Ornella Florio non si è uccisa. Condannato il compagno Luca Orsini che inscenò il suicidio

La vicenda, nota alla cronaca nazionale, è quella della giovane bancaria 39enne, di Apricena, laureata, residente a Pescara, prematuramente scomparsa il 7 luglio 2017

Con sentenza del 31 maggio 2022, il gup Fabrizio Cingolani presso il Tribunale di Pescara ha ritenuto, a seguito del giudizio abbreviato, Luca Orsini responsabile di abbandono di incapace aggravato dalla morte e vilipendio di cadavere e lo ha condannato alla pena di 4 anni e 4 mesi di reclusione, nonché al risarcimento del danno (da liquidarsi in sede civile) in favore delle costituite parti civili, tutte parenti della vittima Ornella Florio, ossia Antonio Florio, Angelina Pezzuto, Rita Florio e Sonia Florio, rispettivamente padre, madre e sorelle della povera Ornella e al pagamento di una provvisionale di 20.000 euro per ciascuna delle predette 4 parti civili costituite.

La vicenda, nota alla cronaca nazionale, è quella della giovane bancaria Ornella Florio, 39enne, di Apricena, laureata, residente a Pescara, prematuramente scomparsa il 7 luglio 2017. Quella mattina il compagno, Luca Orsini, noto commercialista pescarese, dopo avere trascorso la notta a casa di Florio, allertò la Polizia di Pescara riferendo loro che Ornella si era tolta la vita, impiccandosi al termosifone del
bagno.
Il pm nominò consulente tecnico Ildo Polidoro, medico legale, al quale affidò l’incarico di eseguire l’autopsia.
La famiglia Florio nominò consulenti Vittorio Fineschi, medico legale, ordinario presso la Università La Sapienza di Roma, e Carmina Dambra, medico legale.
I professionisti accertarono che la povera Ornella non era morta in seguito all’impiccamento e che, anzi, Ornella fu sospesa al termosifone dopo la morte. Riferirono, in particolare, che Ornella morì in seguito ad un edema polmonare da intossicazione da sostanza stupefacente e alcol e che, pur manifestando evidenti sintomi di sofferenza, fu “abbandonata” dal compagno, che non chiamò – come avrebbe dovuto – i sanitari del 118, e anzi, dopo il decesso, inscenò il suicidio, dapprima provocandole lesioni al polso sinistro, poi “appendendo” il corpo esanime della povera Ornella al termosifone del bagno.

La difesa di Orsini nominò c.t. il prof. Tagliabracci, medico legale, ordinario presso la Università di Ancona.
Il gip di Pescara nominò, a sua volta, come perito, il prof. Cingolani, medico legale, ordinario presso la Università di Macerata.
Il perito confermò la tesi dei cc.tt. Polidori e Fineschi della sospensione di cadavere (e non dell’impiccamento), anche attraverso l’esame immuno-istochimico della lesione del collo.

Il c.t. della difesa ha invece sempre sostenuto che Ornella si fosse suicidata, rilevando, sul suo corpo, i segni dell’impiccamento. Dopo la richiesta di rinvio a giudizio, l’imputato ha chiesto di essere giudicato col giudizio abbreviato (sconto di 1/3 della pena). Dopo 3 udienze (nel corso delle quali sono state eccepite e rigettate tutte le questioni di nullità formulate dalla Difesa dell’Orsini), il gip, al termine di una lunga e articolata discussione di tutte le parti processuali, sviluppatasi in due udienze, ha ritenuto l’imputato colpevole, al di là di ogni ragionevole dubbio, dei reati di abbandono e vilipendio di cadavere.



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