“I Vigilante sono imprenditori coraggiosi: resistono per la comunità. Non lasciamoli soli”. Sul magazine “Vita” la riflessione della giornalista Annalisa Graziano

Nell’articolo, la violenza della criminalità foggiana, i lunghi silenzi della stampa nazionale e l’impegno della gente perbene per la legalità. L’appello: “Gli anticorpi sociali e culturali alle mafie sono stati prodotti, ora occorre moltiplicarli”

“In tutto il mondo si combatte una guerra durissima contro un virus che cancella vite e limita la libertà. Il ‘nemico invisibile’ lo chiamano; lo definiamo così anche a Foggia dove, da molto più tempo, si combatte un’altra battaglia quotidiana, altrettanto difficile, quella con la mafia”.

Inizia così l’analisi della giornalista foggiana Annalisa Graziano su Vita.it, testata nazionale che si occupa di sociale, ambiente e sostenibilità economica, all’indomani dell’ultimo attentato dinamitardo ai danni della struttura per anziani “Il Sorriso di Stefano” dei fratelli Vigilante.

“È una criminalità violenta e sanguinaria, vendicativa. Un cancro aggressivo – scrive – eppure invisibile al mondo per molti, troppi anni. Gli attentanti, i morti ammazzati, le auto fatte saltare in aria nelle strade foggiane non facevano notizia, fino a pochi mesi fa, sulla stampa nazionale. Ma qui, dove la malattia sociale contagia le giovani generazioni e i boss locali fanno leva sul disagio per trovare manovalanza ‘fresca’, le violenze ce le ricordiamo tutte. E non bastano le dita di una mano, neanche di dieci”.

Una riflessione che punta i riflettori anche sull’impegno dell’antimafia in una città troppo spesso violentata dal malaffare.

“Ogni volta che accade è un colpo al cuore; ogni volta, si cerca una cura. Ostinatamente – sottolinea la giornalista – si riparte per innestare cellule sane in un tessuto sociale fortemente compromesso. Lo fanno le associazioni che si occupano storicamente di promozione della legalità, come Libera e Panunzio, gli insegnanti nelle scuole, i volontari, le Forze dell’ordine e la magistratura, i cittadini che sfilano – in 20mila lo scorso 10 gennaio – per le strade dei quartieri più difficili, fino alla piazza centrale, per chiedere giustizia e dire no alla criminalità. Lo fanno i commercianti e le persone oneste, donne e uomini che accettano la sfida di restare in una terra ferita, per ricucirne i solchi con germogli di speranza. Lo fanno, lo facciamo per le nuove generazioni, e non solo per loro”.

Ieri, l’ennesimo episodio, gravissimo su cui gli inquirenti stanno indagando senza sosta.

“L’ultimo boato – spiega Annalisa Graziano sulla testata nazionale – è stato localizzato con facilità. Una bomba, non la prima, collocata davanti all’ingresso de ‘Il sorriso di Stefano’, un centro diurno per anziani. Un’esplosione che non ha coinvolto solo la saracinesca di Via Acquaviva, ma tutte le nostre case. Quella deflagrazione non ha fatto cadere solo l’insegna del Centro, ha ferito le nostre relazioni familiari più intime: in quella struttura trascorrono il loro tempo i nostri nonni; il sorriso di Stefano è il sorriso dei nostri cari, i più fragili. Non possiamo farlo cancellare in questo modo. Chi ieri ha gridato, dai balconi, che l’unica soluzione è la chiusura della struttura ha fatto il gioco dei malviventi: la paura è legittima, ma deve scuotere non narcotizzare”.

Gli inquirenti scopriranno i colpevoli, forse grazie al filmato delle videocamere di sorveglianza, e il tribunale li giudicherà, speriamo in tempi non troppo lontani.

“Ma in questo periodo così difficile – aggiunge – non possiamo dimenticare una cosa importante: le mafie sono pronte ad approfittare dell’emergenza Covid-19, attente a comprare per pochi spiccioli le attività, a ricattare di più, a razziare la serenità delle famiglie.

I titolari de ‘Il Sorriso di Stefano’, già da tempo, vivono sotto scorta; sono costretti a convivere con la paura, ma non chiuderanno. Sono persone coraggiose, imprenditori generosi: resistono per la comunità, resistono per noi e noi con loro.

Foggia non è una citta facile, da vivere e da amare. Detiene persino il triste primato del primo omicidio del 2020, ma non è solo pistole e pacche sulle spalle.

Vivono molte persone oneste, perbene a Foggia. E se è vero che servirà del tempo per trovare la cura definitiva di una malattia antica, la certezza è che molti stanno lavorando per cercare un vaccino”.

La conclusione della scrittrice foggiana è un appello alla speranza, alla fiducia. “Gli anticorpi sociali e culturali alle mafie sono stati prodotti, ora occorre moltiplicarli. Beviamo tutti l’antidoto a questo veleno: resistiamo, restiamo comunità sana”.

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