Mafia, chiesti 30 anni di reclusione per il boss di San Severo. La difesa insorge sulle modalità del processo

La DDA invoca una pena pesantissima. Il legale dell’imputato ribatte con l’assoluzione “per non aver commesso il fatto”. Sentenza alle porte

Agli sgoccioli il processo a Giuseppe La Piccirella alias “Pinuccio il ragioniere” o “il professore”. Il noto pregiudicato di San Severo, ritenuto dall’accusa al vertice del clan Testa-La Piccirella, alleato dei foggiani Moretti, è imputato in “Ares” dal nome della maxi operazione del 2019 contro la malavita nell’Alto Tavoliere. Molti degli arrestati sono già stati condannati in abbreviato, “il professore”, invece, optò per il rito ordinario in corso presso il Tribunale di Foggia. Nelle scorse ore la pm della DDA di Bari, Bruna Manganelli, grande conoscitrice della criminalità organizzata di Capitanata, ha chiesto una pena pesantissima per La Piccirella: 30 anni di reclusione. 

Dopo quella della pm, si è tenuta la discussione della difesa (avvocato Luigi Marinelli) che ha invece chiesto l’assoluzione “per non aver commesso il fatto”. Il legale dell’imputato, quasi in forma di protesta, ha rassegnato semplici conclusioni scritte esponendo in meno di mezz’ora le ragioni della scelta. Secondo lo stesso La Piccirella sarebbero stati violati i diritti della difesa che ha come uniche armi il controesame e i testi a discarico. La difesa si è sentita privata dei mezzi necessari per un processo a 360 gradi, soprattutto dopo l’ordinanza di revoca della lista di testi, alcuni dei quali indicati direttamente dal tribunale.

A parere della difesa, il processo si sarebbe incentrato esclusivamente su due questioni: le accuse mosse da un ispettore attraverso un’informativa e le conversazioni a casa del boss Franco “Kojak” Nardino tra quest’ultimo e altre persone, compreso La Piccirella, con le quali avrebbe parlato delle presunte malefatte del “professore”. Il tutto nell’unica stanza non sottoposta ad intercettazione. Per queste ragioni, la difesa ha ritenuto inutile discutere in quanto “mortificata e violata di qualunque potere”. Il timore della decorrenza dei termini di custodia cautelare – sempre stando alla tesi dell’imputato e di chi lo assiste – avrebbe prevalso sui diritti difensivi. Fin dalle prime battute del processo, La Piccirella si è sentito il capro espiatorio di tutti i mali di San Severo. A fine mese la sentenza.

“Il professore” è accusato di mafia, traffico di droga, 5 imputazioni di spaccio, duplice tentato omicidio, 3 estorsioni, 4 tentativi di estorsione, gambizzazione, 9 imputazioni di armi, 3 di ricettazione e una di furto. L’imputato segue il processo dal carcere di Teramo dove è detenuto in regime di Alta Sicurezza. (In foto, Manganelli e l’imputato)

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