Frizioni ed equilibri nel centrodestra, che ne sarà della maggioranza Landella? Aria di rimpasto dopo la sconfitta alle Regionali

C’è l’incognita Leo Di Gioia, che stando ai rumors rimarrà col suo vessillo di Senso Civico senza far dichiarazione per Forza Italia, perché resta comunque all’opposizione

È già partita la prima resa dei conti al Comune di Foggia, dopo l’esito delle regionali e la bruciante sconfitta del candidato del centrodestra Raffaele Fitto. Si cominciano a contare bene i voti e i vari equilibri in campo, per il riassetto della Giunta.

Con 8009 voti la Lega è primo partito della coalizione in città con l’amministrazione Landella schierata e i tre neo leghisti Consalvo Di Pasqua, Dario Iacovangelo e Pasquale Rignanese insieme ai vari vecchi leghisti, gli assessori Paolino La Torre e Raffaella Vacca, la segreteria cittadina, il responsabile del tesseramento Silvano Contini, il vicesegretario regionale Raimondo Ursitti ed altri che hanno tributato all’eletto Joseph Splendido nel capoluogo 2.679 preferenze. Ha votato Splendido anche l’uddiccino Tonino Capotosto, che era anche ai festeggiamenti salviniani con gavettone al legale in via Gramsci. Per lui sembrerebbe pronto un documento di espulsione dalla neonata aggregazione Udc+Nuovo Psi+L’Altra Italia.

Sono 2.376 i voti che invece ha raccolto a Foggia città Luigi Miranda, che ha avuto dalla sua i soli consiglieri comunali del partito di Giussano eletti con la spilletta Salvatore De Martino e Concetta Soragnese, che rivendicano, con gli amici, la loro indipendenza. E anche il loro risultato.

7.661 i consensi della lista del pumo, con la parte del leone recitata dal giovane consigliere comunale Danilo Maffei che da solo vale a Foggia 3.940 preferenze contro le 665 di Alfonso Fiore, il quale al netto della più bassa affluenza, se si considera che al primo turno delle comunali votò il 77% dei foggiani, ha mantenuto il suo consenso.

Solo terzi in città i meloniani, che schieravano tre candidati riferimento del consiglio comunale: l’eletto Giannicola De Leonardis, appoggiato dai vari centristi Gino Fusco, Erminia Roberto e l’assessore all’Ambiente Matteo De Martino, che ha totalizzato 1.931 voti; il consigliere Bruno Longo che ha confermato il suo dato cittadino con 1278 preferenze e l’ex assessore Ciccio D’Emilio con 1.153 preferenze, sostenuto dal suo circolo e tanti altri amici.

C’è poi il peso in aula di Max Di Fonso, che con i suoi 787 voti in città per un totale di 1600 in provincia, pur in una lista debolissima quale l’Udc Nuovo Psi, ha mantenuto alcuni standard.

Quanto a Forza Italia, l’unico rimasto in consiglio nonché segretario provinciale Raffaele Di Mauro ha cominciato a mettere i puntini sulle i e a togliersi alcuni sassolini dalle scarpe rimasti incagliati dai tempi delle Politiche, quando lui era nel listino dopo la capolista Annaelsa Tartaglione, e Michaela Di Donna correva all’uninominale, poi battuta dal vento pentastellato di Rosa Menga: “Il 9,3% in provincia di Foggia rappresenta la terza miglior percentuale del partito in Puglia e il terzo miglior quoziente; un risultato sopra la media complessiva regionale che ci consente di eleggere Giandiego Gatta in consiglio regionale e compensa gli sforzi compiuti in questi anni poiché frutto di una proficua attività organizzativa sul territorio. D’altra parte ricordo a me stesso che nelle politiche del 2018 non abbiamo ottenuto una migliore rappresentanza parlamentare poiché mentre in provincia Forza Italia conseguiva oltre il 20% a Foggia città non superavamo il 16% – e ciò nonostante una intera amministrazione schierata in campo, a differenza di oggi che ci ha visto impegnati al netto di taluni personaggi”, ha rilevato in una nota di analisi del voto.

Insomma con tutte queste frizioni, che ne sarà dell’amministrazione Landella? Alcuni assessori eletti si sono ben guardati dal passare alla Lega, sebbene abbiamo accolto l’invito del sindaco a votare per Splendido. È il caso di Sergio Cangelli di Foggia Vince e di Anna Paola Giuliani di DestinAzione Comune. Loro resteranno ben saldi. Chi passa potrebbe essere Claudia Lioia. Con lei anche Sonia Ruscillo, neo leghista. Resta a Rignanese la delega alla Pubblica Illuminazione. Chi rischia dunque? Antonio Bove con le dimissioni ha già eliminato qualche imbarazzo. Di certo Cinzia Carella, assessora alla Sicurezza e alla Polizia Municipale, potrebbe avere i giorni contati, in una delega divenuta fondamentale per la narrazione salviniana del sindaco, attivo sul fronte di Borgo Mezzanone e del Quartiere Ferrovia.

C’è da capire cosa ne sarà di quei consiglieri civici o indipendenti. Maffei, Amato Negro, lo stesso Fiore, così come l’azzurro e presidente del consiglio Leo Iaccarino che ha sostenuto Rosario Cusmai, Paolo Citro. Non è chiaro se Landella dovrà contrattare personalmente con loro ogni accapo o se si organizzeranno in un gruppo coeso. C’è anche l’incognita Leo Di Gioia, che stando ai rumors rimarrà col suo vessillo di Senso Civico senza far dichiarazione per Forza Italia, perché resta comunque “all’opposizione di Landella”, come ha detto molte volte.

Anomalo anche il caso di Sergio Clemente eletto in consiglio regionale coi Popolari di Cassano, che ha già fatto sapere che non abbandonerà lo scranno comunale. Se si dimettesse, gli subentrerebbe Saverio Cassitti, che ha giocato la partita al massacro candidandosi con Italia Viva e in supporto di Ivan Scalfarotto. “Ho seguito l’indicazione del mio padre politico, Lello Di Gioia, la mia è stata una campagna elettorale di sacrificio, ma già sapevo che Clemente non si sarebbe dimesso, per questo ho anche scelto di non appoggiarlo”, dice schiettamente a l’Immediato.





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