Scarti di agrumi per recuperare le batterie esauste, nasce “Arabat” dall’idea di giovani studiosi del Foggiano

Un team di pugliesi lancia un progetto ambizioso: ridurre l’impatto dei rifiuti speciali e valorizzare le materie prime

Gli scarti degli agrumi utilizzati per riciclare le batterie esauste. Questa è la trovata innovativa di un team di giovani pugliesi che hanno messo le loro conoscenze in una start up dal nome “Arabat”. Sono quasi tutti foggiani i professionisti che si apprestano a presentare questo progetto innovativo, tutto incentrato sui temi dell’economia circolare. La start up è promossa dall’associazione NemicoRe e da un network costituito da importanti attori locali come l’Università di Foggia, il Politecnico di Bari e la Marchionni SRL.

L’idea sarà illustrata nel dettaglio il prossimo 23 febbraio, presso la sala Convegni della Regione Puglia. “Siamo entusiasti di presentare il nostro progetto di business in una sede così importante, con il supporto di un Ente Pubblico – afferma Raffaele Nacchiero, ingegnere gestionale di soli 23 anni, tra i fondatori di Arabat-. “La nostra start up – aggiunge Leonardo Binetti – è costituita da giovanissimi pugliesi che hanno fatto scelte difficili di vita e di lavoro”. I professionisti che animeranno questo percorso sono appunto Raffaele Nacchiero (di Foggia), Vincenzo Scarano (di Foggia), Giovanni Miccolis (di Noci), Leonardo Renna (nato in Germania da genitori pugliesi), Leonardo Binetti (di San Marco in Lamis) e Gian Maria Gasperi (fondatore di A.fo.ris).

Arabat prende le mosse dalle ricerche della Nanyang Technological University di Singapore che ha sviluppato una tecnica che impiega le bucce della frutta per migliorare il recupero dei metalli presenti negli accumulatori esausti. Da questi si ricavano cobalto, nichel, manganese e il litio che possono essere reimmessi nel ciclo produttivo. I problemi che si intendono risolvere con questo progetto ambizioso sono molteplici. Tra questi, senza dubbio, quelli relativi alla gestione delle grandi quantità di RAEE (Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche) e di batterie esauste le cui quote continuano ad aumentare a causa dell’ampia diffusione della tecnologia.