“Michele ucciso per aver offeso l’onore dello storico boss di Foggia”. La famiglia di Bruno scrive a Le Iene: “È estraneo alla malavita”

Missiva inviata alla redazione del programma. “Nel servizio appare una persona del tutto estranea alle organizzazioni criminali ed, anzi, rimasta vittima delle sue logiche e codici non scritti”

“Il nostro Michele non ha nulla a che fare con gli ambienti malavitosi foggiani, la sua ‘colpa’ fu quella di innamorarsi di una donna ritenuta ‘intoccabile'”. Attraverso il proprio legale, i familiari di Michele Bruno hanno così commentato l’ultimo servizio delle Iene sulla mafia foggiana. Al minuto 3:12 appare il loro parente, assassinato nel 2011; Un video estrapolato da un filmato della Polizia di Stato, realizzato nel giorno dell’arresto di Antonio Piscopia, inizialmente accusato di essere l’omicida.

Piscopia fu condannato in primo grado a 18 anni di reclusione e assolto in appello. Gli inquirenti hanno accertato il movente, ma non hanno ancora identificato l’esecutore materiale. Secondo i giudici, il killer uccise Bruno per aver offeso “l’onore” di Giosuè Rizzi alias “il papa”, storico boss della Società Foggiana, tra i fondatori dell’organizzazione criminale. Lo stesso Rizzi fu ammazzato nel gennaio 2012.

Secondo le indagini dell’epoca, Bruno si vantò di aver avuto una relazione con la compagna del “papa” mentre quest’ultimo era in cella tra il novembre 2009 e il novembre 2010. Da qui la decisione di organizzare un’atroce vendetta. L’omicidio avvenne tra il 7 e l’8 ottobre 2011 mentre la vittima era alla guida della sua Lancia in via Lagonigro, nei pressi di Parco San Felice.

L’avvocato Michele Vaira, in qualità di difensore di fiducia degli eredi di Michele Bruno, ha inviato una lettera alla trasmissione “Le Iene”. “Il servizio ha realisticamente rappresentato la drammatica condizione della città di Foggia – scrive il legale –, sempre più ostaggio di fenomeni di criminalità organizzata di stampo mafioso. Nell’esprimervi sinceri complimenti per un servizio assai realistico ed obiettivo, pur nella sua drammatica rappresentazione di uno spaccato amaramente esistente e radicato sul territorio, si invita la vostra redazione a voler unicamente rettificare o precisare le informazioni apparentemente evincibili da un istantaneo frame del servizio, precisamente al minuto 03:12, riguardante un’immagine estrapolata dagli atti d’indagine che hanno riguardato il brutale omicidio di Michele Bruno, persona del tutto estranea alle attività delle organizzazioni criminali ed, anzi, rimasta vittima delle sue logiche e codici non scritti. Ed infatti, nel mentre si sta trattando della più antica attività da cui gli ambienti malavitosi traggono vita e sostentamento, ovvero le estorsioni – continua Vaira –, si assiste ad una fugace immagine di due soggetti all’interno di un bar, nel mentre si abbracciano, immediatamente seguita da uno stralcio d’intercettazione nel corso della quale viene avanzata una illecita richiesta di denaro”.

“Uno dei due soggetti ripresi all’interno del bar era Michele (immediatamente riconosciuto dai suoi congiunti ed amici). Tale immagine era stata estrapolata dagli inquirenti proprio nell’ambito dell’indagine che ha riguardato il brutale omicidio di Bruno, soggetto totalmente estraneo agli ambienti malavitosi, e colpevole solo di essersi innamorato di una donna ‘intoccabile’, perché compagna di un noto boss foggiano.

Purtroppo, deve rilevarsi come l’accostamento della pur istantanea immagine con il successivo stralcio d’intercettazione (il cui interlocutore, in alcun modo legato a Michele Bruno, sta chiaramente avanzando una richiesta estorsiva), presta il fianco a facili, quanto infelici e lesivi fraintendimenti, lasciando intendere che Bruno fosse soggetto in qualche modo legato o coinvolto in quelle attività. Per tale ragione, a nome dei parenti della vittima di mafia, Michele Bruno – conclude la missiva –, sono a richiedervi di voler rettificare le informazioni evincibili dalla mera visione del succitato frame”. (Sotto, il video dell’epoca diffuso dalla Polizia di Stato)



In questo articolo:


Change privacy settings