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Home - A Cerignola la “mafia degli affari”, forte e impenetrabile. Città sotto il totale controllo dei boss, “frizioni ridotte al minimo”

A Cerignola la “mafia degli affari”, forte e impenetrabile. Città sotto il totale controllo dei boss, “frizioni ridotte al minimo”

Di Redazione
19 Gennaio 2020
in Inchieste
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È la criminalità più difficile da penetrare, strutturata e di difficile lettura. Stiamo parlando della mafia di Cerignola dove le organizzazioni criminali vengono solo sfiorate da blitz e arresti. L’ultima operazione di rilievo risale agli anni ’90, l’arcinota “Cartagine”. Eppure il Comune è stato recentemente sciolto per mafia, a dimostrazione della capacità dei boss (i principali capi tengono le fila dal Milanese dove emigrarono anni fa) di innestarsi nel tessuto socio-economico della città ofantina.

L’ultima mappa pubblicata dalla Direzione Investigativa Antimafia (primo semestre 2019) evidenzia ancora una volta la presenza dei clan Di Tommaso e Piarulli, centrali (insieme all’ex sindaco Metta) nella relazione che ha portato allo scioglimento dell’ente comunale. “Nel Basso Tavoliere, l’esistenza di un organo decisionale condiviso fa sì che la criminalità cerignolana non risenta delle fibrillazioni in atto nel resto della provincia – scrive la DIA -. Manifesta, invece, una comprovata capacità di assoggettare il tessuto criminale locale in modo pragmatico, riducendo al minimo le frizioni in seno allo stesso, nonostante la pluralità di soggetti e di interessi illeciti in gioco. I punti di forza della mafia cerignolana sono rappresentati da occupazione e controllo del territorio, capacità di diversificare le attività illecite da cui provengono le ingenti risorse finanziarie, notevole disponibilità di mezzi e uomini armati, nonché un efficace sistema di schermatura dei proventi illeciti”.

Anche per tali ragioni la criminalità organizzata cerignolana è definita “una mafia degli affari”, sempre meno legata ad una “struttura rigida basata su vincoli familiari (aspetto peculiare delle mafie foggiana e garganica) e più proiettata al raggiungimento di obiettivi economico-criminali a medio-lungo termine”. Relativamente a quest’ultimo aspetto – è riportato nel documento –, “il comparto agro-alimentare risulta nell’area in questione fortemente vulnerabile all’infiltrazione della criminalità. L’area di Cerignola, inoltre, si conferma centrale per tutte le operazioni delittuose che ruotano intorno alle rapine ai tir ed ai furti di autovetture e mezzi pesanti, dalla cannibalizzazione delle auto per alimentare il mercato della ricettazione dei pezzi di ricambio, passando per la nazionalizzazione di autovetture clonate estere, fino al reperimento di materiale ferroso da riciclare”.

Per la DIA “si tratta di ipotesi delittuose con gravi implicazioni sotto l’aspetto dell’ordine e sicurezza pubblica, poiché, nonostante gli sforzi delle forze di polizia, le arterie stradali diventano teatri di efferate rapine ad automobilisti e autotrasportatori. Lo stesso dinamismo si riscontra anche nel settore delle armi e degli stupefacenti, in cui la città di Cerignola si conferma snodo cruciale per l’intera regione, anche grazie alla capacità di disporre di più canali di approvvigionamento. L’area in questione, inoltre, è sempre più caratterizzata dalla presenza di piantagioni di cannabis, che attirano anche gli interessi di gruppi extraregionali”.

I 5 Reali Siti

Occhi puntati anche sui 5 Reali Siti. La DIA afferma che in quell’area “permangono i clan (entrambi di Orta Nova, ndr) Gaeta e Russo, il primo legato alla batteria mafiosa foggiana Moretti-Pellegrino-Lanza, l’altro capace di ben interagire con la mafia cerignolana e foggiana, specie nel mercato degli stupefacenti e delle armi, nella ricettazione, nel riciclaggio e nei reati predatori”.

A Stornara, “l’intensificarsi di una serie di gravi atti intimidatori e danneggiamenti nell’intera area è coinciso con il ritorno in libertà di appartenenti alla famiglia malavitosa dei Masciavè, da sempre in collegamento con la criminalità cerignolana”.

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Tags: CerignolaDiamafia
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