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Home - Raduano, l’omicidio al ristorante e il ruolo “manageriale” di Miucci. Solo a Vieste il boss montanaro intascava 20mila euro al mese

Raduano, l’omicidio al ristorante e il ruolo “manageriale” di Miucci. Solo a Vieste il boss montanaro intascava 20mila euro al mese

La ricostruzione dell'agguato a Trotta nella lunga sentenza "Omnia Nostra". L'ex latitante usò il suo braccio destro come talpa. "Ordina il pranzo ma non ti sedere con loro"

Di Francesco Pesante
6 Febbraio 2024
in Inchieste
Raduano e Miucci

Raduano e Miucci

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Sono contenute nella sentenza “Omnia Nostra”, mille pagine firmate dalla giudice Valenzi, molte delle malefatte di Marco Raduano, il boss 41enne di Vieste detto “Pallone”, catturato pochi giorni fa in Corsica dopo circa un anno di latitanza. Tra i reati per cui è stato condannato in primo grado all’ergastolo c’è l’omicidio di Omar Trotta, vicenda spartiacque nelle logiche criminali del Gargano. Il giovane ristoratore fu ucciso a colpi d’arma da fuoco da due sicari il 27 luglio 2017 mentre pranzava nella sua bruschetteria in centro a Vieste. Un omicidio cruento avvenuto dinanzi alla figlioletta che sedeva sul seggiolino.

Raduano in qualità di mandante dell’agguato, Angelo Bonsanto di San Severo (tuttora a processo per questa vicenda) e Massimo Perdonò di Foggia, entrambi del clan Moretti-Pellegrino-Lanza, sarebbero invece gli esecutori materiali. Inoltre, Gianluigi Troiano (braccio destro di Raduano, anche lui catturato di recente dopo lunga latitanza, ndr) e i pentiti Danilo Della Malva e Antonio Quitadamo avrebbero fornito supporti di varia natura.

“La pianificazione del delitto prevedeva che Troiano, il giorno stabilito per l’omicidio, con il pretesto di ordinare un pranzo d’asporto – si legge in sentenza -, avrebbe dovuto recarsi presso il ristorante per verificare all’interno la presenza del suo proprietario nonché vittima designata Omar Trotta e di conseguenza segnalarlo ai killer tramite un messaggio telefonico da inviare a Bonsanto”.

Così Della Malva agli inquirenti: “Raduano parlò con Troiano e disse: ‘Allora, facciamo così, quando vai a mangiare ordina il pranzo, ma non ti sedere con loro. Ordinalo da asporto, come vedi che c’è lui dentro, fai… manda un messaggio ad Angelo e loro arrivano’. Nel corso dell’interrogatorio il collaboratore di giustizia forniva anche indicazioni circa il movente dell’omicidio, scaturito dal forte rancore di Raduano e Liberantonio Azzarone verso Trotta derivante dalla loro convinzione che costui avesse partecipato all’azione omicidiaria nei confronti di Gianpiero Vescera, cognato di Raduano. ‘Marco con Anthony ce l’avevano per il fatto di Gianpiero, perché quando uccisero Gianpiero c’era pure lui’. La chiave di lettura del movente offerta da Della Malva circoscriveva quindi il grave delitto, da considerarsi comunque iscritto nella più ampia cornice della sanguinosa e intestina lotta armata scoppiata a partire dal 2015 nel comune viestano dopo un lungo periodo di pax mafiosa garantita sino ad allora dall’egemonia di Angelo Notarangelo alias ‘Cintaridd’“.

Come rivelato in un interrogatorio del luglio 2021, “la scelta di commissionare l’omicidio a Bonsanto, ritenuto negli ambienti malavitosi un vero e proprio killer professionista, testimonia sia la potenza militare del clan, sia la necessità di eliminare un bersaglio ritenuto di rango nella logica mafiosa di indebolire i clan avversi”. Ancora Della Malva: “So che era un affiliato dei foggiani pure, perché… Sempre dei Moretti. Lui era un killer, diciamo un professionista. Marco mi ha detto: ‘Mo’ viene un ragazzo che fa proprio solo queste cose qua. Quindi quando va non sbaglia mai diciamo, è uno proprio che viene chiamato solo ed esclusivamente per queste cose’. Mi ha detto che aveva fatto altri omicidi, però non so, non so, non mi ha detto quali”.

La piantina del ristorante di Trotta pubblicata nella sentenza “Omnia Nostra”

Raduano a Trotta: “Dammi 100mila euro e metto pietra sopra”

“Sapevo che a vendere Omar Trotta è stato Gianluigi Troiano – ha spiegato un altro pentito, il viestano Orazio Coda -. Quel giorno si affacciò dentro il locale. Lui di solito mangiava con lui a pranzo. Guarda caso quel giorno non ha voluto mangiare. Il tempo che ha visto chi c’era andò alla casa, che dal ristorante alla casa di Troiano sono 50 metri, c’aveva già il telefono che doveva fare gli squilli… lo squillo ai due killer. Fece lo squillo, i due killer arrivarono ed uccisero Trotta”.

