di POTITO SALATTO*
Ho sognato e immaginato una città, la mia, serena e senza spettri, con i suoi cittadini capaci di guardarsi l’un l’altro con rispetto e comprensione. Una città che non permette che il bisogno divenga disperazione, che preferisce fare anziché lamentarsi, assumersi le proprie responsabilità anziché imprecare. Una città addolorata e ferita che crede al valore della democrazia, del confronto, della crescita comune. Una città dove il civismo sia la premessa delle liste civiche e non il contrario, nella quale le idee di uno sappiano cogliere gli aspetti positivi di quelle altrui, uno schieramento non consideri l’altro come nemico. Chi pensa che i foggiani non abbiano dignità, commette un grave errore. Foggia è una città che ha dato i suoi figli a guerre lontane, che ha alimentato la prosperità di tanti popoli e Paesi, dall’Argentina al Belgio, dagli Stati Uniti all’Australia. E che ha saputo, fra mille limiti, contraddizioni ed errori diventare città, da borgo o paesone che era.
Questo è stato fatto grazie alla democrazia e alla politica, non contro la democrazia e la politica. I partiti, dal Movimento Sociale al Partito Comunista, passando per la Democrazia Cristiana, i liberali, repubblicani, socialdemocratici e socialisti hanno fatto molto, pur nell’asprezza delle contrapposizioni e delle battaglie, perché Foggia crescesse: con il Piano Regolatore Rutelli, con i primi Piani di Edilizia Economica e Popolare negli anni Sessanta, con la città-cantiere degli anni Settanta, le opere pubbliche degli anni Ottanta, il Pic Urban degli anni Novanta. La crisi della politica (ma anche di un modello di spesa pubblica) di fine millennio ci ha consegnato, indipendentemente dai meriti e dai demeriti dei singoli, un lungo periodo di stagnazione, culminato nell’amara ferita dello scioglimento.
Nel sogno che ho fatto il futuro è molto più importante del passato. Ci saranno sedi, momenti e luoghi per accertare responsabilità e colpe di singoli. Ma guai a noi se immaginassimo una Foggia colpevole in toto.
Dobbiamo fare un salto di qualità. Onestà e trasparenza come prerequisiti per la prossima legislatura e la selezione dell’eligendo consiglio comunale rientra a pieno titolo nei compiti e nelle mansioni dei partiti e dei movimenti, a cui però compete il corrispettivo onere di coinvolgere i cittadini nei loro processi decisionali. L’idea che un numero assai ristretto di persone si riunisca in conclave ed estragga dal cilindro il nome di una candidata o di un candidato è sbagliata e inattuale. Mai come questa volta, infatti, abbiamo bisogno non solo di un primo cittadino che meriti pienamente questa qualifica (e sia cioè una persona qualificata, specchiata e competente), ma di una squadra di governo di valore e soprattutto di un sostegno pieno e permanente da parte dell’opinione pubblica. Perché ci serve un sindaco vero, nella pienezza dei propri poteri e delle proprie prerogative, che faccia per intero il suo dovere senza cercare alibi nella litigiosità dei partiti, nella macchinosità della burocrazia, nelle obiettive difficoltà di funzionamento della macchina Comune. Per la mia esperienza di amministratore so che è possibile. In questa circostanza è anche indispensabile.
Cerco di dire che è importante il “chi”, ma sono fondamentali il “come” e il “perché” Non serve solo un sindaco che chiuda con un triste passato; serve un sindaco che apra una prospettiva di futuro. E non serve solo un sindaco capace, serve un sindaco che sia individuato sulla base di un confronto ampio, partecipato, serrato.
L’associazione Municipia, che è basata sul presupposto della centralità dei Comuni nella storia d’Italia e d’Europa, e che terrà un incontro pubblico il prossimo 26 maggio, venerdì, alle 17,30 all’Altrocinema Cicolella, si propone di essere uno strumento a disposizione di questo impegnativo sforzo di ripristino democratico, il puntello di questa agorà che pensiamo debba divenire la città di qui al prossimo autunno, quando verrà restituito il diritto di voto ai cittadini. Non per realizzare il sogno di chi scrive, ma per metterlo in comune con i sogni di tanti altri. Nel rispetto delle differenze, del pluralismo politico e culturale, della storia e della realtà di Foggia. Per contribuire a fare in modo che i protagonisti della campagna elettorale siano i padroni di casa, coloro a cui leggi e Costituzione assegnano la sovranità: i cittadini. I cittadini che pensano, che scelgono e che sognano. Perché, come insegnano le ‘Mille e una Notte’: “La verità non sta in un sogno solo. Sta in molti sogni”.
*Imprenditore della sanità privata ed ex vicesindaco di Foggia













