Dalla “sconfitta” delle scorse Politiche alla vittoria grazie al campo largo a Foggia. Il vicepresidente della Regione Puglia, Raffaele Piemontese, analizza il risultato elettorale, proiettando già il “modello” del capoluogo sulle prossime sfide di Manfredonia e San Severo. Secondo l’assessore, la “lotta alla criminalità” resterà l’impegno precipuo della squadra Stato, mentre con la neo sindaca Maria Aida Episcopo si proverà a ripercorrere le esperienze rivoluzionarie di Bari e Salerno, città fortemente problematiche fino agli anni Novanta. Mentre per il “riscatto” dopo l’onta dello scioglimento per infiltrazioni mafiose si guarderà all’esperienza di Monte Sant’Angelo, “trasformata da capitale della mafia a capitale pugliese della cultura”.
Piemontese, alla vigilia del voto Emiliano l’ha provocata sostenendo di volersi candidare direttamente a Foggia, vista la penuria di candidati sindaci. Lei l’ha richiamato a risultato incassato?
Non dovevo richiamarlo il giorno dopo, noi ci sentiamo prima… (sorride). A Foggia abbiamo costruito un modello che teneva assieme tutte le forze politiche e civiche che volevano cambiare pagina, imperniate soprattutto sul Pd e sul M5S.
Il simbolo Pd, primo partito in città, si è un po’ ‘diluito’ nel campo largo. Questo atteggiamento può avervi dato una forza diversa?
Abbiamo fatto una campagna elettorale dove, a differenza di molti, non abbiamo parlato male di nessuno. Sul tavolo abbiamo messo i fatti: ciò che abbiamo fatto con la Regione e ciò che vogliamo per la città. Senza insulti. I foggiani, a partire dall’aeroporto Gino Lisa, e passando per il rifacimento delle arterie stradali principali, sanno che sono state fatte infrastrutture importanti in città. Così è stato con i 7,5 milioni per l’acquisto da parte dell’Università dell’ex caserma Miale e con il finanziamento delle scuole di specializzazione per la facoltà di Medicina. Tutto questo è stato possibile grazie alla Regione.
Cosa significa rendere Foggia una “città normale”?
Significa avere i vigili urbani in mezzo alla strada e non imboscati negli uffici. Gli assistenti sociali devono andare a discutere con le difficoltà e le povertà nei quartieri e non essere trasformati in amministrativi per stare al Comune. Significa avere un servizio più efficiente di igiene e pulizia, lavorando in maniera più osmotica con Amiu. Oppure sulla pubblica illuminazione, con l’ottima intuizione dei commissari che hanno messo fine ad alcune dinamiche assurde grazie ad una gara Consip aggiudicata ad un grosso player nazionale: se si rompe un palo non bisogna chiamare il consigliere comunale o il vicepresidente della Regione per sistemarlo…
Il prossimo anno porterete lo stesso modello a Manfredonia e San Severo?
Ho sempre tenuto la barra dritta sul punto, al campo largo ci credo. Soprattutto in contesti difficili, c’è l’esigenza un’alleanza larga d’ispirazione progressista. Dal punto di vista politico, siamo diventati un modello positivo a livello nazionale. Lo abbiamo fatto a Foggia, lo faremo a Manfredonia e San Severo.
La Regione Puglia ha risolto questioni complesse negli ultimi 20 anni, dalla sicurezza a Bari ai problemi di Taranto con l’Ilva. Perché non ci riesce ancora con Foggia?
Mai questa provincia ha avuto una mole di finanziamenti così corposa dalla Regione. Sono dati oggettivi. Foggia però deve reagire, non dipende dagli altri. Bari aveva un centro storico inaccessibile 20 anni fa, dove si ammazzava in pieno giorno, oggi ospita il G7 ed è una città turistica. Ma oltre ai sindaci, Emiliano prima e Denaro poi, c’è stato un apporto decisivo della società civile. La testa dei cittadini è decisiva. Se siamo abituati, per esempio, a parcheggiare in Ztl sotto il teatro Giordano, divenuto parcheggio abusivo in pieno centro, c’è un problema culturale serio…
Da dove bisogna ripartire per ricostruire le basi culturali e poi socio-economiche della città?
Al primo posto c’è la lotta alla criminalità. Se siamo in difficoltà è perchè il fenomeno mafioso nel corso degli anni ha impoverito il territorio. Oggi siamo in un contesto favorevole agli investimenti, grazie all’ottimo lavoro della Procura di Foggia, della Dda di Bari, carabinieri, polizia e guardia di finanza stanno infliggendo colpi decisivi, con sentenze. Poi servono imprenditori che non si piegano e una politica che tiene fuori i criminali dal Comune, sono nemici dello Stato. Contemporaneamente, servono servizi per migliorare la qualità della vita.
L’economia della Puglia tiene. La provincia di Foggia però continua invece ad essere in ritardo. Come se lo spiega?
Il primo dato emblematico della difficoltà è la disoccupazione. La nostra provincia ha il tasso più alto della regione e tra i più alti del Mezzogiorno. Questo è il principale indicatore di povertà. Ma qui ci sono anche enormi potenzialità.
Lei ha aspirazioni romane, anche se alle scorse Politiche non le è andata bene. Se dovesse scegliere qualcuno per la sua ‘successione’ in Puglia, lo pescherebbe nel partito o tra i sindaci?
Io ho 42 anni, sono abbastanza giovane per pensarci. Questo poi lo decideranno i cittadini. Quello che posso dire è che nel corso degli anni abbiamo costruito una bella squadra di amministratori, sindaci assessori e consiglieri comunali che hanno cambiato il volto di molte realtà. Il lavoro fatto a Monte Sant’Angelo è stato importante. Solo 8 anni fa, era stata etichettata come capitale della mafia dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose. Quelle erano le notizie che circolavano su una realtà meravigliosa. Oggi arriva seconda come capitale italiana della cultura, nel 2024 sarà capitale culturale della Puglia. Anche Foggia, con un lavoro corale di tutta la città, tra qualche anno potrà rivedere la luce dopo anni bui.
Seguici anche su Instagram – Clicca qui









