Guerra aperta tra ex amici, Bordo: “Riccardi oltre la follia, si è bruciato da solo”. Pronta la querela dopo le ultime accuse

Il parlamentare si è sentito chiamato in causa in una recente nota dell’ex sindaco di Manfredonia. La replica: “Andrò per vie legali. Da lui solo tracotanza, arroganza e inadeguatezza”

È giunta dopo ore di riflessione la risposta di Michele Bordo ad Angelo Riccardi. Il parlamentare di Manfredonia ha replicato aspramente all’ultimo comunicato stampa dell’ex sindaco sipontino. “Ci sono onorevoli che vogliono farmi fuori e vanno a cena con i giudici”, le parole al veleno di Riccardi. Bordo si è sentito chiamato in causa e ha concesso un’intervista alla nostra testata per replicare punto per punto alle accuse sollevate dall’ormai ex amico di partito.

Bordo, inizialmente non voleva replicare a Riccardi. Poi ha cambiato idea. Perché?

Riccardi, da quando non ha più incarichi, vive solo di astio e rancore. E spesso alimenta polemiche personalistiche di bassissimo livello solo per avere ancora un minimo di visibilità. Ho avuto dubbi nel rispondergli perché avrei contribuito a dargli ancora un po’ di gloria immeritata. Poi ci ho ripensato perché in effetti le dichiarazioni che ha rilasciato erano di una tale gravità che meritavano una replica. 

L’ex sindaco di Manfredonia ha affermato di essere stato sottoposto ad un massacro in questi anni, allo scopo di eliminarlo politicamente perché scomodo. Ed ha aggiunto che anche lo scioglimento del Consiglio comunale per mafia, molto probabilmente, è stato determinato per metterlo in un angolo.

Queste dichiarazioni sono gravissime. Riccardi, preso dalla rabbia per non aver avuto la candidatura alla regione, probabilmente non si è reso conto di aver esagerato con le parole. Tuttavia, se ha elementi per affermare che è vittima di un complotto organizzato per danneggiarlo, deve fare una cosa molto semplice: andare dai carabinieri e denunciare i congiurati, facendo i nomi e i cognomi. Sa cosa penso?

Cosa?

Che ci sarebbe da ridere se quanto sostenuto da Riccardi non fosse così grave. Ma come si fa a sostenere che il Consiglio dei Ministri, il ministro dell’Interno, diversi prefetti, un collegio giudicante avrebbero partecipato ad una trama per danneggiare la sua carriera politica? Qua siamo oltre la follia. Queste affermazioni denotano in realtà come sia profondo il disprezzo che l’ex sindaco di Manfredonia ha nei confronti delle diverse istituzioni del nostro Paese. Io penso invece che le istituzioni vadano rispettate sempre, anche quando assumono decisioni che non corrispondono alle nostre aspettative e ambizioni. Non rispettare le istituzioni significa non riconoscere la democrazia. Dispiace molto che Riccardi tratti le istituzioni in questa maniera, nonostante le abbia rappresentate con diversi incarichi per oltre 25 anni.

Riccardi nelle sue dichiarazioni fa anche riferimento, senza indicare quali, ad onorevoli che andrebbero a cena con i magistrati che lo hanno giudicato e che inoltre starebbero cercando di fare inserire il suo nome nella lista degli impresentabili alle elezioni per fargli terra bruciata intorno. E poi aggiunge che forse è questo il vero comportamento mafioso. Si sente chiamato in causa?

Riccardi in verità si è bruciato da solo, grazie a comportamenti ambigui, tracotanza, arroganza, superficialità e inadeguatezza. Ciò che dice sul mio conto, pur senza avere il coraggio di indicare chiaramente il mio nome, non solo è falso ma soprattutto è di una gravità inaudita, tanto che ho già dato mandato al mio legale di procedere con una querela a tutela della mia onorabilità. Mi permetta tuttavia di sottolineare che non ho mai conosciuto ed incontrato i magistrati che lo hanno giudicato. Anzi, non ne conosco neanche i nomi.