Sempre stando alla sentenza, fu proprio Raduano a reclutare tra le sue fila Troiano inducendolo a tradire i sodali del clan Perna cui prima era fedele. “Marco Raduano fermò a lui ed il padre dicendo: ‘Vuoi bene a tuo figlio? Digli che parlasse con me’, parlando poi con Gigi ha detto: ‘Ti vuoi salvare? Dimmi tutte le cose che sai’, e ha iniziato a raccontargli un po’ di cose. Ha detto: ‘Allora mo’ non fargli capire niente, tu devi fare come una talpa’, ecco”.

Secondo la ricostruzione di Coda, il boss viestano provò a trattare con lo stesso Trotta. “Gli disse: ‘Dammi 100 mila euro e vattene da Vieste, io ci metto una pietra sopra e non ti vengo a cercare’. Ma Omar non ha voluto fare questo passo di dargli 100mila euro e andarsene da Vieste”.

Dopo l’omicidio, i killer sarebbero rientrati verso l’agriturismo di Della Malva dove ad attenderli era pronto Quitadamo a bordo del suo automezzo. “Assieme – si legge in sentenza – raggiungevano la località Paradiso Selvaggio di Vieste ove era già presente Antonio Fabbiano (ucciso nel 2018, ndr) al quale consegnavano il motociclo, le armi e qualche indumento, tranne i caschi e gli abiti con cui avevano commesso il delitto. Quest’ultimo poi, con Raduano, si sarebbe preoccupato di distruggere tutto; anche questi particolari collimano con quanto già riferito da Della Malva e Coda. Da qui, i tre proseguivano verso Mattinata percorrendo per circa 10 km la SS89 sino a giungere nella località Sacro ove ad attenderli vi erano Scirpoli Francesco e Lombardi Matteo (capi del clan per le aree di Mattinata e Manfredonia, ndr). Costoro, ciascuno a bordo di un auto, prelevavano i due killer, separandosi”.

“Quitadamo quindi rientrava a Vieste dove litigava con Della Malva e poi anche con Scirpoli in quanto non lo avevano avvisato preventivamente della commissione di questo omicidio, esponendolo a rischi non preventivati. A margine della vicenda soggiungeva che dopo un paio di giorni si incontrava nuovamente con Raduano il quale – riporta la sentenza – lo derideva bonariamente perché, evidentemente contrariato dai dissidi insorti a seguito dell’omicidio, non collaborando, aveva perso 150.000 euro relativi al controvalore di una grossa partita di marijuana (200 chili) e di soldi contanti che Raduano aveva trafugato a Vieste all’interno di un capannone nella disponibilità di Trotta, condotto da tre fratelli”.

Tommaso Tomaiuolo

Il ruolo di Miucci

L’omicidio Trotta determinò in maniera netta la scissione a Vieste. Da un lato il gruppo Raduano, alleato ai boss Lombardi e Scirpoli per il Gargano e ai Moretti di Foggia, dall’altro il clan Perna-Iannoli, vicino ai montanari Li Bergolis-Miucci-Lombardone, guidati dal boss 41enne Enzo Miucci detto “U’ Criatur”, quest’ultimo citato abbondantemente (ma non imputato) nella sentenza “Omnia Nostra”.

“Miucci – si legge – è a conoscenza di informazioni qualificate. Non a caso si raccomandava con Girolamo Perna, all’indomani dell’omicidio del Trotta, di dire a ‘Tom’ (diminutivo utilizzato per indicare Tommaso Tomaiuolo, rimasto ferito durante l’agguato nella bruschetteria) di non parlare dei fatti accaduti e, soprattutto, di non fare nomi durante la degenza nell’ospedale dove è ricoverato. Tale avvertimento denota – secondo gli inquirenti – il timore di Miucci che Tomaiuolo, nei colloqui con i propri familiari, possa svelare i componenti della compagine criminale mettendo a rischio, in tal modo, anche la gestione delle illecite attività del gruppo. Perna rassicurava Miucci dicendo di avervi già provveduto”. Miucci: “Mi raccomando a te, vedete un po’. Mandate a dire a Tom di starsi zitto e non nominasse nessuno in ospedale, a casa e dappertutto”.

“Tomaiuolo, scampato miracolosamente all’agguato, è risultato soggetto di rilievo del clan capeggiato da Miucci al quale Perna (ucciso il 26 aprile 2019, ndr) si è unito al fine di tentare la scalata al vertice dei traffici illeciti nella città di Vieste”.

E ancora: “Eclatanti risultavano le affermazioni di Tomaiuolo nell’esaltare Miucci e la sua manageriale gestione dei proventi derivanti dalle attività delinquenziali in Vieste, cui lui stesso, in misura commisurata al ruolo rivestivo, era partecipe: “Raffaele là noi siamo… là c’è Renzo… fino al 27 luglio (data dell’omicidio del Trotta) abbiamo fatto i cazzi nostri… no a rubare… prendevamo i soldi con la pala… allora… Renzo prendeva quasi ventimila euro al mese… ventimila euro al mese… solo Renzo… noi prendevamo sette-otto mila euro al mese… io ero nel ristorante… mangiavo… bevevo e dormivo… basta… non facevo niente… però se succedeva qualcosa… che dovevi fare qualcosa… lo dovevi fare…”.

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Tags: Raduano
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