Foggia rischia di perdere la memoria. “Aprite le porte della cultura”, l’appello per la fruizione degli Archivi storici

Di Corato, appassionato di storia locale: “Se la politica, ai vari livelli istituzionali, non si rende conto dell’importanza di questi luoghi della cultura, finiremo per sprofondare nel baratro della dimenticanza”

Tempi duri per chi fa ricerca storica in provincia di Foggia. I cultori della materia lamentano carenze di personale nei luoghi dove reperire le fonti storiche e chiedono maggiore attenzione per poter far sopravvivere la memoria collettiva. L’allarme è stato lanciato dallo scrittore, giornalista e bibliotecario Maurizio De Tullio, dalle colonne di Lettere Meridiane e riguarda la recente chiusura della sede di Viale Francia dell’Archivio di Stato di Foggia. Sulla scelta di lasciare un solo giorno di apertura per questa storica sede ha gravato la carenza di personale che, contestualmente, riguarda anche tanti altri luoghi della cultura in tutta la Capitanata.
A questo, infatti, si aggiunge la perdurante chiusura della sede staccata di Lucera che fa sì che l’archivio di Piazza XX Settembre a Foggia (anche qui con il personale ai minimi storici) sia rimasto l’unico ancora aperto, grazie all’infaticabile opera della direttrice Grazia Battista, anch’ella prossima al pensionamento. Per preservare la sede di Via Francia (che conserva circa 120 fondi archivistici importantissimi) i sottoscrittori dell’appello stanno pensando di rivolgersi, attraverso una raccolta firme, direttamente al ministro della Cultura Dario Franceschini e al governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano. Se vengono meno gli archivi, infatti, diventa pressoché impossibile ricostruire il passato storico del territorio.

L’opera di ricerca non può prescindere dalla consultazione delle fonti, come antichi registri di Stato Civile, catasti e atti giudiziari. Poi c’è tutto il tema della digitalizzazione sul quale il territorio paga ancora un notevole ritardo. In alternativa bisognerebbe scartabellare i faldoni conservati negli archivi dei Comuni della Capitanata, i quali molto spesso non sanno rendere fruibile questo inestimabile capitale.
Di ciò ne dà testimonianza Franco Di Corato, un appassionato di storia locale che – sulle colonne de l’Immediato – racconta la sua epopea nel reperire fonti documentali presso il Comune di Orta Nova. “Ho inoltrato diverse domande di accesso, ma finora non ho mai ricevuto una risposta. Gli archivi dei Comuni della Capitanata molto spesso si riducono a depositi di robaccia e lentamente così si disperde l’identità di una comunità. Basterebbe tenere in ordine i locali, metterli in sicurezza e garantire l’accesso vigilato per far sì che tutto possa essere tramandato ai posteri”.

Franco Di Corato

Per le sue ricerche legate ai personaggi della Resistenza, ai dialetti locali e alla storiografia dei sindaci, Franco Di Corato si sta avvalendo della grande professionalità del personale della Biblioteca Magna Capitana di Foggia e della sede centrale dell’Archivio di Stato di Foggia. Frequenti sono anche le sue sortite all’Archivio di Stato di Napoli e alla sede centrale del quartiere Eur di Roma. Ma i problemi sorgono quando le ricerche diventano strettamente locali e riguardano le sedi più periferiche.
“Se la politica, ai vari livelli istituzionali, non si rende conto dell’importanza di questi luoghi della cultura – conclude Di Corato –, finiremo per sprofondare nel baratro della dimenticanza. Durante le mie ricerche mi sono accorto che alcuni Comuni hanno rimosso centinaia di anni della loro storia, semplicemente per l’incuria dei nostri predecessori. Nell’epoca della facile circolazione delle informazioni – conclude l’intervistato – non possiamo commettere lo stesso errore”.

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