Dal relax di una vacanza al peggiore degli incubi, la foggiana Rosa bloccata in Africa con la famiglia. “Abbiamo paura di ammalarci”

Il grido di dolore dal Senegal: “Mio marito deve rientrare a lavoro, a noi manca il nostro paese ed abbiamo bisogno di rientrare. Mia madre dall’Italia ha chiamato Polizia, Carabinieri ma nessuno le ha saputo dire come si può risolvere”

Dal relax di una vacanza al peggiore degli incubi in pochi giorni. La foggiana Rosa con la sua famiglia (il marito senegalese e tre figli di 8, 5 e 3 anni) non avrebbe mai potuto immaginare l’evolversi dell’emergenza Coronavirus il 27 febbraio scorso, giorno in cui ha raggiunto il Senegal con un volo Tunisair.

“Siamo venuti qui in vacanza, un’occasione per far visita alla nostra famiglia – racconta a l’Immediato -. Il volo di rientro, con la Tunisair, era previsto oggi. Purtroppo il governo senegalese ha deciso di chiudere l’aeroporto per bloccare i confini nazionali. Appena ci hanno riferito la notizia della chiusura dello scalo, siamo stati all’ambasciata italiana, a Dakar, ma purtroppo non hanno saputo aiutarci. Le compagnie aeree avevano tutti i voli pieni e non abbiamo potuto anticipare il ritorno. In Senegal ci sono i primi casi di Coronavirus e noi abbiamo paura di ammalarci, qui la sanità non è il massimo”.

Ora dopo ora sale l’angoscia. “Mio marito deve rientrare a lavoro, a noi manca il nostro paese ed abbiamo bisogno di rientrare. Mia madre dall’Italia ha chiamato Polizia, Carabinieri ma nessuno le ha saputo dire come si può risolvere. Siamo bloccati qui. Chiedo aiuto allo Stato italiano – conclude disperata Rosa – perché siamo in tanti qui e non riusciamo a tornare a casa. La Farnesina faccia qualcosa per rimpatriarci“.

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