Guazzabuglio Gal, i sindaci si presentano da Emiliano. Tutte le lotte intestine per la conquista elettorale dei Monti Dauni

In quel pezzo di Puglia c’è la necessità di riposizionarsi, esiste un disorientamento generale dovuto al venire meno di un importante riferimento politico quale è stato per il ceto decisore e per le comunità del Subappennino Leo Di Gioia, supportato pesantemente da alcune associazioni di categoria, con la Confagricoltura e la Coldiretti in testa. L’orsarese Casoria era un suo uomo.

Chi credeva che i sindaci non si sarebbero presentati alla riunione convocata dal Governatore Michele Emiliano sulla spinosa questione della presidenza del Gal Meridaunia aveva fatto male i suoi calcoli.

I fatti come si sa sono precipitati dopo che l’ex presidente Alberto Casoria, per molti anni considerato il guru di tutti i Gal pugliesi, aveva assunto il nipote, che per anni aveva collaborato nel gruppo di azione locale dei Monti Dauni, senza creare scandali.

In quel pezzo di Puglia c’è la necessità di riposizionarsi, esiste un disorientamento generale dovuto al venire meno di un importante riferimento politico quale è stato per il ceto decisore e per le comunità del Subappennino Leo Di Gioia, supportato pesantemente da alcune associazioni di categoria, con la Confagricoltura e la Coldiretti in testa. L’orsarese Casoria era un suo uomo.

Ora quelle stesse associazioni, che esprimono le due presidenze dei Consorzi per la Bonifica (Giambattista Terrenzio per la Confagricoltura e Giuseppe De Filippo Coldiretti), la vicepresidenza della Camera di Commercio con Filippo Schiavone per Confagricoltura e parzialmente anche la presidenza della Provincia con Nicola Gatta delegato nazionale Confagricoltura per la cerealicoltura, vogliono dire la loro in un segmento, che dentro lo sfacelo del Psr, resta l’unico in grado di garantire gettoni, prebende e finanziamenti per il turismo rurale e per le attività imprenditoriali agroalimentari. I Monti Dauni si spopolano progressivamente ma il Gal è un boccone appetitoso per tutti. A far da loro referente invece che Leo Di Gioia si è posto direttamente il presidente della Camera di Commercio Fabio Porreca, che ha rifiutato la candidatura a sindaco di Foggia per il centrosinistra extralarge, ma che potrebbe facilmente al prossimo giro elettorale nazionale giocarsi la sua leadership politica nel centrodestra. Già nel 2018, fu corteggiato dal MoVimento 5 Stelle e dai Fratelli d’Italia e si parlava di lui come possibile candidato all’uninominale.

Di certo la sua azione è stata da argine alla elezione di Leonardo Cavalieri, sindaco dem considerato troppo vicino a Raffaele Piemontese. Il bacino elettorale del Gal non poteva essere lasciato all’assessore piddino, che, dicono alcune fonti, ha già rosicchiato moltissimo del circuito relazionale dell’ex collega di Giunta.

Di Gioia continua a picchiare duro su Emiliano: “Non può essere la Regione, che è il soggetto che ha erogato le risorse, a dover decidere né la governance dei Gal né gli assetti o gli equilibri territoriali. Tanto più in considerazione del fatto che la riforma in vigore per i Gal, rende massima l’autonomia dei territori che si autodeterminano nelle scelte. E’ paradossale, ora, l’ipotesi per la quale sia la politica, nella sua espressione più alta a livello regionale, a voler determinare chi dovrà utilizzare i diversi milioni di euro di cui è destinatario oggi il Gal Meridaunia”, ha evidenziato in una nota.

Gli ha fatto eco anche l’avvocato Joseph Splendido, futuro candidato consigliere per la Lega, che sui social ha stigmatizzato il venir meno della autoderminazione dei territori.

Cosa accadrà? I sindaci si fideranno del governatore o subiranno gli schemi delle lobbies di categoria che a sorpresa hanno eletto Pasquale De Vita? “Emiliano ha cercato di mediare le posizioni – ha commentato Cavalieri a l’Immediato -, era preoccupato dal malcontento dei sindaci sul territorio. Al momento si è aperta una discussione proficua, che potrà avere diverse soluzioni, al di là della conferma di De Vita. L’aspetto importante è che ora bisognerà tener conto del fatto che 29 sindaci delle Aree Interne, molti 40enni, si sono incontrati per discutere sul futuro dei Monti Dauni. Questo – conclude – è il segnale tangibile della necessità di una governance partecipata e allargata“.

 

 





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