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Home - Raduano tra lusso e bella vita, ma non aveva fatto i conti con i pentiti. Così è finita la latitanza del boss

Raduano tra lusso e bella vita, ma non aveva fatto i conti con i pentiti. Così è finita la latitanza del boss

Il mafioso viestano beccato in Corsica dove si apprestava a cenare con l'amante. La rete di alleanze e le indagini sull'evasione dal carcere di Nuoro

Di Francesco Pesante
4 Febbraio 2024
in Inchieste
Le facce di Marco Raduano; al centro, al momento della cattura

Le facce di Marco Raduano; al centro, al momento della cattura

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Barba curata, dimagrito e in forma. Di “Pallone” Marco Raduano non aveva più nulla. Il boss di Vieste catturato in Corsica è apparso visibilmente cambiato rispetto al giovane sovrappeso che compariva nelle foto segnaletiche del passato.

Il 41enne mafioso è stato catturato ad Aleria, vicino Bastia, in Corsica, dove si apprestava a cenare con l’amante. A tradirlo sarebbero stati i pentiti. Al momento dell’arresto non aveva armi e non ha detto nulla. Era solo visibilmente sorpreso.

Il capoclan, al vertice del gruppo Lombardi-Scirpoli-Raduano, egemone tra Manfredonia, Macchia, Mattinata e Vieste, si sarebbe servito anche della malavita sarda per scappare dal carcere di Nuoro e darsi alla latitanza per quasi un anno.

La clamorosa evasione risale al 24 febbraio 2023 quando Raduano si calò con un lenzuolo dal muro di cinta del penitenziario di massima sicurezza “Badu e’ Carros”. Il video fece il giro del web. Un’auto nera lo avrebbe atteso poco distante per favorirgli la fuga.

Al momento dell’arresto aveva con sé un documento italiano falso. Al ristorante – lo riportano le cronache sarde di questi giorni – il boss sarebbe giunto a bordo di un’auto di lusso, rubata e reimmatricolata con dati falsi.

La Gendarmeria francese lo aveva messo nel mirino da giorni: Raduano sarebbe stato individuato inizialmente a Lucciano, vicino Bastia. Mercoledì sera la trappola con i carabinieri del Ros che lo avrebbero atteso dopo aver pedinato l’amante. Top secret l’identità della donna misteriosa.

“Pallone”, detto anche “Woolrich”, sarebbe stato tradito da almeno un collaboratore di giustizia, il pentitismo sta mettendo in seria difficoltà la mafia garganica. Negli ultimi anni hanno deciso di collaborare i fratelli mattinatesi Antonio e Andrea Quitadamo detti “Baffino” e i viestani Orazio Coda detto “Balboa”, Giovanni Suriano detto “Lupin” e Danilo Della Malva detto “U’ Meticcio”, tutti ex membri del clan Lombardi-Scirpoli-Raduano.

La Dda di Bari, dal canto suo, avrebbe monitorato per mesi alcuni fiancheggiatori di Raduano, fino a ricostruire la rete di rapporti e interessi che sosteneva la latitanza del boss in Corsica. Una latitanza che sarebbe stata piuttosto ricca e lussuosa.

Incastrato anche Gianluigi Troiano detto “U’ Minorenne” o “Il piccolino”, pizzicato dai carabinieri del Ros a Granada mentre ritirava un pacco proveniente dall’Italia. Troiano era latitante addirittura da dicembre 2021. Per un periodo si sarebbe nascosto persino a Foggia, nel palazzo ex Onpi di corso del Mezzogiorno. Fu individuato dai carabinieri che monitoravano la moglie, ma Troiano riuscì a scappare. Per aver favorito la sua latitanza vennero arrestati due giovani, uno già condannato, l’altro ancora sotto processo. Per gli inquirenti avrebbero offerto appoggi logistici, coperture, veicoli per gli spostamenti, ospitalità, schede telefoniche, denaro e beni di ogni genere con l’aggravante di aver commesso il fatto allo scopo di avvantaggiare l’associazione mafiosa di appartenenza del latitante.

I reati e le indagini sull’evasione

Su Raduano pende una condanna definitiva ad oltre 20 anni nel processo “Neve di Marzo” per mafia e droga e una condanna in primo grado all’ergastolo nel processo “Omnia Nostra” per mafia, per gli omicidi di Giuseppe Silvestri (esecutore materiale con Matteo Lombardi) e Omar Trotta (mandante) e il tentato omicidio di Giovanni Caterino, quest’ultimo basista della strage di San Marco in Lamis, uno dei fatti più cruenti nella storia della criminalità foggiana e dell’Italia intera.

Raduano e Troiano subito dopo la cattura

Troiano, invece, deve scontare in via definitiva 9 anni e 2 mesi per traffico di droga aggravato dalla mafiosità sempre per il processo “Neve di Marzo”. Il braccio destro del boss è inoltre imputato con l’accusa di aver preso parte all’organizzazione dell’omicidio di Omar Trotta, ucciso il 24 luglio 2017 in un ristorante di Vieste. Trotta sarebbe stato ucciso per vendicare la morte di Gianpiero Vescera, cognato di Raduano (era il fratello della moglie), una vicenda che portò il boss ad avvicinarsi ai manfredoniani Lombardi e Ricucci, quest’ultimo ucciso nel 2019, e al mattinatese Scirpoli con i quali si alleò per formare un super clan in contrapposizione ai montanari Li Bergolis-Miucci-Lombardone.

Nel frattempo, la Dda sarda lavora ancora sulla clamorosa evasione di Raduano dal carcere di Nuoro. Nel mirino presunte complicità interne all’istituto di pena e la gestione della vigilanza e dell’impianto di videosorveglianza del penitenziario.

Stando sempre alle cronache isolane, l’auto nera che avrebbe prelevato Raduano sarebbe stata intercettata a Livorno ma senza esito. Il boss era già in Corsica.

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Tags: Raduano
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