Ondata estiva del Covid, l’infettivologo: “A rischio contagio anche i guariti di un mese fa”

“Osserviamo molto di più forme respiratorie alte con raffreddore, mal di gola, malessere, dolori, piuttosto che polmoniti”

(Fonte Open) In estate una nuova ondata di contagi di Coronavirus sembra ormai inevitabile secondo gli esperti, a cominciare dal Nobel Giorgio Parisi che avverte sul rischio di ritrovarci in una nuova emergenza sul fronte dei ricoveri, dopo l’addio di fatto deciso dal governo delle mascherine in quasi tutti i luoghi al chiuso. «Ci troviamo in una situazione seria – ha detto all’Ansa Parisi – nella quale i casi raddoppiano in poco più di dieci giorni e cominciano ad avere effetti anche sui ricoveri, che fra 10 giorni potranno superare i 10.000 nei reparti ordinari, mentre gli ingressi nelle terapie intensive sono raddoppiati rispetto a un mese fa». E il rischio aumenta soprattutto alla luce delle reinfezioni sempre più frequenti, che secondo l’infettivologo del Policlinico Gemelli di Roma, Roberto Cauda, porteranno a un aumento dei contagi per tutto luglio, soprattutto per le caratteristiche dell’ultima variante Omicron, la quinta, capace di aggirare le difese anche di chi è guarito da poco.

Le reinfezioni

Al Messaggero Cauda invita alla prudenza, per quanto Omicron 4 e 5 abbiano dimostrato finora di non portare a forme di malattia grave. «Osserviamo molto di più forme respiratorie alte con raffreddore, mal di gola, malessere, dolori, piuttosto che polmoniti». A rischio sono innanzitutto i non vaccinati, i soggetti fragili e chi ha un’immunità compromessi. E poi c’è la capacità del virus di mutare rapidamente, che espone al contagio anche chi è risultato positivo tra maggio e giugno: «Chi è stato contagiato un mese fa, quasi certamente con una differente sottovariante ora rischia di nuovo l’infezione». Ancora una volta non andrebbe abbassata la guardia, spiega Cauda, anche in estate: «Abbiamo sempre considerato l’estate un porto franco, ma la tregua del virus era frutto di casualità. Nell’estate 2020 abbiamo avuto l’effetto del lungo lockdown. E già ad agosto cominciarono i focolai. Nel 2021 c’era un altro elemento: le persone si erano vaccinate da poco, la protezione era più forte anche dell’infezione».



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