“A Foggia troppo negazionismo sulle infiltrazioni della criminalità organizzata”. Lo sfogo di Pippo Cavaliere

L’ex consigliere. “Per malinteso campanilismo o per evidente interesse personale, c’è chi cerca di derubricare a scelta infondata o frettolosa la decisione del Consiglio dei Ministri di commissariare il Comune”

“Il negazionismo sulle infiltrazioni della criminalità organizzata”. Esordisce così una nota stampa diramata dal presidente onorario della Fondazione Antiusura Buon Samaritano ed ex consigliere comunale di opposizione, Pippo Cavaliere. “Lascio volentieri ad altri le polemiche di sapore negazionista di chi, per malinteso campanilismo o per evidente interesse personale, cerca di derubricare a scelta infondata o frettolosa la decisione del Consiglio dei Ministri di commissariare il Comune di Foggia per infiltrazioni della criminalità organizzata, come da proposta del ministro Luciana Lamorgese. Mi interessa invece ribadire – prosegue Cavaliere – che la sottovalutazione negli anni passati del pericolo mafioso è stata un tragico errore, che ha riguardato non solo pezzi importanti della società civile di Capitanata, ma anche i poteri dello Stato. Un errore che abbiamo pagato a caro prezzo, consentendo ai poteri criminali di radicare la propria presenza sul territorio e di aggravare il giogo del sottosviluppo e dell’arretratezza”.

Secondo Cavaliere “a volte sfugge che la presenza endemica dei poteri criminali è una zavorra terribile per tutta l’attività economica, per il mondo delle imprese piccole e grandi, per il manifatturiero come per l’agroalimentare come per il commercio. Se le grandi potenzialità ed il grande capitale umano di questa provincia non riescono ad essere valorizzati, lo si deve in parte rilevante alla presenza della criminalità organizzata, con la conseguenza che la Provincia di Foggia si trova sistematicamente ad occupare gli ultimi posti delle classifiche delle province italiane. Questa sottovalutazione è finita in quel tragico 9 agosto del 2017 che vide il martirio dei fratelli Luciani. Da quel momento la risposta dello Stato, con tutte le sue articolazioni, si è fatta sentire con sempre maggiore incisività e determinazione, aiutata anche dagli studi e le analisi che giudici, giornalisti ed altre autorevoli figure hanno dedicato al fenomeno.
Anche la società civile, i sindacati datoriali e dei lavoratori, il mondo delle professioni hanno mostrato una crescente consapevolezza della gravità del problema. La politica, non tutta, ha invece fatto registrare qualche preoccupante ritardo. L’idea che la vita delle istituzioni non sia stata sfiorata o lambita dal crimine organizzato è a dir poco temeraria: si può mai immaginare che la criminalità, la cosiddetta quarta mafia ritenuta tra le più pericolose del territorio nazionale, pronta ad inserirsi con la sua logica di taglieggiamento e di sopraffazione in tutti i gangli della vita economica, trascurasse l’Ente Comune, cioè il più grande centro di spesa del territorio? Trattasi ovviamente di una tesi surreale”.

Poi l’ex consigliere parla di “segnali che indicavano una crescente insidia: basti pensare all’atteggiamento assai lasco del Comune nella verifica dei requisiti dei contraenti in materia di certificazione antimafia. E quanto alla sinistra ombra della malavita nel processo democratico basterà ricordare le denunce, di chi scrive e di altri, di quanto avvenne in occasione delle comunali 2019, con alcuni seggi presidiati da individui poco raccomandabili. Non si dimentichi che nella relazione di accompagnamento del Viminale al Consiglio dei Ministri si indica esplicitamente, fra le ragioni che impongono il commissariamento, la necessità ‘di scongiurare il pericolo che la capacità pervasiva delle organizzazioni criminali possa di nuovo esprimersi in occasione della prossima consultazione elettorale’. Che dire, poi – continua Cavaliere -, della presunta estraneità della malavita e dei suoi interessi nella concreta attività amministrativa? Dalla spesa sociale fino agli alloggi popolari, sono una miriade i fatti conclamati che attestano l’esatto contrario. Con la presenza dei boss e dei loro affiliati come diretti beneficiari di provvidenze pubbliche o di alloggi popolari, si potrebbe giungere alla conclusione che la dichiarata guerra alla criminalità è stata pura finzione se poi si consentiva all’antistato di albergare a casa nostra! Questo non vuol dire –beninteso- che si debba criminalizzare o demonizzare qualsiasi vicenda o procedura; ma di sicuro è sufficiente a dimostrare l’infondatezza di certe tesi”.

E aggiunge: “È chiaro che non c’è cittadino perbene di questa città che non viva questo momento con un misto di indignazione e di vergogna: ma sono sentimenti che proviamo per la malattia, non per la medicina, per quanto amara. Siamo stati feriti, vilipesi e offesi per molto tempo; la differenza è che adesso siamo finalmente svegli, almeno nella stragrande maggioranza; e confido che altri possano destarsi. La sottovalutazione della forza e della pericolosità del crimine organizzato ci è costata molto, in ogni senso e in ogni campo. Non possiamo permetterci di perseverare, è in gioco la nostra dignità, il futuro della nostra città, dei nostri figli”.



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