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Home - Mafia, caccia alla “primula rossa” del Gargano: la latitanza è per pochi “eletti”. Gli altri evasi davanti al gip: “Motivazioni pretestuose” sulla fuga

Mafia, caccia alla “primula rossa” del Gargano: la latitanza è per pochi “eletti”. Gli altri evasi davanti al gip: “Motivazioni pretestuose” sulla fuga

Di Francesco Pesante
24 Marzo 2020
in Cronaca
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Si è sempre professato innocente e lontano dalle dinamiche criminali del Gargano. Intercettato durante un servizio di Rai 2 sviò ogni domanda sulla mafia, preferendo allontanarsi in tutta fretta mentre era in compagnia di Francesco Pio Gentile alias “Rampino”, ucciso il 21 marzo 2019. Eppure Francesco Scirpoli detto “Il lungo”, primula rossa del Gargano, ha preferito la latitanza piuttosto che difendersi in tribunale.

L’uomo è tra coloro che sono fuggiti dal carcere di Foggia il 9 marzo scorso, nel giorno dell’evasione di ben 72 detenuti. Quasi tutti sono stati catturati o si sono consegnati alle autorità. Tre ancora liberi, uno di questi è il 38enne di Mattinata, Scirpoli, un nome che conta nel mondo della malavita garganica.

Più volte arrestato nel corso degli anni, “il lungo” è sotto processo per due assalti a portavalori, uno sulla strada tra Mattinata e Vieste insieme ad altri personaggi noti della criminalità del promontorio (operazione “Ariete”), l’altro messo a segno a Bollate in provincia di Milano. Secondo l’accusa, furono Scirpoli, il suo compaesano Antonio Quitadamo detto “Baffino” e alcuni cerignolani a rapinare il blindato della ditta “Ferrari” in Lombardia, portando via parecchi verdoni. I malviventi prelevarono gioielli storici della ditta Bulgari, collezione “Heritage”, del valore stimato superiore ai 4 milioni di euro e gioielli di altre prestigiose case.

Ma le tracce del Dna trovate nel blindato furono attribuite proprio a Scirpoli che si sarebbe procurato un taglio durante il colpo. Per questo l’uomo finì in manette e trasferito nel carcere di Foggia dove si trovava da oltre un anno.

Il nome di Scirpoli comparve anche nella storica sentenza “Iscaro-Saburo” che certificò l’esistenza della mafia sul Gargano ma non fu mai incriminato.

Nonostante l’ottimismo dei suoi legali sui due procedimenti penali in corso, Scirpoli ha optato per la fuga, svanendo forse tra le montagne del Gargano dove avrebbe trovato rifugio grazie al sostegno di suoi alleati. La latitanza richiede soldi, uomini e soprattutto luoghi sicuri dove nascondersi. Il mondo della criminalità organizzata, anche quella della provincia di Foggia, è pieno di storie del genere. Il boss foggiano Pasquale Moretti trovò rifugio proprio sul Gargano grazie al sostegno dei clan locali. Stesso discorso per il suo rivale Roberto Sinesi, spalleggiato dai Li Bergolis. I boss “scambiano” anche grazie ad una lunga schiera di fiancheggiatori.

Come Scirpoli, erano evasi dal carcere i suoi stretti alleati Andrea Quitadamo e Francesco Notarangelo, anche loro di Mattinata. Ma i due si sono consegnati ben presto alle autorità (sono stati trasferiti nel carcere di Trani), forse consci di non avere i mezzi per permettersi una latitanza. Darsi alla macchia non è per tutti.

La latitanza del mattinatese va a sommarsi a quella del coetaneo manfredoniano, Pietro La Torre alias “U’ Muntaner”, sparito da oltre un anno e ritenuto dagli investigatori appartenente allo stesso sodalizio criminale di Scirpoli. Furono entrambi coinvolti in “Ariete”.

Le “motivazioni pretestuose” degli altri evasi

Intanto, in questi giorni ci sono state le convalide degli arresti per gli evasi dal carcere di Foggia. Svariate le tesi difensive, alcune improbabili e boccaccesche, trapelate sul web prima ancora che nelle aule giudiziarie a causa dell’imprudenza di alcuni legali che si sono affidati a siti amici, ottenendo in cambio una marea di sberleffi social.

Al gip Dello Iacovo alcuni evasi hanno affermato di essere fuggiti per paura del coronavirus, altri ancora sarebbero scappati solo un breve saluto agli anziani genitori. C’è pure chi sarebbe stato spinto dalla calca. “Motivazioni pretestuose” secondo il giudice.

Gli altri fuggitivi

Oltre a Scirpoli, le forze dell’ordine continuano a cercare Cristoforo Aghilar, 37enne di Orta Nova, accusato dell’uccisione dell’ex suocera e il sanseverese Angelo Bonsanto, 31 anni, in manette nel 2017 per porto e detenzione di armi. Il giovane fu arrestato insieme ad un membro della “Società Foggiana”.

Tags: Carcere FoggiaevasiFrancesco Scirpoligarganomafia
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