Fiumi di cocaina ma senza tralasciare la “nera”, ovvero l’eroina. È quanto emerge dalle oltre 2400 pagine dell’ordinanza del gip Rinaldi che ha portato all’arresto di 82 persone tra capi e sodali della “Società Foggiana”. Decisive le rivelazioni dei pentiti che agli inquirenti hanno parlato anche dei contatti tra i clan della città e Franco Nardino, 60enne boss di San Severo detto “Kojak”, da sempre legato ai foggiani, già colpito in passato da condanne per mafia. In buona sostanza, un “pezzo da Novanta” della criminalità di Capitanata.
In un episodio, ricostruito nelle carte dell’operazione “Game Over”, viene fuori che “Kojak” avrebbe fornito droga di scarsa qualità (mezzo chilo di eroina in cambio di 4mila euro quale anticipo di pagamento dell’intera partita) ai foggiani tanto che lo stupefacente sarebbe stato restituito nel giro di poche ore. “Il giorno in cui è avvenuta la restituzione della sostanza stupefacente a Nardino – si legge nell’ordinanza – è stata intercettata una conversazione tra Alessandro Aprile detto ‘Skiattamurt’ e Angelo Bruno, alias ‘La Ciotta’, nel corso della quale quest’ultimo ha chiesto conferma della restituzione del pacco”. Inoltre ci sono le dichiarazioni dei pentiti secondo cui a Bruno “era affidato il traffico dell’eroina nel territorio di Foggia”. “Lo chiamano ‘Il Pirata’(...) Fa la… Come si dice? (…) La nera. Come si dice? L’eroina, fa l’eroina (…) E lui… La può fare solo lui a Foggia, non la deve fare più nessuno”.
“La finalizzazione alla cessione di tale sostanza stupefacente ricevuta si trae dal quantitativo acquistato, di ‘mezzo chilo’, significativamente superiore a quello detenibile ai fini di uso personale – si legge ancora -, nonché dalla circostanza che Aprile e Sardella durante il trasporto della sostanza stupefacente all’interno dell’auto hanno rivelato come gli stessi non fossero assuntori di tale tipologia di droga, avendo commentato scherzosamente l’effetto drogante delle esalazioni. Lo stesso Aprile, poi, ha giustificato l’esigenza di restituire la sostanza stupefacente in ragione del fatto che tale scarsa qualità non avrebbe avuto mercato a Foggia“.
Quanto a Nardino, la consapevolezza della finalizzazione della cessione di 500 grammi di eroina, “si trae – secondo il gip – dal tenore della conversazione intercorsa tra lo stesso ‘Kojak’ e Sardella, riferita da quest’ultimo ad Aprile, durante la quale Nardino ha evocato la necessità di ‘mangiare’, prospettando l’esigenza di dividere con il ‘gruppo’ i ricavi derivanti dalle attività illecite e prospettando al contempo la volontà di parlare con ‘il Vecchio’, da identificarsi con Rocco Moretti“, quest’ultimo capo assoluto della mafia foggiana da almeno un trentennio, conosciuto con il soprannome “Il porco”, già al 41 bis ma arrestato anche per “Game Over”.
Riguardo alla droga, il collaboratore di giustizia Carlo Verderosa, ex morettiano, ha riferito che “l’imposizione di rifornirsi unicamente dai canali del sodalizio era riferita al traffico di cocaina e ha precisato che la distribuzione dell’eroina era stata affidata proprio ad Angelo Bruno che, dietro versamento nelle casse del sodalizio di un importo inizialmente pari a 10.000 euro al mese, poi rimodulato al ribasso in ragione dei minori introiti conseguenti al minor volume d’affari, era l’unico autorizzato a distribuirla al dettaglio nella città di Foggia“.
Il pentito ha chiarito che prima di intraprendere il percorso di collaborazione con la giustizia, era a conoscenza del fatto che Bruno versasse nelle casse del sodalizio criminale la somma di “3.000 euro al mese per esercitare tale illecita attività”.

Il “sistema della droga”
I pentiti hanno fornito molte indicazioni sul “sistema” adottato dai clan per monopolizzare i traffici di droga e incassare i profitti mettendo da parte i vecchi rancori. Tra i promotori del “cartello del narcotraffico” ci sarebbe stato Pasquale Moretti detto “Il porchetto”, non indagato in “Game Over”, figlio del super boss Rocco.
Il collaboratore di giustizia Alfonso Capotosto: “Oh! Appena è uscito Pasquale dal carcere, si è fatto il giro, dicendo: ‘Dobbiamo fare tutti quanti… ci mettiamo tutti insieme? Creiamo un’associazione tutti quanti insieme sulla droga?’. Pasquale ha fatto, ha preparato tutta quella lista, con il ragioniere. Vuoi sapere dove sta questo ragioniere che gli ha preparato tutta questa lista a Pasquale?”. E indica un cancelletto alla periferia di Foggia.
Funzionava così: “Io e te ci sediamo a tavolino e diciamo: ‘Lo dobbiamo fare questo accordo?’ – ‘Sì, però solo noi! Non devi andare fuori per fatti tuoi e te la vai a prendere per fatti tuoi, sennò poi succede il bordello’. Poi il sistema della droga quello è tutto insieme, l’ho scritto, l’atto del sistema della droga: Francavilla, Sinesi, Aprile Alessandro, Scopece Alessandro“, quest’ultimo morto in un agguato lo scorso anno. Tra i grossisti viene indicato Roberto Russo detto “Il Colombiano” o “Il Priore” ucciso a marzo 2022.
Era tutto piuttosto lineare, si andava dallo spacciatore di turno e si diceva: “La cocaina la devi prendere da me”. “Però la cocaina è mischiata, da un chilo dovevano fare due chili. Dice: ‘A chi la vendo?’, gli spacciatori, quelli che se la vengono a comprare, se la devono comprare per forza, o vogliono o non vogliono, sennò non possono andare ad un’altra parte, cioè era tutto un tornare. Io andavo dalle persone a dire: ‘Vedi che la droga te la devi comprare da noi’“.
La gerarchia nei Moretti
Preziose le dichiarazioni di Verderosa che avrebbe reso “importanti e dettagliate informazioni sul sodalizio di appartenenza” (i Moretti). Il pentito ha spiegato che la sua batteria si occupava principalmente di droga, estorsioni ed omicidi; non vi erano riti di affiliazione e il capo della sua batteria era Pasquale Moretti (che si trovava agli arresti domiciliari ad Orta Nova) in quanto suo padre Rocco, storico capo, era detenuto in carcere. In ordine di importanza seguivano Nico Valletta (il cassiere) e Rocco Moretti junior, anche quest’ultimo arrestato in “Game Over”,
Verderosa avrebbe avuto rapporti personali “con tutti i soggetti al vertice della batteria” e avrebbe partecipato, prima della detenzione carceraria, “a numerose riunioni volte a risolvere i problemi associativi o a pianificare gli omicidi indicando i luoghi in cui tali incontri si sarebbero tenuti”.
Nel novembre 2019 si recò con altri sodali (tra cui Nico Valletta) a casa di Rocco Moretti junior partecipando alla preparazione degli stipendi da consegnare agli affiliati. Nell’occasione venne redatta una lista su cui erano riportati i nomi dei percettori della “spartenza” con l’importo a ciascuno attribuito. Nell’abitazione del giovane Moretti fu ritrovata anche l’ormai nota lista delle estorsioni.












