Regionali, Italia in Comune non si arrende e spera ancora di entrare in Consiglio. “Riconoscere il lavoro di chi ha fatto campagna elettorale per Emiliano”

Dalla parte dei pizzarottiani a favore di questa particolare interpretazione della legge elettorale c’è anche un pronunciamento del Veneto, che ha riconosciuto lo scarto tra voti del candidato presidente e simbolo partitico attribuendo i primi anche al partito.

Non si arrendono i pizzarottiani pugliesi all’idea di non entrare in Consiglio regionale. I due coordinatori Michele Abbaticchio, sindaco di Bitonto, e Rosario Cusmai, classificatosi primo nella lista Italia in Comune in Capitanata faranno il tutto per tutto per assicurare alla lista civica quello 0,2% che manca per superare il quorum del 4% che porterebbe a Bari almeno 3 loro esponenti.

Al momento, anche se non ufficialmente, è stato chiesto loro di indicare un assessore esterno per la Giunta Emiliano in modo da sopperire parzialmente la mancanza di rappresentanza. I pizzarottiani a differenza della Puglia Verde e Solidale sono compatti, sono un unico fronte, non hanno al loro interno varie anime, non sono un rassemblement di movimenti come la lista di sinistra, che ha dentro i Verdi, i vendoliani, i socialisti, Sinistra Italiana e Articolo1. Per Italia in Comune potrebbe essere più semplice trovare una coesione sul nome dell’assessore o assessora da indicare al governatore Michele Emiliano.

Tuttavia dopo la proclamazione degli eletti, i pizzarottiani faranno ricorso per vedere conteggiati i voti che sono andati al singolo candidato presidente, che nel caso di Emiliano sono ben 114mila in più rispetto alle liste che lo sostenevano.

L’idea è quella di ripartire, sempre percentualmente a seconda dei voti tributati alle liste, i consensi dati al solo presidente per le 15 liste che hanno concorso alla sua elezione.

“Bisogna riconoscere il lavoro di chi ha fatto campagna elettorale per il presidente, quei voti sebbene non siano andati alle liste comunque appartengono all’intera coalizione”, rileva Cusmai a l’Immediato.

Dalla parte degli epigoni del sindaco di Parma Federico Pizzarotti, a favore di questa particolare interpretazione della legge elettorale, c’è anche un pronunciamento del Veneto, che ha riconosciuto lo scarto tra voti del candidato presidente e simbolo partitico attribuendo i primi anche al partito. È accaduto per il M5S.

Nel caso del Veneto la soglia di sbarramento è più bassa, al 3%, e si tratta comunque di una sola lista a sostegno del candidato. Per la Puglia sicuramente la questione è più complessa.

II M5s si era fermato al 2,7 per cento, ma il suo candidato, l’ex senatore Enrico Cappelletti, era arrivato a superare quel limite, raggiungendo i 3,2 punti percentuali. Siccome era sostenuto da una sola lista, il M5s ha puntato nella memoria presentata sulla non equivocità del voto da parte di chi aveva barrato la casella del candidato-presidente e non quella del partito. È stata così resa equipollente l’espressione di voto, considerando che i Cinquestelle abbiano superato la fatidica soglia, visto che Cappelletti lo ha fatto.





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