Legge del più forte, armi “facili” e uso malato dei social. Ecco come si uccide per niente in provincia di Foggia

Escalation criminale in Capitanata, protagonisti ragazzi giovanissimi, alcuni persino minorenni. I giudici analizzano uno degli ultimi casi di cronaca

Uccidersi per futili motivi. Sta creando allarme sociale l’escalation di violenza tra giovanissimi in provincia di Foggia. Soltanto questa estate tre casi di cronaca gravissimi ed eclatanti, tutti scaturiti da mere ragioni sentimentali: l’omicidio del 17enne Francesco D’Augelli a San Severo, ucciso a coltellate da un 16enne; poi la sparatoria nel Luna Park di Manfredonia dove un ragazzo di 24 anni, Michele Vairo, ha ferito un uomo alle gambe davanti a centinaia di persone; infine, il 20enne di Orta Nova Andrea Gaeta ammazzato a colpi d’arma da fuoco da un giovane di 26 anni.

Questioni di “onore”, uso distorto dei social, modelli sbagliati, cattiva educazione e persino “sub cultura trap”, per riprendere una frase dell’avvocato della famiglia di Gaeta, potrebbero celarsi dietro queste ultime storie di sangue.

In una recente ordinanza del Tribunale della Libertà sul caso di D’Augelli si affrontano temi anche di natura sociale: “Non è possibile trasformare le motivazioni personali in valide ragioni per giustificare una tale reazione – riportano i giudici -. Il motivo non era tanto ormai la gelosia in sé (una presunta ragazza contesa, ndr), quanto il non apparire ‘vili o codardi’. Il voler stabilire la legge del più forte tenuto conto che la questione era diventata ‘di dominio pubblico’ nell’ambiente giovanile di San Severo tanto da essere importante stabilire chi ne sarebbe uscito vittorioso”.

I magistrati parlano anche della “assenza di un atteggiamento critico” da parte del giovane killer “nei riguardi della propria condotta”. Il minore in questione avrebbe maturato soltanto “un generico dispiacere, più rispetto a sé stesso che alla vittima. Limitandosi a ribadire che il fatto ‘non sarebbe dovuto succedere'”.

Sotto analisi anche il contesto ambientale: “L’evento reato di un omicidio da parte di un minorenne ha suscitato enorme scalpore ed allarme sociale, nella comunità cittadina, recentemente interessata da numerosi episodi di criminalità. L’ambiente di San Severo, in particolare quello dei ‘piccoli’ (così definiti i minorenni) appare ‘esaltato’ dagli eventi della cronaca nera, alimentando la convinzione che un litigio può succedere e pertanto occorre dotarsi di strumenti ‘atti ad offendere’ ma per difendersi“. Ne è conferma il fatto che “alcuni gruppi” avrebbero il “bisogno di acquistare su internet strumenti di offesa e difesa che tranquillamente ostentano“.

Infine, i social: secondo i giudici del Tdl “la condivisione via social di numerosi filmati sul funerale del ragazzo vittima del reato, l’organizzazione e spettacolarizzazione dell’evento attraverso fuochi d’artificio, sfilata dei motorini, striscioni, gigantografie, magliette indossate dai ragazzi con la foto della vittima e quant’altro rappresenta un elemento su cui riflettere circa il rischio ambientale del contesto di appartenenza, dove l’evento ha avuto ampia risonanza per il tragico epilogo”. Ma tale rischio ambientale non sarebbe percepito dai protagonisti di questa vicenda e non verrebbe visto come un pericolo concreto. Piuttosto riferiscono “che il paese – riportano i giudici al termine della disamina – è tornato alla quotidianità, dopo quanto accaduto, e che i ragazzi hanno ripreso a divertirsi perché ‘la vita va avanti’“.

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