“Eccolo là. Un giullare. Tale è diventato il primo cittadino con i suoi, ormai noti, interventi fuori luogo e del tutto destituiti di fondamento tecnico, basati solo ed esclusivamente sulla satira”. Inizia così il post di Angelo Salvemini, ex assessore ai Lavori Pubblici di Manfredonia. Nel mirino, il sindaco Gianni Rotice dopo lo “show” durante l’ultimo Consiglio comunale.
Salvemini lo definisce: “Il Beppe Grillo del centrodestra che fa ridere solo i suoi adepti assessori e consiglieri, presidente del consiglio compreso. Buttarla in caciare è diventato il suo unico modo di trattazione delle questioni della nostra città. Laddove non arriva (e questo capita praticamente sempre), richiama i fantasmi del passato convinto che così facendo si auto manleva dalle responsabilità. Oltre alla indiscussa INcapacità di gestione dell’ente, il signor Giovanni Rotice mostra l’affezione da una grave forma di amnesia. Dimentica, infatti, il signor sindaco, che non appena si è insediata questa amministrazione, gli avevo suggerito di fare una operazione verità sul bilancio disponendo un riaccertamento di tutti i famosi residui. In materia, io ero abbastanza ferrato avendo sollevato questa problematica già durante l’ultima amministrazione Riccardi. E, invece, come sempre accaduto, non mi ha dato retta. I debiti, così chiamati volgarmente dal sindaco, non sono l’eredità di chi ci ha preceduto ma il frutto di una mala gestio delle finanze dell’ente protrattasi nel tempo. Un tempo, il cui inizio non è possibile datarlo. Ad ogni modo, l’amministrazione Riccardi approvò un piano di riequilibrio che, seppur pesante, è perfettamente sostenibile. Ovviamente la sostenibilità dipende dalla capacità di amministrazione di coloro che sono saliti al potere. Capacità, come già sopra detto, inesistente nel caso di specie. Piuttosto, il sindaco farebbe bene a ricordare che l’attuale dirigente al settore finanziario è lo stesso che dirigeva il settore allorquando il comune è stato sciolto per pericolo di infiltrazioni mafiose oltre che lo stesso che ha subìto più di una bacchettata dalla Corte dei Conti. Eppure lui, il sindaco, non solo lo ha riconfermato (ai sensi dell’art. 110 del TUEL) allorquando si è insediato alla guida del comune di Manfredonia, ma, addirittura, ha permesso la sua stabilizzazione mandando avanti quel concorso costato la sfiducia all’allora Segretario Generale, avv. Giuliana Galantino. E oggi che fa? Se la prende col passato. Peccato che di quel passato lui ha fatto parte a vario titolo. Con la parole possiamo anche rinnegarlo, ma i fatti dicono altro”.
Po Salvemini conclude: “Caro signor sindaco. Invece di perdere tempo a far incorniciare pezzi di carta, studi di più e si prepari meglio agli interventi che ogni volta, di getto, effettua. Il ‘getto’ non è per lei. Il ‘getto’ è per coloro che vantano una basilare capacità di espressione e che hanno cognizione di causa. Sbandierare la sua esperienza da imprenditore (sulla quale non vogliamo e non possiamo esprimerci perchè non conosciamo e non vogliamo conoscere i suoi conti) è una mera forma di autoreferenzialità non dimostrativa delle sue capacità. In questi 19 mesi di amministrazione ha fatto degli strafalcioni che un giorno pagherà a caro prezzo. L’unica cosa che mi preoccupa è che oltre a lei pagheranno quel caro prezzo anche i cittadini di Manfredonia”.












