A colloquio con il giornalista del tg di La7, Fabio Angelicchio, nel Foggiano, sua terra d’origine, per motivi professionali. Con lui abbiamo fatto il punto sul futuro del giornalismo italiano. “Momento difficile, sta scemando la parte etica di questa professione, una professione dalla responsabilità enorme. A noi è stato demandato il compito di raccontare la verità, la realtà all’opinione pubblica che vive le giornate in base alle informazioni che noi gli diamo, e queste devono essere certamente attendibili e verificabili. Purtroppo spesso accade il contrario con il giornalista che diventa opinionista. E così non va bene. Sempre meno giornalismo d’inchiesta? Vero. Le inchieste richiedono molto tempo. Sono pochi i direttori e gli editori che sottraggono giornalisti alla redazione per affidargli le inchieste. Oggi viviamo l’epoca dei social con tanti giornali che pur di sparare la notizia per primi non la verificano. La Rai deve restare una tv pubblica ma deve funzionare bene”.
Angelicchio è un inviato di guerra, le ha seguite quasi tutte, fino a quella attuale in Ucraina. “Questa è una guerra molto strana, basti pensare al numero di vittime che ci sono state. Una guerra raccontata in maniera filo occidentale. Noi giustamente sosteniamo l’Ucraina, un paese che è stato invaso dalle truppe russe su ordine di Putin, ma è vero anche che questa guerra viene raccontata un po a piacimento, trascurando il fatto che l’informazione non deve vergognarsi di dire che ci sono state delle vittime anche tra la popolazione russa. È un omissione, dobbiamo raccontare le vittime civili ucraine e quelle russe”. Fabio Angelicchio non rinnega le sue origini garganiche. “Sono molto fiero della mia terra di origine, Vico del Gargano”.











