Nipote del boss di Foggia voleva vendicare la strage di San Marco in Lamis, il tribunale condanna Perdonò a 12 anni di reclusione per l’agguato a Caterino

I reati: tentato omicidio aggravato dalla mafiosità, armi, rapina e ricettazione. La DDA di Bari aveva chiesto ben 18 anni

Dodici anni di carcere per la vendetta della strage di San Marco. Questa la condanna inflitta in primo grado dal tribunale dauno al foggiano Massimo Perdonò, 43 anni, contiguo al clan Moretti-Pellegrino-Lanza e nipote del Mammasantissima della mafia di Foggia, Rocco Moretti. Il legale di Perdonò chiedeva l’assoluzione, l’accusa (pm della DDA di Bari, Luciana Silvestris) puntava ad una pena più lunga, 18 anni. L’imputato è stato condannato per concorso in tentato omicidio aggravato dalla mafiosità, armi, rapina e ricettazione. Esclusa, invece, l’aggravante della premeditazione.

Il 18 febbraio 2018, Perdonò ed altri soggetti tesero un agguato a Giovanni Caterino, condannato all’ergastolo lo scorso 30 novembre, ritenuto basista della strage di San Marco nella quale fu ucciso il boss manfredoniano, Mario Luciano Romito e altre tre persone. I Moretti, storicamente alleati del gruppo di Mario Romito, organizzarono l’omicidio di Caterino ma quest’ultimo riuscì a sfuggire alla morte. Era la mattina del 18 febbraio e Caterino era sceso dalla sua abitazione di Manfredonia per recarsi ad una partita di calcetto, ma nel tragitto venne speronato da una “Alfa Romeo Giulietta” con a bordo i sicari. Nonostante l’azione omicidiaria, il 40enne riuscì a sfuggire all’agguato. La “Giulietta” rimase incidentata e il commando dovette rapinare la Panda di un passante per dileguarsi dal luogo dell’attentato. Una serie di intercettazioni e le rivelazioni del pentito della mafia foggiana, Carlo Verderosa hanno avuto un ruolo cruciale in questa inchiesta. (In alto, Perdonò; sotto, Caterino; sullo sfondo, il luogo della strage di San Marco)





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