“La mafia foggiana tra ricerca di equilibrio e l’individuazione di una strategia federata”. Lo ha detto a l’Immediato, Paolo Iannucci, direttore della Direzione investigativa antimafia di Foggia, attiva in città dal 2020 con sede in piazza Italia, ex scuola di polizia. Una struttura prestigiosa che presto ospiterà anche i magistrati della Dda di Bari, quotidianamente a Foggia per seguire i vari processi contro i clan della provincia.
Alla nostra testata, Iannucci ha parlato di “strategia federata” in merito ai nuovi assetti mafiosi nel capoluogo dauno, scenario nel 2022 di un’impressionante scia di sangue. “Questa strategia è stata sempre nell’anima e nella testa dei boss della Società Foggiana – ha aggiunto il direttore -. Oggi la mafia è alla ricerca di modelli economici piuttosto che gangsteristici. È chiaro che ci sia anche una connotazione violenta, ma ci sono sempre più connessioni con parti non sane del mondo economico e politico”. Cresce dunque il “coinvolgimento in attività economiche per ricercare sempre più di denaro”.
E ancora: “Gli omicidi del 2022 a Foggia hanno riguardato soprattutto figure di raccordo dei vari clan. Solitamente sono le persone che pagano per prime i contrasti e i disequilibri. È successo anche nel 2018 con l’omicidio di Rodolfo Bruno, il cassiere della Società Foggiana”. Si sospetta una guerra per la droga, ma Iannucci frena: “La droga è il core business principale da sempre, ma il contesto in cui si inquadrano quei fatti non è ancora possibile identificarlo, ci sono indagini in corso”.
Eppure il fenomeno mafioso, ancora oggi, viene spesso minimizzato: “Si tratta di voci isolate – ha tagliato corto Iannucci -, non sono opinioni pubbliche o delle istituzioni. Anzi, la ‘squadra Stato’ si sta ampliando e c’è una maggiore partecipazione anche da parte di chiesa, università e associazioni. Le iniziative di antimafia sociale non mancano”.
Poi ancora sui clan: “Stanno andando verso il futuro, non certo verso il passato. Basti pensare agli affidamenti diretti e ai servizi a livello locale assegnati ad imprese controllate dalla mafia. Penso, ad esempio, a Manfredonia dove le associazioni criminali sono particolarmente impegnate nel mondo economico”.
Nel frattempo, sono cambiati anche i nomi di alcune organizzazioni criminali: “Proprio a Manfredonia, dopo anni, oggi possiamo parlare di clan Ricucci-La Torre, ma è evidente che i luogotenenti di Mario Luciano Romito (il boss ucciso nella strage di San Marco del 2017, ndr) abbiano adesso ruoli apicali”. Ed infatti, l’Immediato già da mesi parla di clan Lombardi-Scirpoli-Raduano alla luce dell’omicidio del boss Pasquale Ricucci detto “Fic Secc”. Per la Dia i tempi di “rimodulazione” sono inevitabilmente più lunghi perché tengono conto dei processi e delle sentenze definitive. Ma gli investigatori sanno bene chi comanda adesso.
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