E sui candidati impresentabili?

Anche su questo Riccardi mostra tutta la sua ignoranza istituzionale. L’impresentabilità di un candidato alle elezioni non può essere sollevata da un singolo parlamentare, tra l’altro neanche componente della commissione antimafia come nel mio caso. L’impresentabilità viene dichiarata eventualmente dalla commissione, dopo aver acquisito le liste dei candidati con le relazioni dettagliate delle diverse procure, della procura nazionale e delle direzioni distrettuali antimafia.

Quindi, secondo lei, qual è la verità sullo scioglimento del consiglio comunale di Manfredonia?

La verità è molto semplice: il Consiglio comunale di Manfredonia, come altri in provincia di Foggia e nel resto d’Italia, è stato sciolto per il rischio di infiltrazioni mafiose a seguito di un’attività ispettiva condotta seguendo norme e regole chiare. Si può essere a favore o contro, ma queste sono le regole oggi in vigore. Non esiste insomma un “caso Manfredonia”, come invece l’ex sindaco vuole far credere con l’obiettivo di nascondere le sue eventuali responsabilità.

Lei ha fatto pressioni su Emiliano per evitare la candidatura di Riccardi alle regionali?

Ho espresso la mia opinione quando sono stato interpellato: per me quella candidatura era sbagliata ed inopportuna. La decisione comunque spettava solo ad Emiliano, che alla fine credo abbia scelto di non candidare Riccardi per evidenti ragioni di opportunità politica. La candidatura del sindaco di un comune sciolto per mafia e dichiarato incandidabile nel giudizio di primo grado avrebbe certamente aperto una discussione pubblica molto difficile da gestire. Emiliano rischiava di pagare un prezzo troppo alto. Il rischio sarebbe stato quello di perdere persino le elezioni. Penso quindi che il presidente della regione, negando la candidatura a Riccardi, abbia scelto di far prevalere la sua storia di magistrato impegnato sui valori della legalità piuttosto che l’ossessione per i voti.

E poi secondo me c’è un altro motivo per il quale è stata respinta la candidatura dell’ex sindaco di Manfredonia.

Quale?

Riccardi, ad un certo punto nelle scorse settimane, ha offerto la sua candidatura sia a Emiliano che a Fitto, dimostrando che il suo unico interesse era la corsa a diventare consigliere regionale a prescindere dal progetto politico e dagli obiettivi programmatici dei candidati alla Presidenza della Regione. Un modo di fare abominevole che alla fine ha però prodotto per l’ex sindaco di Manfredonia il grande risultato politico di essere stato respinto tanto dal centrodestra che dal centrosinistra.

Il fuoco della polemica rischia di bruciare le chance del PD e del centrosinistra di realizzare un buon risultato elettorale alle Regionali e di tornare al governo di Manfredonia?

Sono mesi che subiamo lo stillicidio di affermazioni astiose, infondate o infamanti da parte di Riccardi. Noi siamo persone per bene, attaccate ai valori positivi e veri della politica. Per questa ragione ho evitato repliche e puntualizzazioni, sperando che fosse utile a mettere fine alla polemica. Ma lui continua. Evidentemente, il suo unico obiettivo politico è quello di provare a fare più danni possibili al partito e alla coalizione di cui è stato parte in questi anni. Ma il suo è un piano destinato a fallire. Per quanto ci riguarda, ora siamo concentratissimi sulle regionali per contribuire alla vittoria di Emiliano e all’affermazione del Partito Democratico in Capitanata ed in Puglia. Subito dopo, con grande umiltà, credo che il nuovo gruppo dirigente del partito di Manfredonia si metterà al lavoro per concorrere alla costruzione di un’alleanza larga e civica che possa candidarsi alla guida della città con l’obiettivo di rifondarla dopo i disastri degli ultimi anni.

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