“A testa alta”, i giovani che agiscono contro la mafia. I risultati del progetto della Comunità sulla strada per Emmaus

Durato 18 mesi, il progetto, costituito da laboratori, campi scuola e cantieri di cittadinanza, è stato indirizzato a 500 minori di età compresa dai 14 ai 18 anni

È giunto alla sua conclusione il progetto “A testa alta” dell’avviso regionale “Bellezza e Legalità per una Puglia libera dalle mafie” che ha coinvolto in provincia di Foggia tra il capoluogo, Manfredonia e Mattinata una molteplicità di associazioni e realtà legalitarie coordinate dalla Comunità sulla strada di Emmaus. Con l’obiettivo di rafforzare la cultura della legalità nelle scuole.
Durato 18 mesi, il progetto, costituito da laboratori, campi scuola e cantieri di cittadinanza, è stato indirizzato a 500 minori di età compresa tra i 14 ai 18 anni, con particolare riferimento a quelli provenienti dai tessuti e contesti urbani a rischio devianza e condizionamento dovuto alla presenza di criminalità organizzata e comune.
Tanti gli educatori chiamati da Domenico La Marca e tra i questi i giovani Federica Bianchi di Libera e Antonio Aquilino.

“Era molto bello leggere nei loro occhi la voglia di fare qualcosa. Volete andare via? Era questa una domanda che li metteva in discussione. Hanno provato ad interrogarsi. Abbiamo provato a riattivare un amore per questa città. C’è un problema di mafia pregnante però occorre conoscere cosa non va”, ha osservato in esordio Bianchi.
In collegamento con Parcocittà anche la dottoressa Margiotta, dirigente della Regione Puglia, che ha previsto per la programmazione del 2021-2027 altri fondi per l’antimafia sociale. Del resto il primo atto della neonata Fondazione Antimafia dedicata a Stefano Fumarulo presentato il 23 maggio scorso a 30 anni dalle stragi è la realizzazione di una biblioteca multimediale che conterrà le storie di vita delle oltre 100 vittime di mafia pugliesi con dei docufilm.
Per ricordare e fare memoria, conoscere e rendere patrimonio di tutti il contributo di sangue versato dai pugliesi onesti.
Cantieri di partecipazione per circa 800 ragazzi, un campo scuola lavoro al Villaggio don Bosco per 20 studenti e il festival di partecipazione a Manfredonia per altri 20 partecipanti.

Dalla settimana residenziale al Don Bosco con visite frequenti al Gran Ghetto, sono nati dei giovani volontari. I ragazzi continuano a dedicare ore alla solidarietà.
A Manfredonia invece gli studenti hanno riflettuto sullo scioglimento del Comune per mafia. “Cosa succede dopo uno scioglimento per evitare che quelle dinamiche non si producano più? Lo scioglimento è uno strappo alla democrazia ma è necessario. Quello strappo lo hanno preso come una opportunità”, ha detto Bianchi.
I ragazzi hanno anche prodotto video, come Salvatore Balzamo che con un linguaggio giovane ed ironico è partito dai locali che hanno ricevuto interdittive antimafia.
“Una delle cose che potevano fare è dire: questo locale puzza di mafia e non ci andiamo. A Manfredonia hanno censurato la parte del video che fa il nome dei locali”.
A Parcocittà il video sarà proiettato per intero.
Tra le tante attività anche il test della legalità con risposte a trabocchetto: chi faceva più punti doveva rivedere i suoi comportamenti.
“Per entrare nelle classi c’è stato un lavoro di studio per capire come affrontare le tematiche senza lezioni frontali ma con tecniche che potevano coinvolgere i ragazzi. Lo strumento multimediale ci è servito molto”, ha rimarcato Aquilino.
La Marca ha chiuso con una frase arrivata proprio da una ragazza del progetto: la mafia nasce e cresce dove non si vuole né guardare né agire.