Si è chiuso definitivamente il processo “Decima Azione”, tra i più importanti nella storia della mafia foggiana. Nel 2018 Dda e carabinieri arrestarono 29 persone appartenenti alle batterie Moretti-Pellegrino-Lanza, Sinesi-Francavilla e Trisciuoglio-Prencipe-Tolonese. Nel mirino gli affari dei boss nel settore delle estorsioni.
Nelle scorse ore, la Suprema Corte ha condannato definitivamente i sei imputati che presentarono ricorso in Cassazione. Altri rinunciarono dopo la sentenza d’appello.
Verdetto finale per i fratelli Francavilla detti “Capelloni”. 9 anni, 9 mesi e 10 giorni a Ciro Francavilla, 50 anni, uno dei capi dei Sinesi-Francavilla, colpevole di mafia ed estorsione. 12 anni al fratello Giuseppe, anche lui colpevole di mafia e estorsione.
10 anni e 8 mesi per mafia al 47enne Luigi Biscotti, nipote del boss Roberto “lo zio” Sinesi; 14 anni al “morettiano” Francesco Tizzano, 52 anni, un vero “campione delle estorsioni”, condannato per mafia, racket (ben nove casi più altre tentate estorsioni) e armi.
Questione di dettagli giuridici per Domenico D’Angelo, condannato a 3 anni e un mese ma su cui dovrà ricelebrarsi l’appello per l’esatta determinazione della pena. Stessa sorte per Antonio Salvatore detto “Lascia Lascia” al quale i giudici inflissero in secondo grado 7 anni e 8 mesi.
I verdetti definitivi d’appello
Risale al novembre 2022 la sentenza d’appello che inflisse oltre due secoli di galera a boss e picciotti della “Società Foggiana”. Una sentenza contro la quale, come detto, solo in sei presentarono ricorso.
Vennero condannati i maggiori boss: 10 anni e 8 mesi a Rocco Moretti detto “U’ purk”, 20 anni a Francesco Sinesi, 9 anni al padre Roberto, 4 anni e 10 mesi al pentito Patrizio Villani, 8 anni a Vito Bruno Lanza detto “U’ lepr”.
E ancora: 8 anni e 10 mesi a Francesco Abbruzzese, 12 anni e 8 mesi ad Alessandro Aprile detto “Schiattamurt”, 9 anni e 6 mesi a Emilio D’Amato, 3 anni e un mese a Domenico D’Angelo, 10 anni a Ernesto Gatta, 7 anni e 4 mesi a Leonardo Lanza, stessa pena al fratello Savino, entrambi figli di Vito Bruno, 7 anni e 4 mesi ad Alessandro Moretti alias “Sassolino”, nipote del capomafia Rocco.
Infine, 8 anni e 4 mesi a Raffaele Palumbo, 10 anni e 8 mesi a Massimo Perdonò detto “Massimino” anche lui nipote di Moretti “U’ purk”, 10 anni e 8 mesi a Francesco Pesante alias “U’ sgarr” e 7 anni e 4 mesi a Fausto Rizzi.
Spese processuali in favore delle parti civili Fai Antiracket, Regione Puglia, Confindustria Puglia e Foggia e associazione Giovanni Panunzio.
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