Donato morì per il pestaggio in discoteca, nessuna responsabilità dei medici. I due aggressori foggiani verso il processo

Una nuova consulenza medica disposta dal pm ha escluso colpe dei sanitari. Aria di rinvio a giudizio per gli indagati

Verso il processo Michele Verderosa e Francesco Stallone, 27enni foggiani indagati per omicidio preterintenzionale aggravato dai futili motivi. Vittima Donato Monopoli, il giovane di Cerignola pestato brutalmente nella discoteca di Foggia “Le Stelle” la notte del 6 ottobre 2018.

Nelle scorse ore, una nuova consulenza medica disposta dal pm ha escluso, per la seconda volta, eventuali responsabilità dei medici che ebbero in cura il ragazzo. Alla luce di questo, la procura potrebbe ora rinnovare l’avviso di conclusione delle indagini, dando quindi ulteriori 20 giorni alla difesa degli indagati per eventuali richieste; oppure chiedere il rinvio a giudizio dei due foggiani.

Il pm contesta l’aggravante “di aver commesso il fatto per futili motivi, consistiti nell’aver aggredito Monopoli dopo che quest’ultimo aveva approcciato delle ragazze loro conoscenti, e successivamente aveva protestato perché i due indagati lo avevano urtato, versandogli un cocktail addosso”.

Gli indagati, si legge nel capo d’imputazione riportato da La Gazzetta del Mezzogiorno, “cagionarono la morte, intervenuta per emorragia cerebrale massiva determinata dalla rottura di una dilatazione aneurismatica di cinque millimetri dell’arteria cerebrale anteriore di sinistra”.

“Verderosa – è scritto ancora – proferì frasi minacciose nei confronti di Monopoli e di un suo amico del tipo ‘ma lo sai qui dove siamo? Qui siamo a Foggia’ per poi passare alle vie di fatto e colpire l’amico di Monopoli ‘causandogli un trauma cranio-facciale giudicato guaribile in dieci giorni’ (ai due indagati infatti la Procura contesta anche le lesioni nei confronti dell’amico della vittima)”. Secondo la ricostruzione accusatoria quindi Verderosa avrebbe sferrato alcuni pugni colpendo al volto il giovane che era con la vittima; Stallone, invece, “dapprima sferrò almeno due pugni al capo di Monopoli, di cui uno all’altezza del sopracciglio sinistro; e lo fece con tale violenza da farlo cadere a terra; quindi si pose a cavalcioni sulla vittima e continuò a percuoterla con dei pugni, fin quando non intervenne che cinse da dietro Stallone e lo allontanò di peso dalla vittima”. Donato Monopoli morì l’8 maggio 2019, dopo 7 mesi di ricovero a Casa Sollievo della Sofferenza.

La tesi difensiva

Come pubblicato da La Gazzetta, poche ore dopo il presunto pestaggio, i due foggiani finirono in carcere con l’accusa di lesioni personali. Il gip verbalizzò le loro dichiarazioni di innocenza, non convalidò i fermi in quanto non c’era il presupposto del pericolo di fuga, ma ritenendo sussistenti le esigenze cautelari dispose gli arresti domiciliari per i due indagati, che tornarono liberi nell’aprile 2019 dopo sei mesi.

L’iniziale imputazione di lesioni aggravate dai futili motivi contestata al momento del fermo, si trasformò in omicidio volontario in seguito al decesso di Monopoli nell’avviso con cui il pm dispose l’autopsia, per poi diventare omicidio preterintenzionale (non volevano cioè uccidere) sempre aggravato dai futili motivi, quando nei mesi scorsi la Procura firmò l’avviso di conclusione delle indagini, atto che solitamente prelude alla richiesta di rinvio a giudizio.

I legali dei due contestano la tesi dell’aggressione, e sostengono che la morte di Monopoli sia stata causata da un ritardo dei medici nel diagnosticare la rottura dell’aneurisma che provocò il decesso. Il consulente del pm che eseguì l’autopsia escluse qualsiasi responsabilità dei medici. E così in seguito all’avviso di conclusione delle indagini notificato in primavera – l’indagato ha 20 giorni per chiedere nuove indagini, essere interrogato, presentare memorie difensive – gli avvocati chiesero al pm di disporre nuove indagini, sotto forma di un supplemento della consulenza medico-legale. Che è stato eseguito e i cui esiti sono stati ora messi a disposizione dei difensori dei due indagati.

“Anche in questa seconda consulenza medico-legale – il commento dei legali a Gazzetta – è stata esclusa la responsabilità dei medici. Ma consulenza e sue conclusioni non ci trovano d’accordo. Perché la responsabilità medica, che noi riteniamo decisiva per il tragico epilogo di questa vicenda, è stata esclusa nella nuova consulenza pure a costo di mettere in discussione l’impianto accusatorio che era stato invece cristallizzato nell’avviso di conclusione delle indagini notificato nei mesi scorsi. Si paventa adesso in- fatti la possibilità che l’aneurisma cerebrale che si sarebbe rotto a seguito dalle colluttazione, e pure in assenza di lesioni craniche riscontrate, non esisteva, come invece sostenuto dal primo consulente del pm: per cui la rottura dell’aneurisma sarebbe avvenuto secondo la nuova consulenza, in seguito a complicanze per l’emorragia cerebrale. La nostra linea difensiva è dimostrare che non ci fu un pestaggio; e comunque che il decesso fu conseguenza di responsabilità dei medici, in particolare nel diagnosticare la rottura dell’aneurisma”.



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