Scena muta per Antonio Miucci davanti al gip di Foggia. Il 21enne montanaro, figlio del boss Enzo “U’ Criatur”, ha preferito avvalersi della facoltà di non rispondere limitandosi a respingere ogni accusa.
Il giovane è stato arrestato dai carabinieri pochi giorni fa per aver gambizzato un 38enne al rione Monticchio di Manfredonia. La vittima, nota alle forze dell’ordine per questioni di droga, venne raggiunta e ferita a gennaio scorso, ma il movente è tuttora ignoto.
Secondo l’accusa, Miucci, armato di fucile a pompa, sarebbe entrato in azione in via San Leone IX, sparando al 38enne mentre quest’ultimo passeggiava. La vittima riuscì a raggiungere il pronto soccorso dell’ospedale di Manfredonia e, successivamente, fornì una descrizione dell’aggressore. Miucci sarebbe stato incastrato dai filmati della videosorveglianza, in linea con le informazioni fornite dal ferito.
I carabinieri effettuarono anche una perquisizione a casa del giovane Miucci a Monte Sant’Angelo sequestrando un piumino rosso, forse usato dal 21enne al momento della sparatoria. Positivo l’esame dello stub sull’indumento ovvero l’analisi utile a rinvenire tracce di polvere da sparo.
Stando all’impianto accusatorio, il figlio del boss avrebbe agito per “pregressi rapporti e ragioni di astio” con la parte offesa. Su Miucci, inoltre, il gip avrebbe evidenziato “una personalità proclive a risolvere questioni ricorrendo all’intimidazione armata”. Il 21enne venne arrestato già a marzo scorso per detenzione di un fucile.
Suo padre Enzo, intanto, resta detenuto a Palermo ed è ancora sotto processo dopo l’arresto nel 2019 per l’operazione antimafia “Friends”.
Nel frattempo, il boss del clan dei montanari Li Bergolis-Miucci-Lombardone è stato nuovamente arrestato lo scorso 14 luglio con l’accusa di aver gestito il traffico di droga dal carcere di Terni e di aver introdotto e utilizzato telefonino mentre era in cella.
Che Enzo “Renzo” Miucci sia il “dominus” della mafia garganica lo si evince in un passaggio dell’ordinanza: “È utile ricordare che il capo batteria malavitosa ‘montanara’, nell’intento criminale ha potuto affidarsi ad una struttura organizzativa di tipo ‘militare’ con la distinzione, al suo interno, di gradi e gerarchie. In tale ambito, è verosimile sostenere che Matteo Pettinicchio, sia amicalmente che per la totale condivisione degli intenti criminali, sarebbe da ritenersi a tutti gli effetti il suo luogotenente”. (In alto, i due Miucci; sullo sfondo, i carabinieri davanti al castello di Manfredonia)
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