“Querele temerarie per fermare inchieste sul malaffare”. C’è la proposta di inserire sanzione pecuniaria al querelante sconfitto

Giuseppe Giulietti di Fnsi (Federazione nazionale stampa italiana): “Non è in gioco la libertà dei giornalisti, ma l’agibilità della democrazia nel Paese”

“Non solo omicidi, lesioni e minacce, negli ultimi anni l’attività dei giornalisti è messa a rischio anche dalle querele temerarie, cioè le cause avviate in sede civile verso singoli o intere testate come deterrente per le inchieste scomode”. È quanto riporta il magazine “La via libera”, bimestrale dell’associazione “Libera contro le mafie”. Focus, dunque, sul giornalismo alle prese con il fenomeno crescente delle ‘querele temerarie’, avanzate allo scopo di mettere il bavaglio a giornalisti e testate che si battono per la verità, contro mafia e corruzione.

“Si vogliono bloccare le inchieste sul malaffare, sulle mafie e sulla corruzione fermando chi le racconta”, denuncia il presidente della Fnsi (Federazione nazionale stampa italiana), Giuseppe Giulietti, aggiungendo che “non è in gioco la libertà dei giornalisti, ma l’agibilità della democrazia nel Paese, soprattutto ora in piena crisi sanitaria”. Anche giornali e tv di media e grande diffusione devono fare i conti con possibili ritorsioni legali e sono costretti ad appostare nei bilanci ingenti risorse per far fronte a battaglie giudiziarie dall’esito incerto.

Nel post pubblicato sui social da “lavialibera” si legge: “Le querele temerarie sono cause avviate in sede civile (ma anche penale, ndr) contro testate e giornalisti come deterrente per le inchieste scomode. Gli autori sono aziende e partiti politici, ma anche mafiosi, corrotti, fascisti e nazisti. Un fenomeno in crescita che mina la libera informazione e contro cui è necessaria l’adozione di provvedimenti normativi, tanto a livello europeo quanto italiano. Di querele temerarie la libera informazione può morire, soprattutto se colpiscono freelance o blogger che non hanno alle spalle un editore in grado di garantire le spese necessarie. Un esempio è la giornalista maltese Daphne Caruana Galizia. Al momento del suo omicidio a suo carico pendevano 40 cause per diffamazione, mai ritirate. La Commissione Ue ha inserito l’obiettivo di ‘proteggere giornalisti e società civile dalle querele strategiche che ostacolano la partecipazione pubblica’ nel programma di lavori per il 2021. In Italia diversi tentativi per modificare la legge sul reato di diffamazione e sul meccanismo perverso delle liti temerarie sono naufragati. La proposta è di inserire una sanzione pecuniaria in capo al querelante in caso di sconfitta. Adesso chiunque sporga una querela temeraria non rischia nulla. Il fronte contrario è ampio: in Parlamento siedono molti autori di querele per diffamazione”, conclude il post.