. Tra le vicende citate nel documento compare inevitabilmente anche la strage di San Marco in Lamis del 9 agosto 2017, nonostante non fosse oggetto del processo.
Un passaggio balza agli occhi e riguarda il 41enne Enzo Miucci detto “U’ Criatur”, reggente del clan dei montanari Li Bergolis-Miucci-Lombardone. Si legge che il boss chiese a Girolamo Perna detto “Peppa Pig”, suo alleato viestano ucciso nel 2019, notizie circa il rinvenimento di guanti e passamontagna a bordo di una non meglio specificata auto.
Miucci avrebbe palesato “una certa preoccupazione – si legge – sicuramente riferibile al pericolo di ulteriori azioni omicidiarie nella guerra tra clan: ‘Che faceva quella macchina quella sera con guanti e cappucci’… Come noto – evidenzia la giudice Valenzi -, il 9 agosto 2017 veniva assassinato Mario Luciano Romito, insieme a suo cognato Matteo De Palma e ai fratelli Luciani. Già dal giorno prima, Miucci non ha più utilizzato l’utenza monitorata risultando quindi irrintracciabile fino al giorno del suo arresto (avvenuto li 23 agosto 2017 a Monte Sant’Angelo). L’ultimo messaggio risale infatti all’8 agosto 2017 alle ore 12:52″.
Una strana coincidenza che va ad aggiungersi a quanto riportato su altre carte giudiziarie riguardanti la mafia garganica. “Vi è prova certa – si legge in una recente ordinanza cautelare relativa a Miucci – che Caterino (basista della strage condannato all’ergastolo in via definitiva, ndr), appartenente al gruppo Li Bergolis, prese parte al quadruplice omicidio in qualità di ‘bacchetta’, ritirò insieme a Tommaso Tomaiuolo, altro esponente dei Li Bergolis, tre giorni prima, la vettura Ford C-Max utilizzata dai killer per compiere l’azione delittuosa, e che altri esponenti del clan Li Bergolis, tra cui il capo Enzo Miucci, parteciparono all’eccidio, secondo quanto propalato dal collaboratore di giustizia Andrea Quitadamo che apprese tali notizie in carcere dal predetto Tomaiuolo, il quale non fece alcun cenno al coinvolgimento nell’agguato di esponenti esterni al clan di sua appartenenza”.
In buona sostanza, scrivono sempre gli inquirenti, “gli fece intendere che quel giorno della strage erano presenti anche altri sodali del clan Li Bergolis tra cui il viestano Girolamo Perna e tale R.P. (probabilmente un tale “Roberto della montagna”) oltre a Enzo Miucci”.
Quel summit in masseria con Rocco Moretti
Una guerra tra i montanari e il gruppo capeggiato da Mario Luciano Romito che ha radici lontane, risalenti agli inizi degli anni 2000 ed è oggi portata avanti da Miucci da un lato e il gruppo Lombardi-Scirpoli-Raduano dall’altro. Proprio quest’ultima fazione avrebbe tenuto, il 13 aprile 2017, un imponente summit mafioso per studiare le strategie da mettere in atto per eliminare i rivali.
È sempre la sentenza “Omnia Nostra” a ricordare tale evento citando le rivelazioni dei collaboratori di giustizia. “Una volta – ha raccontato il pentito viestano Danilo Della Malva – avevano fatto un summit, dove però io non c’ero, c’erano Marco Raduano, Rocco Moretti, Pasquale Ricucci, Matteo Lombardi, c’era qualche altro personaggio di Foggia, erano una ventina di persone comunque in una masseria”.
“Il summit, culminato con l’arresto di Ricucci – si legge nel lungo documento -, ricalca un fatto realmente verificatosi: in data 13 aprile 2017, una pattuglia di carabinieri del Comando Tutela Ambientale, Forestale e Agroalimentare si recava, in servizio perlustrativo, in agro di San Giovanni Rotondo località bracale-miscillo, per verificare l’apertura di una nuova strada, presumibilmente abusiva. I militari giungevano presso una masseria concessa in affitto alla moglie del sodale Ricucci; all’interno del piazzale sterrato sostavano tre autovetture, due Fiat Bravo ed una Toyota RAV-4 ed una di queste aveva un lampeggiatore di colore blu, solitamente in uso alle Forze di Polizia. Due dei tre militari di pattuglia, dopo aver notato due individui che si stavano allontanando a piedi celermente verso valle, si ponevano al loro inseguimento, ritornando poi alla masseria dopo essere stati informati dal militare rimasto sul posto, il quale avvistava i fuggitivi dall’alto, che gli stessi erano armati di fucili kalashnikov”. A questo punto viene ricostruita una scena che sembra quella di un film: “Nel mentre i militari stavano chiedendo rinforzi – si legge -, venivano avvicinati da almeno sei individui armati di fucili kalashnikov ed una mitraglietta, ed il soggetto che camminava in capo al gruppo intimava al carabiniere che stava contattando la locale centrale operativa di interrompere la telefonata, costringendo, con la minaccia delle armi in pugno, i militari ad andarsene”.
A questo summit, di cui riferì anche il pentito foggiano Carlo Verderosa detto “Sciallett”, ex morettiano, partecipò dunque anche Rocco Moretti, 74enne detto “Il porco”, capo assoluto della mafia locale, attualmente in cella. All’epoca, però, era libero, fu arrestato il 9 ottobre successivo.
“Peraltro, Verderosa colloca l’incontro, sempre in maniera compatibile, prima della morte di Mario Romito per discutere del programma omicidiario del clan ai danni dell’opposto clan Li Bergolis (Della Malva: ‘Stavano parlando appunto di omicidi’), per la cui realizzazione il clan avrebbe ricevuto li supporto della alleata batteria Moretti-Pellegrino-Lanza“.
“Raduano era in rapporti con Rocco Moretti, padre di Pasquale e capo del gruppo malavitoso – ha spiegato Della Malva -. Si sono incontrati nei periodi prima della morte di Mario Romito, fu l’artefice e l’organizzatore dell’incontro. So che Raduano qualche volta si riforniva di sostanze stupefacenti del tipo hashish da Anna Moretti figlia di Rocco. In cambio Raduano forniva ad Anna la marijuana”.













