Quarantene, Green Pass e discoteche: le nuove regole da inizio febbraio. Cambia calcolo ricoveri

(Fonte Repubblica) Superata l’impasse del Quirinale con la rielezione al Colle del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il governo torna al lavoro per gestire la fase calante della quarta ondata di pandemia da coronavirus. E ci sono alcune certezze e altri nodi ancora da sciogliere sulle regole che entreranno in vigore a febbraio. Lunedì verrà convocato un Consiglio dei ministri per mettere a punto un nuovo decreto. Proprio quel giorno scadono infatti alcune norme anti-contagio varate sotto Natale. Due su tutte: l’obbligo di mascherina all’aperto in tutta Italia, anche in zona bianca, e la sospensione dell’attività di discoteche e sale da ballo. E da martedì entrano invece in vigore nuovi provvedimenti già previsti da precedenti decreti: dall’estensione del Green Pass nei negozi, alla sua nuova durata fino alle multe per gli over 50 che non rispettano l’obbligo vaccinale. Ma sul tavolo ci sono pure le pressanti richieste delle Regioni a cui rispondere a stretto giro, a cominciare da quelle sulla gestione delle quarantene a scuola. Partiamo da qui.

La scuola: quarantena, certificati e tamponi

La prima semplificazione è fatta: per la prosecuzione della didattica in presenza, quando ci sono due casi di positività nelle scuole di I e II grado, e per la riammissione in classe, negli altri casi, degli alunni in autosorveglianza non è più necessario il tampone ma basta la sola verifica della Certificazione verde tramite l’App già in possesso del personale scolastico. L’ultimo decreto ha anche introdotto i tamponi antigenici rapidi gratuiti per gli studenti delle scuole primarie per il tracciamento dei contatti, oltre che nelle Aziende sanitarie territoriali, anche in farmacia o in strutture convenzionate. E agli studenti in autosorveglianza che possono frequentare le aule in presenza verranno fornite, sempre gratuitamente, le mascherine Ffp2. Ma sulla scuola il governo è ancora al lavoro. La prima ipotesi è uniformare le regole anti-Covid per le scuole primarie e secondarie, evitando la didattica a distanza a tutti i già vaccinati, anche alle elementari. Dovrebbe sparire anche il certificato medico per rientrare in classe dopo il periodo di quarantena per i contatti dei positivi: a doverlo portare saranno solo gli studenti effettivamente contagiati. E potrebbero essere anche accorciati i tempi della Dad-Ddi, laddove prevista, con una riduzione dei giorni di assenza dalla scuola.

Le discoteche e le feste all’aperto

Scade domani, lunedì 31 gennaio, il divieto di scendere in pista in discoteche e sale da ballo così come quello di organizzare feste, concerti o altri eventi che prevedano assembramenti all’aperto. I provvedimenti erano stati inseriti nel decreto Festività, entrato in vigore il 24 dicembre in vista di Natale e Capodanno. Dal 1° febbraio, dunque, le discoteche potrebbero riaprire con il Super Green Pass. Il condizionale però è d’obbligo perché guardando alla curva dei contagi il ministero della Salute vorrebbe andarci cauto. Anche il Cts, a quanto si apprende, suggerirebbe di prorogare lo stop, almeno per un altro mese. Il punto di mediazione potrebbe essere la riapertura il 15 febbraio. Alcuni locali, come il Fabrique di Milano, hanno già posticipato tutti gli eventi e i concerti di febbraio alla primavera, all’estate o al prossimo autunno. A Roma invece il Piper ci spera ed ha annunciato due serate per ripartire il 4 e il 5 febbraio. Maurizio Pasca, presidente del Silb, il sindacato dei locali da ballo, alla vigilia della fine del provvedimento di chiusura, denuncia a Repubblica: “Ancora non sappiamo nulla, non vorremo subire l’ennesima beffa. Inoltre il Cdm aveva decretato la scorsa settimana 30 milioni di euro a favore del settore ma ora abbiamo scoperti che sono diventati 20: spetteranno 8.600 euro a discoteca, locali chiusi quasi ininterrottamente da due anni: una follia pura”. Anche sui social è riesplosa la protesta: sulla pagina “L’ultimo concerto” è apparso un comunicato ricondiviso da circoli Arci, locali, artisti. “Il silenzio si fa ancora più assordante, interrotto solo dall’alternanza dei divieti e limitazioni imposti da due anni di pandemia, rimasti ormai validi unicamente per la nostra categoria: no ai posti in piedi, no alla capienza piena, no alla somministrazione di cibo e bevande. Speravamo di poter ricominciare e invece ancora #nessunconcerto”.

