No della Cassazione ad Armando Li Bergolis, il boss dei boss. L’uomo, 48 anni, capo indiscusso del clan dei montanari Li Bergolis-Miucci-Lombardone, apicale anche rispetto ai fratelli Matteo, 50 anni e Franco, 45 anni, aveva presentato ricorso contro la decisione del Ministero della Giustizia di prorogare per altri due anni il regime del 41 bis, carcere duro.
Per i giudici “è persistente il pericolo di mantenimento dei collegamenti del boss con la consorteria mafiosa di riferimento, attualmente operativa, per la quale il condannato, con ruolo apicale, aveva commesso numerosi e gravi reati”. Armando Li Bergolis fu condannato a 27 anni di carcere nel maxi processo “Iscaro-Saburo” che certificò per la prima volta, nel 2009, l’esistenza della mafia sul Gargano. Nello stesso procedimento penale vennero inflitti 27 anni anche al fratello Matteo, mentre a Franco, il piccolo dei tre, fu comminato l’ergastolo. L’uomo, infatti, oltre alle accuse di mafia, venne indicato dai giudici come il mandante dell’omicidio Mangini nel 2001 a Manfredonia.
Nel respingere il ricorso del boss, la Suprema Corte ha molto insistito sulla “posizione rivestita dal ricorrente nel sodalizio di appartenenza” e sulla sua “biografia penale”. Per la Cassazione, Li Bergolis risulta “concretamente in grado – nonostante il regime più severo in atto – di mantenere contatti con il sodalizio“. Dichiarando inammissibile il ricorso, i giudici hanno anche condannato il boss al pagamento delle spese processuali.
I fratelli Li Bergolis detti i “Calcarulo” sono i capi storici della malavita garganica, i più potenti e rispettati negli ambienti criminali del promontorio. Sono figli di Pasquale Li Bergolis, assassinato nel 1995 a pochi passi dalla Basilica di Monte Sant’Angelo negli anni della faida con i Primosa-Alfieri, e sono nipoti di Francesco “Ciccillo” Li Bergolis, il patriarca del clan giustiziato nella sua masseria nel 2009. I tre boss sono inoltre pro cugini di Enzo Miucci alias “U’ Criatur”, 40 anni, reggente dell’organizzazione. (foto sullo sfondo da Agi.it; nel riquadro, Armando Li Bergolis)
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