Landella dopo lo scioglimento: “Il mio ricorso per un interesse morale. Foggia non può essere ‘bollata’ come mafiosa”

L’ex sindaco torna a comunicare con la stampa e lo fa attraverso lo studio legale Sticchi Damiani. “L’azione scaturita anche per violazione del contraddittorio procedimentale”

L’ex sindaco di Foggia, Franco Landella torna a comunicare con la stampa e lo fa attraverso una nota dello studio legale “Saverio Sticchi Damiani” per fare il punto sulla decisione di ricorrere al Tar Lazio dopo lo scioglimento per mafia del Comune. “Il dottor Landella – riporta il comunicato dello studio – ha proposto ricorso innanzi al Tar Lazio per l’impugnazione del D.P.R. del 6.8.2021 (pubblicato in G.U. Serie Generale n. 212 del 4.9.2021) con cui si è disposto, ai sensi dell’art. 143 d.lgs. 267 del 2000 (c.d. TUEL), il commissariamento del Comune di Foggia per il periodo di diciotto mesi, in conseguenza di ritenuti fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso o comunque riconducibili alla criminalità organizzata”. 

“Il ricorso – si legge ancora – è stato proposto al fine di sottoporre all’organo giurisdizionale competente una ricostruzione della vicenda che possa tener conto delle ragioni del dottor Landella il quale, non essendogli stata consentita la partecipazione in contraddittorio nel procedimento, ha potuto contestare i contenuti del provvedimento solo nella sede giurisdizionale. L’interesse sotteso all’azione proposta non è la demolizione del provvedimento al fine di ripristinare il Consiglio comunale decaduto bensì l’interesse morale a non veder ‘bollata’ la città e la precedente amministrazione quale ‘mafiosa’, sulla scia di un consolidato orientamento giurisprudenziale che riconosce rilevanza all’interesse a ricorrere, quanto meno morale, degli amministratori del disciolto Consiglio Comunale per la tutela della loro immagine e reputazione. Anche per tale ragione il ricorso è stato proposto senza richiesta cautelare, censurando il provvedimento per due motivi: per difetto dei presupposti di cui all’art. 143 d.lgs. 267/2000 ai fini dello scioglimento e per violazione del contraddittorio procedimentale. Al momento – conclude la nota – non risulta fissata l’udienza di trattazione”.

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