“Non a difesa di Iaccarino, ma dell’istituzione”. Dell’Aquila precisa la posizione del Pd. Meloniani determinati a mediare per una pax

Bruno Longo: “Abbiamo un obiettivo: quello di far terminare questa stupida guerra tra Iaccarino contro Landella e Landella contro Iaccarino. Noi ci poniamo come anello di congiunzione per una maggioranza che finalmente si occupi di cose serie”

Il match tra il presidente del Consiglio Leo Iaccarino e il sindaco di Foggia Franco Landella si sposta in aula venerdì 29 maggio, anche se il primo cittadino dovrebbe essere assente.

Intanto il Pd, presente in commissione regolamenti con il suo capogruppo Lino Dell’Aquila e con Annarita Palmieri, pur votando contro la modifica del regolamento che abbassa il quorum per la sfiducia al presidente del consiglio dai 2/3 ad una normale maggioranza in aula, specifica alcuni punti sulla scelta delle opposizioni.

“Il nostro voto contro la modifica del regolamento non è da leggersi come una difesa di Iaccarino, ma a difesa dell’istituzione. Noi difendiamo l’istituzione, che poi sia oggi rappresentata da Iaccarino è un’altra vicenda.

Siamo per la salvaguardia di un ruolo che deve essere di garanzia e sempre super partes, ad un presidente del consiglio non si può chiedere lealtà e la difesa né della maggioranza né della minoranza”, osserva a l’Immediato eletto dem Lino Dell’Aquila.

“Già nel 2015 la maggioranza Landella piegò il regolamento per tutelare e blindare l’allora presidente Luigi Miranda. Delle istituzioni non si può fare un gioco, non funziona così, in un momento di crisi sia sanitaria sia economica, non ci si può permettere di fare questi balletti politici. Tutta l’energia della politica e del consiglio comunale deve essere spesa per l’emergenza del Covid, non per le sciocchezze. Il sindaco non puoi usare il suo potere e la sua maggioranza per piegare le istituzioni. Se ci sono attriti vanno risolti nelle sedi di partito. Come Pd abbiamo avanzato tante proposte contro la crisi economica da Covid-19. In aula continuerò a proporre che possiamo continuare a collaborare, ma non si può strozzare la discussione come è stato fatto per l’ultimo consiglio. Fortunatamente venerdì saremo in presenza e se accadranno di nuovo quelle forzature abbandoneremo l’aula”.

Si pongono in una posizione mediana i meloniani, che ieri in commissione, con Bruno Longo ed Erminia Roberto, si sono astenuti.

“Abbiamo un obiettivo: quello di far terminare questa stupida guerra tra Iaccarino contro Landella e Landella contro Iaccarino. Noi ci poniamo come anello di congiunzione per una maggioranza che finalmente si occupi di cose serie. Abbiamo una riunione di vertice e di partito anche con i livelli regionali in videocall, ormai il Covid ci ha aperto un mondo. Abbiamo la responsabilità di avere una maggioranza coesa, anche in relazione alla candidatura di Fitto per la Regione Puglia. La nostra è una opera di mediazione, il nostro voto di astensione ha a che fare con la nostra neutralità, non volevamo indispettire né l’uno né l’altro. Non è un voto contro Landella, ma siamo neutri”, spiega il leader della destra Bruno Longo.

I due politici foggiani per lui si stanno beccando come “due galli in un pollaio”. “Buttarsi fango a vicenda è un errore madornale, che mette a repentaglio la tenuta dell’amministrazione, se anche si decidesse di sfiduciare Iaccarino non si farebbe altro che creare un leader in aula, un alveo dove si andrebbero a depositare tutti gli scontenti contro Landella, come già successe nella scorsa legislatura con Mainiero, che attrasse a sé Cataneo, Russo e molti altri”.

Nel consiglio di venerdì c’è anche da approvare o bocciare per sempre la famosa transazione Raco sul Teatro Giordano, che sarà perorata dall’assessore Sergio Cangelli, timoroso in giugno di perdere il contenzioso e di dover pagare come Comune 3,2 milioni di euro anziché il milione e settecentomila euro previsto dalla conciliazione.

Ai consiglieri però sarà dato libero arbitrio, per scegliere secondo coscienza.





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