Mafia, i padrini di San Severo nel report della Dia. “Loro clan determinanti nel traffico di droga. Affari anche con camorra e ‘ndrangheta”

Testa, La Piccirella e Nardino compaiono nella relazione della Direzione Investigativa Antimafia. La criminalità sanseverese cresce e si consolida grazie alla forte alleanza con la Società Foggiana

I gruppi criminali del Tavoliere confermano la propria rilevanza rispetto ai traffici illeciti che si svolgono nell’intera Regione e, in qualche caso, in tutto il Paese, nonché in ragione della commistione d’interessi e di collaborazioni con la criminalità organizzata del capoluogo e del Gargano. Nell’alto Tavoliere, gli assetti risultano prevalentemente stabili”. È quanto riportano gli investigatori dell’Antimafia nella relazione semestrale della Dia, periodo analizzato gennaio-giugno 2020. Occhi puntati su San Severo che “si conferma centro di raccordo dei fenomeni criminali più significativi – si legge -, in un’area territoriale ove la batteria foggiana Moretti-Pellegrino-Lanza ha concentrato i propri interessi curati per il tramite del suo luogotenente capoclan del gruppo La Piccirella-Testa, attestandosi (come rilevato con l’operazione “Ares” del giugno 2019) quale associazione di tipo mafioso autonoma indipendente e propulsiva di nuovi assetti nel territorio”.

Il boss Giuseppe La Piccirella detto “Il professore” – antico sodale di Rocco Moretti, Mammasantissima della mafia di Foggia – è indicato dalla Dia come “elemento di spicco della criminalità organizzata (ex clan Di Firmo) da sempre legato alla Società foggiana, così come già conclamato con la sentenza di condanna a oltre vent’anni di reclusione, per associazione di tipo mafioso e omicidio, inflittagli nell’ambito della storica indagine ‘Day Before’ del 1995. Più di recente le indagini dell’autunno 2017 hanno portato entrambi i boss, Moretti e La Piccirella, a condanne in primo grado per reati di estorsione aggravata“.

A sinistra, investigatori DIA; in alto, La Piccirella in una foto degli anni ’90, Testa e Nardino

Compare ampiamente nella relazione anche Severino Testa alias “Il puffo”, al vertice del clan omonimo con La Piccirella. Gli investigatori ricordano che “il 29 maggio 2020, con un’operazione congiunta di Polizia di Stato e Guardia di finanza – si legge nel documento -, è stata data esecuzione a un decreto di sequestro anticipato dei beni nei confronti dell’altro elemento di vertice del gruppo, il boss del clan Testa, anch’egli arrestato in seno della menzionata indagine ‘Ares’. Il provvedimento – ricorda la Dia – evidenzia ‘l’estrema pericolosità sociale del proposto, il quale non ha esitato a porre in essere condotte ad elevato tasso di antigiuridicità certamente dall’anno 1987 (epoca di commissione del primo reato per cui vi è sentenza definitiva), per poi proseguire a decorrere dal 1995 sino all’attualità in particolare con la commissione di gravissimi fatti concernenti la partecipazione ad associazioni finalizzate al traffico di sostanze stupefacenti, operanti non solo nel territorio della provincia di Bari, ma anche altrove e in particolare in Abruzzo, nonché in materia di armi e di partecipazione ad associazioni di stampo mafioso, che inducono a ritenere che lo stesso abbia vissuto nel corso degli anni e, continui a vivere, con proventi di origine illecita che gli hanno consentito di accumulare un ingente patrimonio’. Inoltre, ‘la peculiare versatilità criminale del proposto e la sua perseveranza nel delinquere in reati di particolare allarme sociale (peraltro, commessi in un significativo arco temporale della vita del proposto) sono elementi che consentono quindi di ritenere che il medesimo abbia tratto e tragga tuttora in maniera pressoché esclusiva da dette condotte delittuose i mezzi per vivere, costituendo base applicativa della misura patrimoniale invocata’“.

Non solo La Piccirella-Testa, la mappa della Dia pone in evidenza anche il clan Nardino, storicamente guidato da Franco Nardino detto “Kojak”, anche lui condannato in via definitiva per mafia in “Day Before” e coinvolto, più di recente in “Ares”. I Nardino avrebbero legami consolidati con la batteria foggiana Sinesi-Francavilla. C’è infine il clan Russi che nel 2018 ha visto cadere un suo elemento di vertice ovvero Michele Russi alias “Lilino Coccione”, ucciso mentre si trovava dal barbiere.

“La criminalità sanseverese svolge un ruolo determinante nel traffico degli stupefacenti – riporta ancora la relazione – grazie ai rapporti con altri gruppi della provincia (in particolare, con la Società foggiana e con la criminalità garganica nel territorio di San Nicandro Garganico) ed oltre i confini regionali, con camorra, ‘ndrangheta e criminalità albanese. E mentre quest’ultima costituisce un importante canale di approvvigionamento della droga, le limitrofe regioni dell’Abruzzo e del Molise rappresentano un apprezzabile territorio di approdo. Altri punti di forza della criminalità organizzata sanseverese si fondano sulla gestione, sempre in sinergia con altri sodalizi, di attività delinquenziali diversificate, anche di tipo predatorio, estendendo la propria influenza nei limitrofi comuni di Poggio Imperiale, San Paolo di Civitate, Apricena e Torremaggiore (come dimostrato da sequestri di droga e armi operati in zona, nonché da eventi criminosi quali danneggiamenti in danno di imprenditori o intimidazioni e agguati nei confronti di altri pregiudicati)”.

Breve passaggio, infine, su Apricena e Lucera. “Ad Apricena permane la contrapposizione tra i gruppi Padula e Di Summa-Ferrelli. A Lucera il gruppo di maggiore spessore criminale resta quello dei Papa-Ricci-Cenicola, clan nato dall’evoluzione dell’autoctono tessuto mafioso e formato in gran parte da giovanissimi, mentre risulta indebolito il clan Bayan, in ragione dello stato di detenzione del suo capo, ergastolano (detenuto nel regime previsto dall’art. 41 bis OP)”.

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