A Foggia la storia di Marco Pirone, giovane di Scampia con un passato irrequieto. “Mi affascinava il guadagno facile. Non fate i miei errori”

La manifestazione voluta ed organizzata dall’associazione Qualità della Vita e dal presidente Luigi Miranda si è svolta al Museo Civico. Titolo dell’evento: “Legalità: la luce nel baratro del degrado”

Nessun destino è ineluttabile, c’è sempre uno spiraglio anche dentro le più buie tenebre. Contemplare le situazioni in maniera critica fa scorgere lo spirito del tempo e degli eventi e produce cambiamenti. Parte da questo assunto di base la manifestazione promossa dall’associazione Qualità della Vita che si è svolta ieri sera presso la Sala Mazza del Museo Civico intitolata “Legalità: la luce nel baratro del degrado”.

“Foggia è considerata la terra della Quarta Mafia, una città difficile e degradata agli occhi di chi viene da fuori ma noi che qui ci viviamo con molta probabilità siamo abituati a convivere con determinate realtà, molte cose ce le facciamo scivolare addosso”, ha detto l’avvocato Fabio Filograsso, vicepresidente dell’AqV.

Marco Pirone conosce da giovanissimo le piazze di spaccio camorristiche di Scampia e il mondo della droga. Si infila nelle maglie più strette della dipendenza e della lotta per liberarsene. Cobret, cocaina, cattive amicizie nella criminalità organizzata. Ma a Scampia non si è soli. Pirone ha deciso di vivere e non di morire, si è disintossicato e ha cambiato la sua vita, come racconta nel suo commovente libro autobiografico. “Da giovane ho iniziato a fare uso di stupefacenti e a frequentare criminali – ha raccontato -. Mi affascinavano perché non avevo altri interessi, altre opportunità. Guardavo solo a ciò che la periferia in cui vivevo offriva: il guadagno facile, il potere, senza nessuna presenza di professori, avvocati o gente colta. Purtroppo i giovani di oggi sono molto a rischio, il mondo dell’illegalità è sempre dietro l’angolo”.

“Dopo 15 anni siamo ancora qui. La città di Foggia non è assente al nostro richiamo – ha rimarcato l’avvocato Luigi Miranda, presidente associazione Qualità della Vita -. Siamo riusciti a fare rete e a fare squadra. La paura non ha solo una ricaduta sull’attività lavorativa e imprenditoriale ma sulla vita dei negozianti e dei loro figli. Abbiamo bisogno tutti i giorni di sentirci comunità. La Capitanata si è sentita davvero comunità dopo i bombardamenti del ‘43 e nel crollo di viale Giotto: nel dolore abbiamo fatto quadrato e ci siamo uniti”. 





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