Le mascherine all’aperto

Sempre domani, 31 gennaio, scade l’obbligo di mascherina all’aperto in tutta Italia, zone bianche comprese. A oggi sono soltanto tre le regioni nella fascia a più bassa intensità di colorazione: l’Umbria, il Molise e la Basilicata. In teoria dal 1° febbraio chi vive o passa da questi tre territori non dovrebbe più indossare in strada o al parco i dispositivi di protezione individuale per bocca e naso. La proroga, però, è quasi certa. L’assessore alla Salute della Regione Lazio Alessio D’Amato anticipa: “Ce ne libereremo in primavera”. Nelle zone gialle, arancioni e rosse cambia poco, a prescindere dal rinnovo del provvedimento: la mascherina all’aperto infatti è obbligatoria.

L’Italia a colori

Da sciogliere l’incognita sull’Italia a colori. Introdotto dal governo Conte nell’autunno 2020, il sistema dovrebbe essere dismesso in buona parte a eccezione della zona rossa. O almeno questa sembra l’intenzione del governo, sotto il forte pressing delle Regioni. La divisione in fasce colorate dovrebbe restare un riferimento per l’analisi epidemiologica delle diverse regioni e dunque dovrebbero restare in piedi le soglie dell’incidenza e delle ospedalizzazioni che segnano l’aggravarsi della pandemia. Ma dovrebbero essere abolite le zone bianca, gialla e arancione, diventate pressoché ininfluenti dopo l’estensione a quasi tutte le attività sociali, sportive e ricreative del Green Pass. Da chiarire i “confini” della zona rossa, ovvero cosa si potrà e non si potrà fare, quali attività potranno rimanere aperte, quali spostamenti saranno consentiti. E se sarà valida anche per chi ha già la dose booster.

Il calcolo dei ricoveri

Tra le novità dovrebbe esserci anche il nuovo calcolo dei ricoveri. Pur restando valida la definizione di “caso” e le modalità di isolamento in reparto, i pazienti asintomatici che entrano in ospedale per altre patologie e si scoprono accidentalmente positivi al Covid non dovrebbero essere più conteggiati come “ricoveri Covid”. Per le regioni sarà così più difficile sulla carta raggiungere le soglie che decretano il cambio di colore o, una volta eliminate le zone, che determinano l’aggravarsi dell’epidemia. Nella pratica però cambia poco perché i pazienti positivi devono comunque avere percorsi protetti e reparti dedicati, andando dunque a incidere sulla organizzazioni interna dei posti letto negli ospedali.

La durata del Green Pass

Dal 1° febbraio, come già previsto, cambia la durata del Green Pass. Per chi è vaccinato ma solo con la prima dose da più di 14 giorni o con la seconda dose, la certificazione verde avrà una durata di 6 mesi e non più di 9. Il provvedimento ha un effetto retroattivo, ciò significa che una persona che ha ricevuto la seconda dose a luglio o prima vedrà scadere il suo Green Pass. Diversa la situazione di chi ha ricevuto la dose di richiamo, ovvero il booster: il governo deve emanare il provvedimento che renderà illimitata la scadenza. Una decisione obbligata visto che l’Ema e l’Aifa non hanno approvato la quarta dose e non è certo se e quando si farà.

