Foggia, scuole chiuse e 2.600 euro al giorno per lo scuolabus: i commissari “bocciano” la dirigente

Bocciata Silvana Salvemini, scelta dall’ex sindaco Landella. Magno&Co: “Non riconosce la valenza strategica dell’istruzione sotto il profilo educativo, sociale, civile e relazionale”

Sull’istruzione e le politiche sociali a Foggia è impietoso il giudizio dei commissari. La valutazione della dirigente Silvana Salvemini è ai minimi storici. A darle quella posizione, a febbraio del 2021, fu l’ex sindaco Franco Landella, la cui amministrazione è caduta in seguito all’avvio della procedura di scioglimento per infiltrazioni mafiose.

Considerando che il raggiungimento del risultato massimo di amministrazione è 100, le strutture assegnate alla dirigente sono prevalentemente di molto sotto la media complessiva che è di 86,67. In particolare, si registra il tonfo nei servizi sociali (68) e soprattutto nel servizio pubblica istruzione e scuole (35,40). Le ragioni della bocciatura sono descritte nelle schede di valutazione inserite nella relazione sul controllo di gestione pubblicata nei giorni scorsi.

Per esempio, nel capitolo sulla “riorganizzazione della rete educativa e scolastica”, si legge: “L’obiettivo non risulta raggiunto, posto che con l’adozione della deliberazione per la chiusura delle scuole dell’infanzia, la dirigente evidenziava una situazione ben diversa da come riscontrata in esito a mirate verifiche. Infatti, a seguito di una proficua interlocuzione con l’Ufficio Scolastico Regionale, è stato riscontrato che, a differenza di quanto prospettato dalla dirigente, il numero degli alunni iscritti alle scuole comunali era assolutamente in linea con quello degli alunni delle scuole paritarie.

Non solo, la chiusura disposta dalla Commissione di tutte le scuole dell’infanzia comunali e dell’asilo nido ‘Tommy Onofri’, non è risultata affatto in linea con gli indirizzi ministeriali e governativi che, invece, miravano a stimolare e favorire un incremento ad ampio spettro dell’offerta scolastica, per supportare le famiglie, da un lato, e per costituire sul territorio presidi di legalità e cultura, dall’altro. In altre parole, la chiusura – che ha determinato un’insurrezione non solo nel mondo della scuola ma anche nella società civile e nei diversi livelli della politica – è stata proposta alla Commissione sulla base di valutazioni meramente meccanicistiche (pochi alunni = chiusura scuole), prospettate sommariamente dal dirigente senza una doverosa, preliminare ed approfondita analisi di contesto e di prospettiva, fatto che denota il mancato riconoscimento, da parte della dirigente, della valenza strategica dell’istruzione sotto il profilo educativo, sociale, civile e relazionale, fonte di crescita e di sviluppo di una comunità”.

“Infatti, diversamente – proseguono -, non sarebbe stata proposta, come invece avvenuto, la chiusura anche di scuole in quartieri degradati e ad elevato rischio di marginalità sociale. Peraltro, poco attendibili sono risultati anche i prospettati risparmi di spesa, poi verificati dal competente Ufficio Finanziario, anche in considerazione del fatto che la chiusura delle scuole non avrebbe di certo ridotto drasticamente il costo del personale, che rappresenta la maggior voce di spesa del servizio. Per effetto delle accertate criticità ed erronea valutazione in ordine alla determinazione di chiusura delle scuole, la Commissione ha dovuto revocare la delibera del dicembre 2021 di chiusura delle strutture scolastiche e successivamente nel giugno 2022 ha adottato una nuova determinazione con la quale sulla base di una rinnovata valutazione in ordine circa l’opportunità di mantenere funzionanti le scuole dell’infanzia, ne ha disposto la apertura”.

Un capitolo a parte, poi, merita il servizio di trasporto scolastico. Il costo è stato di quasi 549mila euro per 110 fruitori: in pratica quasi 5mila euro a bambino. Se consideriamo le giornate effettive, 211, il costo per ogni singolo giorno è stato di 2.601 euro. A questo si aggiunga la mancata attivazione della mensa, pur essendoci risorse per quasi 140mila euro, la valutazione, in questo caso, è di 40 su 100. Insomma, in alcuni alvei della tecnostruttura si raschia il fondo. Non proprio un bel segnale per una città che dovrebbe risollevarsi dall’onta del timbro mafioso, facendo leva proprio su istruzione e cultura. (In foto, Magno e Salvemini; sullo sfondo, il Comune di Foggia)

Seguici anche su Instagram – Clicca qui

Ricevi gratuitamente le notizie sul tuo Messenger di Facebook. Ecco come



In questo articolo: