Ore contate per Gianni Rotice. La sua tragicomica gestione del Comune di Manfredonia sarebbe infatti al capolinea. 13 consiglieri comunali, 9 dell’opposizione e 4 di Forza Italia, dovrebbero lasciare il Consiglio comunale dopo una raccolta firme lampo organizzata dai vertici azzurri nelle scorse ore.
Dopo la rottura insanabile tra il sindaco e il partito che lo portò alla vittoria nel 2021, ecco ora avvicinarsi la caduta dell’amministrazione vittima del suo stesso primo cittadino, quest’ultimo al centro di un imponente conflitto d’interessi.
L’epurazione degli amministratori in quota Forza Italia aveva portato Rotice ad attorniarsi soltanto di “yes-man” pronti a tutto per il loro “padrone”. A peggiorare la situazione, la commessa milionaria per opere edilizie a Borgo Mezzanone, con il rischio di veicolare l’appalto ai soliti noti. Scene già viste per la pubblica illuminazione, settore rimasto in stand by per la presunta volontà di Rotice di favorire Michele D’Alba, l’imprenditore delle “Tre Fiammelle” interdetto per mafia. Fu l’ex assessore Angelo Salvemini, uno dei tanti defenestrati dal sindaco, ad evidenziare la vicenda in una lunga lettera ai consiglieri comunali.
Ora per Rotice, accusato di “incompetenza politica” persino dal suo ex vicesindaco Giuseppe Basta, anche lui cacciato in malo modo, sembrano giunti i titoli di coda. (In foto, Rotice e Gatta)













