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Home - 30 anni dall’assassinio Panunzio. Don Ciotti: “Giovanni è morto e noi dobbiamo essere più vivi”

30 anni dall’assassinio Panunzio. Don Ciotti: “Giovanni è morto e noi dobbiamo essere più vivi”

Di Antonella Soccio
6 Novembre 2022
in Cultura&Società, Immediato TV
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6 novembre 1992. 30 anni dall’assassinio di mafia dell’edile foggiano Giovanni Panunzio. La famiglia dell’imprenditore e “Libera” hanno voluto ricordare Panunzio con la celebrazione di una messa, la cui omelia è stata pronunciata dal concelebrante don Luigi Ciotti, trascinatore dell’associazione antimafia.

Non una marcia, non un convegno, ma una messa. Mai come in questo momento utile e necessaria per la città percossa da una nuova possibile guerra di mafia.
Tanti i parrocchiani di Santo Spirito, tra gli altri il procuratore Ludovico Vaccaro, gli attivisti del presidio di Libera come Daniela Marcone, gli eredi Ciuffreda, i volontari della Fondazione Antiusura Buon Samaritano con i consiglieri Rocco Di Stasio, Maria Laura Trisciuoglio e il presidente onorario Pippo Cavaliere.

Don Ciotti si è rivolto direttamente alla vedova Angela, oggi anziana: “Oggi ricordiamo un uomo onesto, un grande lavoratore. Un uomo trasparente e generoso che non ha fatto genuflessioni contro i criminali e i poteri forti. Lui è morto ma noi dobbiamo essere vivi. E dobbiamo ricordare anche tutte le altre vittime, le famiglie, ricordiamoli tutti. Dio non è delle morti, ma dei viventi”, ha detto in esordio.

Don Ciotti ha aperto i cuori. “La fede non esclude il lamento, la protesta, la contestazione, i dubbi – ha rimarcato -. Anche i dubbi conducono a Dio, che coglie la nostra protesta, capisce la nostra fragilità, è cosciente dei nostri limiti. La Parola di Dio è da ascoltare anche se è scomoda. Queste letture sono una provocazione, Dio ci parla di un Dio che non è solo da cercare ma da accogliere. Dio non è lontano, vive sulla Terra, dobbiamo incontrarlo in mezzo a noi. Non dobbiamo accontentarci dei riti. È lui che ci ha detto di essere presenti nella vita delle persone cominciando dai deboli e dai fragili. Ascoltare non vuol dire solo udire, ascoltare è una dimensione empatica, significa entrare nella vita di chi ci è di fronte”.

Ha citato Papa Francesco, per cui si ascolta con l’orecchio del cuore e per cui le relazioni sono l’essenza della vita. “Il cristiano non può restare in disparte di fronte alle ingiustizie di questo parte. Stare dalla parte del bene vuol dire non voltare lo sguardo di fronte al male. Se oggi il male continua ad esistere è perché le ingiustizie si sono oliate”.
Don Ciotti recupera l’iconografia di San Michele Arcangelo, protettore della Provincia di Foggia, che cerca di sconfiggere il drago.
“Le mafie in tutte le loro espressioni sono il drago che seduce, il potere che degenera. Chi sono i draghi di oggi? I seduttori del potere. La malattia più terribile resta la delega, affidare agli altri, invece c’è la responsabilità, l’impegno. Si sta passando dall’ecosistema all’egosistema, all’egoismo”.

Secondo il sacerdote negli anni anche a Foggia ci sono state mobilitazioni importanti ma “poi tutto passa e passa velocemente”.
“Lui ci chiede uno scatto in più. In Italia a fare la differenza è l’indifferenza che si sta allargando. In certi momenti c’è una grande risposta emotiva ma poi tutto passa. Si sta passando dal crimine organizzato al crimine normalizzato. Così la droga, l’usura, il gioco d’azzardo, le agromafie. Papa Francesco continua ad alzare la voce contro il drago”.

In conclusione si è rivolto ai ragazzi scout della parrocchia: “Diffidate di chi parla di voi ma non parla con voi. Sappiate distinguere i seduttori dagli educatori, ci sono pubblicità studiate ad arte per rapirvi. Gli educatori vogliono rendervi persone libere. Non mettete la vostra libertà in vendita lasciandovi sedurre dalla società delle merci. Siate curiosi, la società ha bisogno di voi svegli, la vostra curiosità, la fantasia. Continuate a credere che il mondo non sia solo possibile ma urgente necessario”.
E consegna due metafore, due animali per saldare la Terra col Cielo. La formica, che ha due stomaci, uno per sé e l’altro di riserva che distribuisce alle formiche in difficoltà, e l’uccello notturno, simbolo dei monaci antichi, che con gli occhi grandi vede nella notte e canta nella notte, ma vede anche l’aurora.
“Diamoci una mossa di più tutti per lottare per il cambiamento, per non essere neutrali.
Non dobbiamo arrenderci al disumano, ai mormoranti, dobbiamo vivere questa incrollabile speranza alimentata con l’impegno. Vi auguro il dono dell’eleganza, che è amore per la vita, bellezza, accoglienza e il non dimenticarci che il Vangelo come strumento di giustizia e affermazione di libertà e dignità non può che chiedere parole di denuncia e di un impegno netto contro le forme di violenza, abuso, corruzione e illegalità. Giovanni è morto e noi dobbiamo essere più vivi”.

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Tags: Giovanni Panunzio
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