I soldi della ‘ndrangheta per il turismo del Gargano, il caso ‘Villa Eden’ a San Giovanni Rotondo nelle carte di “Rinascita-Scott”

La maxi operazione ha messo in luce diversi interessi in Puglia delle famiglie calabresi: sono numerosi gli ‘assalti’ delle cosche alle attività economiche del Foggiano e del Barese

I milioni della ‘ndrangheta in un albergo di San Giovanni Rotondo. È quanto emerge dall’indagine – l’ordinanza è di 13mila pagine – del procuratore Nicola Gratteri che ha portato all’arresto di 330 persone nell’operazione ‘Rinascita Scott’. Secondo gli inquirenti, gli uomini dei Mancuso di Limbadi avrebbero riciclato i soldi del clan calabrese nel turismo del Gargano.

Per la Procura, avrebbero perseguitato per mesi un architetto per riavere circa 3,2 milioni che i malviventi avevano prestato anni prima allo zio per riprendersi “Villa Eden”, albergo quattro stelle poco distante dal santuario di San Pio. La struttura, infatti, era fallita qualche anno prima. La maxi operazione ha messo in luce diversi interessi in Puglia delle famiglie calabresi: sono diversi gli ‘assalti’ a numerose attività economiche del Foggiano e del Barese, con l’ausilio – spesso all’oscuro di tutto – di noti professionisti.

La città del Santo di Pietrelcina sembra essere un luogo particolarmente attrattivo, come raccontato dalla Gazzetta del Mezzogiorno. “Qui, nel 2004, una fiduciaria del Liechtenstein, la Ciskiel di Vaduz, ricompra dall’asta fallimentare l’hotel Villa Eden. Dietro la società c’è Ennio Alessio Mizzau, fratello di Paolo che con la moglie Rosa Carmen Montalto nel 2001 aveva aperto l’albergo a quattro stelle grazie a un finanziamento da 5 milioni di euro erogato da Banca Apulia e Banca Monte di Foggia. I soldi per l’operazione di riacquisto, 3 milioni e 200mila euro, secondo l’indagine erano stati versati in una banca svizzera da un imprenditore di Bergamo, Attilio Bianco, per conto di due pregiudicati, Salvatore Valenzise e Giovanni Vecchio, riconducibili ai Mancuso. Una scrittura privata autenticata da un notaio, chiusa in una cassetta di sicurezza della banca svizzera, sarebbe l’unica prova della transazione.

L’anziano Ennio Mizzau nel frattempo è deceduto. E oggi l’albergo, dopo una serie di passaggi societari, è tornato nelle mani della Montalto, dopo una breve parentesi nelle mani del figlio Pio Daniele, progettista tra l’altro dei nuovi ascensori del Vittoriano a Roma. E da lui la cosca voleva la restituzione dei soldi. Usando, peraltro, modi molto spicci”.

La Procura di Catanzaro ha ipotizzato per tutti l’accusa di associazione mafiosa e concorso in autoriciclaggio, e ha chiesto – oltre che il sequestro dell’albergo – il carcere per l’architetto e la madre, e i domiciliari per il padre, oltre che per i tre uomini della cosca accusati pure di sequestro di persona a scopo di estorsione per le continue pressioni sull’uomo.

Ma il gip, Barbara Saccà, ha riconosciuto i gravi indizi di colpevolezza per il riciclaggio solo a carico di Bianco, Valenzise e Vecchio. A carico di Pio Mizzau mancherebbe invece la ‘consapevolezza’ di aver riutilizzato denaro di mafia: “È più logicamente sostenibile – è scritto in ordinanza – che l’architetto Mizzau, nel momento in cui fu nominato amministratore unico delle società create per recuperare al patrimonio familiare l’albergo ‘Villa Eden’, si comportò da prestanome e non da reale dominus della situazione”.

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