Tampone o vaccino per negozi e uffici pubblici

Già decisa l’ulteriore estensione del Green Pass per entrare nei negozi e negli uffici pubblici. Dal 1° febbraio ci vorrà il tampone, il vaccino o il certificato di guarigione per andare alle poste, in banca, all’anagrafe o per entrare nei negozi di abbigliamento, nelle librerie, nei negozi di giocattoli per bambini o dal tabaccaio. Restano esclusi solo pochi esercizi racchiusi in una lista che ha già avuto l’ok del governo. L’accesso resta consentito senza Pass in ipermercati, supermercati, discount di alimentari, minimercati e altri esercizi al dettaglio di alimenti e bevande dove però non sarà mai consentito il consumo sul posto; negozi di commercio al dettaglio di surgelati; negozi di commercio al dettaglio di animali domestici e alimenti per animali; commercio al dettaglio di carburante per autotrazione in esercizi specializzati; commercio al dettaglio di articoli igienico-sanitari; commercio al dettaglio di medicinali in esercizi specializzati, farmacie e parafarmacie; commercio al dettaglio di articoli medicali e ortopedici in esercizi specializzati; commercio al dettaglio di materiale per ottica; commercio al dettaglio di combustibile per uso domestico e per riscaldamento.

Le multe per i No Vax over 50

Scattano dal 1° febbraio le multe per gli over 50 che non si sono sottoposti all’obbligo vaccinale. Si tratta di un milione e 680 mila italiani ultracinquantenni che pagheranno la sanzione di 100 euro una tantum decisa dal governo quando, lo scorso 7 gennaio, ha introdotto l’obbligo vaccinale per quasi 28 milioni di persone. L’ultimo report del Commissario per l’emergenza Francesco Figliuolo racconta che la scelta dell’esecutivo ha ridotto la platea dei No vax – in 500 mila hanno ricevuto la prima dose dal 7 gennaio ad oggi – ma non è riuscita a scalfire lo zoccolo duro come ci si aspettava. Sarà il ministero della Salute, attraverso l’Agenzia delle entrate, a multare gli inadempienti che avranno 10 giorni di tempo dalla ricezione dell’avviso di avvio del provvedimento sanzionatorio per comunicare alla Asl eventuali certificati che attestino la loro esenzione. Altrimenti l’Agenzia delle entrate trasmetterà entro 180 giorni “un avviso di addebito, con valore di titolo esecutivo”: i proventi delle sanzioni confluiranno nel Fondo delle emergenze nazionali. Alla sanzione ci si potrà opporre rivolgendosi al Giudice di pace.

L’obbligo di Super Green Pass al lavoro per gli over 50

Dal 15 febbraio entra in vigore l’obbligo di Super Green Pass per accedere ai luoghi di lavoro per tutti coloro che hanno compiuto 50 anni. A partire da quella data, chiunque sarà trovato sul posto di lavoro senza il Green Pass rafforzato (ottenibile oltre che con la vaccinazione anche con un certificato di guarigione dal Covid) rischia una sanzione compresa tra i 600 e i 1.500 euro. I lavoratori che non presenteranno la certificazione verranno considerati assenti ingiustificati e sarà sospeso loro lo stipendio e qualsiasi altro compenso o emolumento, ma conserveranno il posto di lavoro e non saranno sottoposti a conseguenze disciplinari. Al momento, guardando il report della struttura commissariale all’emergenza Covid, ci sono 473 mila cittadini senza dose tra i 60 e i 69 anni (il 6,27%) e 762 mila tra i 50 e i 59 anni. Per loro, in gran parte lavoratori, aumenteranno dunque i problemi perché entrare nei luoghi di lavoro il tampone non basterà più.

Arrivi dall’estero con Green Pass ma senza tampone

Il ministro alla Salute Roberto Speranza ha firmato il 25 gennaio l’ordinanza in base alla quale dal primo febbraio chi arriva da un Paese Ue potrà entrare in Italia con il Green Pass e quindi senza dover fare anche il tampone. Nell’atto vengono prorogate le misure sui corridoi turistici e ne vengono previsti di nuovi: Cuba, Singapore, Turchia, Thailandia (limitatamente all’isola di Phuket), Oman e Polinesia francese. Si tratta di viaggi organizzati in strutture sicure.



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